Il giudizio dei mercati
I disastri di Macron e Sanchez affossano l’euro: moneta unica in caduta libera a causa di Francia e Spagna
L’euro scivola ai minimi da 17 mesi, i rendimenti francesi tornano sotto pressione e sui mercati riaffiora un’espressione che l’Europa sperava di avere consegnato al passato: crisi del debito.
A preoccupare gli investitori è soprattutto la Francia di Emmanuel Macron, alle prese con tensioni politiche e conti pubblici che hanno riportato sotto osservazione i titoli di Stato francesi. A complicare ulteriormente il quadro europeo è arrivata anche la Spagna, dove Pedro Sánchez ha annunciato elezioni anticipate per il 29 novembre, aprendo una nuova fase di incertezza politica in una delle maggiori economie dell’eurozona.
A mettere nero su bianco l’allarme è Lorenzo Bini Smaghi sul Financial Times. L’ex membro del Comitato esecutivo della Bce invita Francoforte alla prudenza: «In Europa stanno riemergendo le ombre della crisi del 2011-12».
La Francia finisce tra i sorvegliati speciali
Il cuore del problema è Parigi. Le tensioni sul debito francese e l’incertezza politica hanno spinto verso l’alto i rendimenti, allargando il differenziale con i titoli tedeschi.
Ma c’è soprattutto un particolare che racconta meglio di molti numeri quanto sia cambiato lo scenario europeo: secondo Bini Smaghi, questa volta la Francia viene trattata dai mercati come parte della periferia dell’eurozona.
Un ribaltamento tutt’altro che marginale rispetto agli anni della grande crisi dello spread, quando erano soprattutto Italia, Spagna, Grecia e Portogallo a finire sul banco degli imputati e Parigi apparteneva invece al gruppo dei Paesi considerati più solidi.
Adesso la geografia del rischio sembra essersi spostata.
Anche la Spagna aumenta l’incertezza
Come se il fronte francese non bastasse, è arrivato il terremoto politico spagnolo. Pedro Sánchez ha annunciato elezioni anticipate per il 29 novembre, aprendo una campagna elettorale destinata ad aggiungere un altro elemento di incertezza al quadro europeo.
Il caso spagnolo, almeno per il momento, è diverso da quello francese: è soprattutto Parigi a essere finita sotto la lente dei mercati obbligazionari. Ma l’apertura contemporanea di due fronti politici nelle grandi economie dell’eurozona contribuisce ad alimentare il nervosismo degli investitori.
L’euro paga le tensioni di Parigi e Madrid
La reazione sui mercati valutari è stata pesante. L’euro è arrivato a perdere lo 0,8%, scendendo fino a 1,1161 dollari, il livello più basso da maggio 2025, prima di recuperare parzialmente terreno.
Nervose anche le Borse europee, con Parigi tra le piazze maggiormente sotto pressione. Gli investitori devono fare i conti con l’instabilità politica, le tensioni sui debiti sovrani e un quadro internazionale già appesantito dalle guerre in Medio Oriente e Ucraina.
Ed è proprio il ritorno delle tensioni sui titoli di Stato a riaprire una questione che sembrava appartenere a un’altra stagione dell’eurozona.
Bini Smaghi avverte la Bce
È in questo scenario che Bini Smaghi invita la Banca centrale europea a mettere in pausa il quantitative tightening, evitando di aggiungere ulteriori pressioni sui mercati obbligazionari attraverso la riduzione del proprio portafoglio di titoli.
Per contrastare l’inflazione, sostiene l’ex componente del board della Bce, Francoforte dovrebbe affidarsi soprattutto al suo strumento tradizionale: i tassi di interesse a breve termine.
Il timore è che proseguire contemporaneamente sulla strada della restrizione monetaria e della riduzione del bilancio della Bce possa amplificare le tensioni in una fase in cui alcuni grandi debitori europei stanno tornando sotto pressione. Di sicuro è uno smacco per quanti, a sinistra, additavano il governo Sanchez e la presidenza Macron come modelli per l’Italia.