Il gioco delle carte
Lagarde lascia la Bce, ultimo regalo a Macron: vuole blindare Francoforte prima di lasciare l’Eliseo
Dimissioni anticipate al 7 febbraio: il presidente francese potrà ancora influire sulla successione. Ma i conti di Parigi e gli equilibri europei complicano i suoi piani
Esteri - di Alice Carrazza - 29 Ottobre 2026 alle 14:44
Christine Lagarde lascia la Bce con nove mesi di anticipo. E a beneficiarne, almeno sul piano politico, è Emmanuel Macron, che pur avendo ormai un piede già fuori dall’Eliseo non sembra intenzionato a rinunciare all’ultima parola sulle grandi nomine europee. Le dimissioni della presidente dell’Eurotower, fissate per il 7 febbraio 2027, arrivano infatti con un tempismo particolarmente conveniente per Monsieur le président: la successione si aprirà prima delle presidenziali francesi, quando Marine Le Pen potrebbe ribaltare gli equilibri di potere a Parigi.
Lagarde saluta Francoforte e guarda a Davos
La conferma ufficiale è arrivata questo giovedì 29 ottobre, dopo mesi di indiscrezioni. Lagarde ha comunicato la propria decisione al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo, António Costa, che ha annunciato l’avvio della procedura di successione prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. I vertici dell’Eurotower hanno salutato la donna al comando persino con una standing ovation.
«Lascio questa istituzione con un senso di buon lavoro fatto e una Bce pronta per il futuro: una roccia», ha dichiarato Lagarde in un video diffuso dopo l’annuncio. Un bilancio rivendicato con soddisfazione dall’ex ministra delle Finanze di Nicolas Sarkozy, arrivata a Francoforte nel novembre 2019 dopo aver diretto il Fondo monetario internazionale.
Durante il suo mandato ha affrontato la pandemia, la crisi energetica e l’impennata dell’inflazione, che ha imposto una brusca stretta sui tassi d’interesse, con pesanti ricadute su famiglie e imprese europee.
A 70 anni, tuttavia, Lagarde non sembra intenzionata a ritirarsi dalla scena internazionale. La destinazione più probabile sarebbe la presidenza del World Economic Forum, l’organizzazione che riunisce ogni anno a Davos i protagonisti della politica e della finanza mondiale. La candidatura potrebbe essere esaminata già nei prossimi giorni, stando alle indiscrezioni di Le Figaro, anche se manca ancora una conferma ufficiale.
Il tempismo che fa comodo a Macron
Senza l’uscita anticipata, la nomina del nuovo presidente della Bce sarebbe finita sul tavolo del successore di Macron, in un quadro politico potenzialmente molto diverso da quello attuale. Con il Rassemblement National in testa nei sondaggi, l’attuale chef d’État ha tutto l’interesse a giocare la partita prima del voto.
Ma il problema per Parigi è trovare qualcuno disposto a seguirne le indicazioni. La Francia ha già espresso due dei quattro presidenti della Bce, Jean-Claude Trichet e Christine Lagarde, e difficilmente gli altri partner accetteranno di affidarle un altro mandato consecutivo.
A complicare le ambizioni francesi ci sono soprattutto i conti pubblici: deficit elevato, debito crescente e continui rinvii dell’obiettivo di riportare il disavanzo sotto il 3% del Pil. Una situazione poco rassicurante per un Paese che pretende di continuare a esercitare un ruolo determinante nella politica monetaria europea.
Chi prenderà il posto di Lagarde
In pole position figurano l’olandese Klaas Knot e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, entrambi ex governatori delle rispettive banche centrali. Il primo è considerato vicino ai cosiddetti “falchi”, sostenitori di una linea rigorosa contro l’inflazione; il secondo presenta un profilo potenzialmente capace di raccogliere consensi più trasversali.
Anche la Germania osserva la partita, valutando gli equilibri complessivi delle nomine, compresa quella del prossimo capo economista della Bce.
Per il presidente francese, dunque, l’obiettivo realistico potrebbe non essere conservare il trono della Repubblica, bensì assicurarsi un successore a lui gradito. Un’ultima operazione di influenza europea prima di lasciare il palazzo. Con un particolare non secondario: mentre Lagarde fa le valigie, il presidente francese deve fare i conti con un peso negoziale che non è più quello di sette anni fa.