Ritrovato in possesso di droga
Fermato un aggressore del blitz omofobo a Bologna: è un tunisino. Il circolo Lgbt contro Lepore
Nella sua abitazione, i militari hanno trovato capi di abbigliamento compatibili con quelli usati durante l’aggressione, 1,12 grammi di hashish, 16,34 grammi di cocaina e 6.840 euro in contanti. Alla fine, il materiale è stato requisito e il 31enne è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti
Cronaca - di Gabriele Caramelli - 5 Ottobre 2026 alle 17:44
Grande confusione sotto il cielo di Bologna dopo le tre aggressioni omofobe avvenute nelle ultime settimane in centro. Proprio oggi, i carabinieri hanno eseguito un decreto di perquisizione nei confronti di un 31enne tunisino, residente alla Bolognina, indagato per lesioni personali e minacce in concorso e aggravate dalla finalità di discriminazione, per un’aggressione contro una coppia gay avvenuta la notte del 25 settembre in piazza di Porta Mascarella. Nella sua abitazione, i militari hanno trovato capi di abbigliamento compatibili con quelli usati durante l’aggressione, 1,12 grammi di hashish, 16,34 grammi di cocaina e 6.840 euro in contanti. Alla fine, il materiale è stato requisito e il 31enne è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti.
Inoltre, durante la perquisizione, i militari hanno rinvenuto alcuni vestiti considerati verosimilmente compatibili con quelli usati dall’indagato nella notte dell’aggressione. Anche gli indumenti verranno sequestrati e saranno al vaglio nell’ambito degli accertamenti investigativi, visto che potrebbero aiutare gli inquirenti a fornire ulteriori dettagli per la ricostruzione della vicenda. Ma c’è dell’altro, visto che una storica associazione gay di Bologna ha chiesto a Matteo Lepore di non adottare un dispositivo di sicurezza maggiore dopo i tre pestaggi.
Aggressione omofoba a Bologna: fermato un tunisino. Un’associazione gay ammonisce Lepore
A quanto pare, l’arresto del tunisino non è l’unica gatta da pelare per l’amministrazione comunale, da sempre convinta sull’ideologia dell’inclusione. Il Cassero, storico circolo gay bolognese, ha chiesto al primo cittadino in una nota di non abbracciare le stesse posizioni del centrodestra, che vorrebbe più agenti per le strade. Insomma, gli attivisti arcobaleno non sono evidentemente interessati alla sicurezza. Hanno persino avuto da ridire sulla mozione presentata da Fratelli d’Italia in comune sulla sicurezza, parlando di una «solidarietà strumentale il cui unico obiettivo è additare la comunità musulmana e l’immigrazione come responsabili del clima d’odio. Non sono le persone straniere a rappresentare un pericolo per noi, ma le politiche del governo nazionale». Insomma, siamo davanti a un’accusa che non trova effettivi riscontri.
L’invettiva dell’associazione arcobaleno è proseguita: «Non abbiamo bisogno di più polizia nelle strade, di più zone rosse e di un progetto di sicurezza repressivo, che è invece la ricetta di Piantedosi. Se l’Amministrazione comunale vuole rispondere ai bisogni della comunità, garantisca più spazi per le attività, i progetti, la socialità, l’incontro e lo scambio». Ogni scusa è buona per attaccare il governo, altro che tolleranza.