Veleni sinistri
La Russa: “La querela a Ponzani? Ci penserò”. E sbugiarda la prof sul corteo del 12 aprile che costò la vita all’agente Marino (video)
Siamo alla coda del “caso Ponzani”? Ignazio La Russa, improvvidamente accostato dalla storica all’omicidio di Antonio Marino perché presente al corteo milanese del 12 aprile 1973 quando durante gli scontri venne ucciso l’agente, mette la parola fine e rispedisce al mittente l’infamante fake news. Aveva annunciato querela se la professoressa, ospite fissa a Lilli Gruber, non avesse chiesto scusa, cosa che non è avvenuta. Sempre dai microfoni di Otto e mezzo Michela Ponzani ha tenuto il punto. In un editoriale pubblicato sul Domani ha scritto di non avere intenzione di chiedere scusa, perché “noi storici non siamo al servizio dei potenti”. La Russa ritirerà la querela? “Ci penserò”, ha risposto il presidente del Senato ai cronisti presenti alla convention nazionale di L’Italia dei territori.
Ponzani-La Russa, il presidente del Senato: ritirare la querela? Ci penserò
“Ci penso, ma se la ritiro nei suoi confronti devo farlo nei confronti di altri. Ma altri non li considero, lei è professoressa, per la verità professoressa a contratto, per quello l’ho chiamata signora perché se la chiamavo professoressa dovevo dire professoressa a contratto”. In tutta la mia vita – ha scritto su Facebook – “ho querelato una sola persona, e l’ho fatto perché aveva offeso la memoria di mio padre a oltre dieci anni dalla sua scomparsa. Questa volta, invece, mi trovo di fronte a una fake news gravemente lesiva della mia onorabilità. Basata sul travisamento di fatti risalenti a oltre cinquant’anni fa. E strumentalmente utilizzata oggi nel tentativo di impedirmi di condannare, senza se e senza ma, le violenze avvenute sabato 17 ottobre”.
“Capimmo subito che quella giornata era una trappola per creare incidenti”
Poi con i cronisti ricostruisce i fatti di quel drammatico giovedì 12 aprile del 1973, quando era un giovane dirigente missino. “Noi capimmo subito essere quella una giornata trappola per creare incidenti, che l’Msi cercò di evitare in tutti i modi. E non potete neanche immaginare cosa rappresentò per l’Msi la morte di un agente di polizia, a margine di una sua manifestazione. Quelle foto che si vedono sono state fatte in Corso Monforte, non dove avvennero ahimè i contatti con quelle conseguenze drammatiche”. La dinamica di quanto avvenne è chiara. “Noi stavamo andando in prefettura, in corso Monforte. Quello era il gruppo di testa con poliziotti in borghese dietro che ci hanno scortato. C’è la prova fotografica che ero in corso Monforte. E poi mentre Servello (segretario provinciale del Msi a Milano, ndr) parlava con il prefetto arrivò la telefonata che diceva che in quel momento era morto un poliziotto e lui scese giù, bianco in volto, al piano inferiore a dircelo”.
“Non ho mai partecipato a manifestazioni violente”
Tesi ribadita anche in un video pubblicato dal presidente del Senato sulla sua pagina Facebook, dal titolo “La verità su quel tragico 12 aprile 1973 a Milano”. Parla di una “completa fake news” rispetto alla sua partecipazione ai fatti “che costarono la vita al povero agente Marino”. E ancora: “Io ho partecipato a varie manifestazioni. Non è mai successo che ci sia stata da parte mia il minimo accenno di violenza o di non rispetto dell’autorità. Le manifestazioni della destra, anche in un momento in un periodo in cui semmai c’era chi sperava che sfociassero in disordine, quando sono state organizzate dal Movimento Sociale e poi da Alleanza nazionale, non hanno prodotto disordini finché erano regolarmente autorizzate”. Parole che rispediscono al mittente la narrazione cara alla sinistra di un Msi vicino a organizzazioni extraparlamentari quando non terroristiche.