Oltre i luoghi comuni
“Nella terra dei giganti”, il romanzo che svela bellezza e mistero della Ciociaria e ci interroga: ne siamo all’altezza?
Pavat e Ruspandini costruiscono una storia d'avventura e scoperta, mettendo al centro la meraviglia dei luoghi vicini in un rimando costante tra passato e presente, tra familiarità e disvelamento
La Ciociaria custodisce storie capaci di parlare al mondo. È questa la suggestione più forte di Nella terra dei giganti – La saga della prima gente, il romanzo di Giancarlo Pavat e Massimo Ruspandini pubblicato da Idrovolante Edizioni. Un’opera che intreccia avventura, mistero ed esoterismo, restituendo ai luoghi del Lazio meridionale una profondità che spesso sfugge persino a chi li abita.
Il romanzo della Ciociaria attraverso i secoli
Il racconto si apre ad Anagni, nel settembre del 1303, mentre il potere di Bonifacio VIII viene travolto e due cavalieri templari cercano di mettere in salvo un codice misterioso. Da quella fuga prende forma una trama che attraversa i secoli, passando per le ricerche naziste durante la Seconda guerra mondiale e approdando al presente. Manoscritti, conoscenze nascoste e tracce di un’umanità remotissima collegano epoche lontane, mentre il destino dei personaggi si intreccia con quello di una terra carica di memorie.
La scoperta del mistero dei luoghi vicini
Il centro emotivo del romanzo è Alba, una giovane di Ceccano segnata dalla perdita della madre, che trova nei libri un rifugio e una possibilità di evasione. Accanto a lei, Giada e Laura vengono coinvolte in un’avventura che cambia progressivamente il loro rapporto con la realtà. La quotidianità delle ragazze, fatta di amicizie, inquietudini e conversazioni familiari, incontra qualcosa di smisuratamente antico. Il mistero entra nelle loro vite attraverso luoghi vicini, fino a quel momento attraversati senza comprenderne pienamente il fascino.
La bellezza di una terra che trasforma la familiarità in meraviglia
Proprio qui il libro trova la sua qualità più interessante. Le mura megalitiche di Alatri, il santuario della Madonna dell’Auricola, le valli e i paesi ciociari diventano elementi vivi della narrazione. La familiarità si trasforma in meraviglia. Una porta monumentale, una chiesa, una montagna tornano a suscitare domande: chi ci ha preceduto? Che cosa abbiamo ricevuto in eredità? Quanto conosciamo davvero della terra sulla quale camminiamo?
Il patrimonio locale per un’avventura di respiro universale
Pavat e Ruspandini scelgono una costruzione ampia, ricca di personaggi, salti temporali e richiami storici. L’accumulo di spiegazioni e riferimenti talvolta rallenta l’azione, ma rende riconoscibile l’ambizione del progetto: costruire un universo narrativo nel quale il patrimonio locale possa sostenere un’avventura di respiro universale. La storia offre luoghi e suggestioni; la fantasia li conduce apertamente nel territorio del fantastico.
Una risposta culturale a chi pensa che “ciociara” sia un insulto
Questa restituzione di dignità e profondità alla Ciociaria acquista un significato ulteriore alla luce della recente polemica sull’epiteto “ciociara” rivolto a Giorgia Meloni. Nel Consiglio comunale di Pontedera, l’esponente del Pd Floriano Della Bella aveva accompagnato quella parola con la precisazione “nella maniera più dispregiativa”, salvo poi parlare di un lapsus e scusarsi, sostenendo di voler dire “caciara”. Meloni aveva risposto rivendicando l’orgoglio di essere definita ciociara. Al di là delle successive spiegazioni, l’episodio invita a riflettere sulla facilità con cui un’appartenenza territoriale può essere trascinata nel linguaggio della denigrazione e su come da un insulto possa poi nascere un’opportunità comunicativa e identitaria di rilievo.
La domanda posta dai “giganti” di Pavat e Ruspandini: quanto ne siamo all’altezza?
Il romanzo offre a questo atteggiamento una risposta culturale. Raccontare un territorio significa riconoscerne la complessità, sottrarlo alla caricatura, riscoprirne la capacità di generare immaginazione. La Ciociaria di queste pagine possiede un passato che continua a interrogare il presente e una memoria che chiede di essere trasmessa. È soprattutto questo che resta della lettura: il desiderio di guardare nuovamente ciò che sembrava già conosciuto. I giganti del titolo appartengono all’avventura fantastica, ma suggeriscono anche una domanda molto concreta sulla nostra capacità di essere all’altezza di quanto abbiamo ereditato. E così, chiuso il libro, quelle antiche pietre tornano a farsi vedere.