Tra necessità e limiti
Il potere oltre le regole: “Riserva di carica”, il saggio di Castellani che indaga il volto nascosto della ragion di Stato
Lo storico analizza il difficile equilibrio tra sicurezza, libertà e rispetto delle norme costituzionali cui sono chiamate le democrazie in un'epoca di guerre, emergenze e crisi globali
Qual è il vero volto del potere, che neanche il costituzionalismo è riuscito ad addomesticare completamente? Lorenzo Castellani, autore di Riserva di carica. La ragion di Stato e il fondamento del potere, pubblicato da Liberilibri, ci rivela come l’ordine politico non sia affatto governato esclusivamente dal diritto né tenuto interamente a bada dalla norma, ma conservi una riserva di potere discrezionale da attivare nei momenti di fragilità e di crisi. E di crisi, negli ultimi anni, i sistemi istituzionali occidentali ne hanno attraversate – e stanno ancora attraversando – fin troppe.
Cosa accade nelle pieghe dell’emergenza
Ma è nelle pieghe dell’emergenza che la politica mostra il suo volto più autentico e, insieme, più problematico. Forse è il caso di dire che aveva ragione Carl Schmitt, quando mise a nudo – in una fase ad altissima intensità della storia europea – il nesso implacabile tra sovranità, decisione e stato d’eccezione. Guerre, terrorismo, pandemie e rivalità tra le grandi potenze globali hanno riportato al centro una questione che le democrazie liberali sembravano aver relegato nei manuali universitari: fino a che punto lo Stato può spingersi per garantire la propria sopravvivenza? E chi stabilisce quando la necessità diventa una giustificazione sufficiente per derogare alle regole?
La riserva di carica dei sistemi politici
«In ogni sistema politico esiste una riserva di carica: una forza che non si manifesta nella quotidianità delle procedure politiche, ma emerge quando il corso ordinario della vita pubblica si incrina», spiega nella prefazione Castellani, che attualmente insegna Storia delle istituzioni politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. «Nelle fasi di crisi ed emergenza – continua – il governo attinge a questa energia per mantenere in vita il tempo collettivo, anche a costo di modificarne il ritmo abituale».
Tra la regola e la necessità
Ed è proprio davanti a questo snodo cruciale «che si intravede un tratto fondamentale del potere moderno, cioè la sua capacità di muoversi costantemente tra la regola e la necessità, nel tentativo di preservare l’ordine. La guerra è il motore più potente dell’eccezione che attiva la riserva di carica, poiché lo Stato fronteggia una minaccia esistenziale». Castellani affronta il problema con uno sguardo realista, ricostruendo le metamorfosi della ragion di Stato da Machiavelli e Botero fino alle dinamiche della contemporaneità e all’impatto delle nuove tecnologie sulle democrazie (con riferimenti a Peter Thiel, Curtis Yarvin e Alex Karp). Il risultato è un’indagine rigorosa che non teme affatto di misurarsi con le contraddizioni del presente.
L’evoluzione della ragion di Stato
Come spiega lo stesso Castellani, il saggio appena pubblicato ha uno scopo analitico ben preciso e urgente: «Seguire passo passo la trasformazione di una dottrina dell’eccezione in una ragione strutturale dello Stato costituzionale, mostrando come la funzione originaria della ragion di Stato – garantire l’autoconservazione dell’ordine politico anche a costo di violare temporaneamente le regole che esso si è dato – sia stata progressivamente incorporata nelle procedure, nei testi e nelle prassi di governi che si definiscono, e spesso sono, democratici», scrive.
C’è, tuttavia, un’avvertenza da tenere presente: Castellani non intende benedire l’arbitrio politico o esaltare, andando oltre ogni misura disponibile, una certa mistica della decisione. Il punto è, semmai, comprendere come si manifesta la tensione permanente tra libertà e protezione, legalità e necessità, diritto e l’atto del decidere.
Il limite del potere
In tale senso, il professore della Luiss si rivolge direttamente a chi esercita la sovranità, ricordandogli – come un perenne memento mori – che neanche l’obiettivo alto e nobile di difendere lo Stato dai suoi nemici può giustificare in assoluto ogni iniziativa: anche il potere deve riconoscere un limite. «La verità più dura, in fondo, è anche la più semplice: nessun ordine politico può vivere senza una riserva di eccezione; ma ogni ordine che viva soltanto di eccezione ha già cominciato a consumare se stesso. È in questa tensione, e non in una impossibile riconciliazione finale, che si gioca il destino dello Stato moderno. Ed è solo in questa dimensione – conclude – che si può, in modo concreto, difendere la libertà dell’uomo e costruire buoni ordinamenti politici».