Parla il ministro dell'Interno
Piantedosi: «Dietro Siher un mondo di contatti, possibili collegamenti anche all’estero». E avverte: «Non è finita»
«L’analisi dei documenti d’indagine sta disvelando un mondo di contatti». Matteo Piantedosi accende i riflettori sui possibili sviluppi dell’inchiesta su Youssef Siher, il ricercatore indicato come presunto ideologo del Movimento 17 ottobre, fermato nell’ambito delle indagini sulle recenti mobilitazioni. Il ministro dell’Interno ne ha parlato alla convention L’Italia dei Territori di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, intervistato dal direttore del Secolo d’Italia, Antonio Rapisarda.
Piantedosi sul caso Siher: «Verificare i collegamenti anche all’estero»
«C’è da vedere che cosa c’era dietro, se ci possono essere altri collegamenti, altre persone che possono essere in giro per l’Italia, nel mondo, che possano avere interesse a riproporre quel tipo di chiamata all’appello», ha spiegato il titolare del Viminale.
Piantedosi ha però richiamato al rispetto delle garanzie giudiziarie: «È giusto che l’indagine giudiziaria faccia il suo corso. Il sacro principio della presunzione d’innocenza, proprio perché conforme alla nostra civiltà, dev’essere garantito anche in questa circostanza».
Il caso Siher, secondo il ministro, dimostra anche i limiti di una lettura della violenza politica legata esclusivamente al disagio sociale. Si tratta infatti, ha osservato, di una persona che ha beneficiato delle opportunità offerte dal sistema italiano: «Non è che si possa dire che c’è un fenomeno di mancata integrazione».
Cortei, Piantedosi avverte: «Non è finita». E richiama il caso Ceuta
«Mi voglio preoccupare del fatto che non è finita lì, dobbiamo mantenere alta l’attenzione anche nei prossimi fine settimana». Piantedosi invita a non abbassare la guardia dopo gli ultimi scontri di piazza, sottolineando la dimensione internazionale del fenomeno. «È un fenomeno complesso che non va banalizzato», ha spiegato, richiamando episodi avvenuti in Francia, Albania e Spagna.
In particolare, il responsabile del Viminale ha individuato analogie con quanto accaduto a Ceuta, soprattutto nell’utilizzo dei social network per organizzare le mobilitazioni, con modalità che possono favorire forme di destabilizzazione difficili da intercettare.
Quanto allo sciopero generale del 30 ottobre, Piantedosi ha invitato a evitare accostamenti impropri tra le organizzazioni sindacali e le frange violente: «Non farei commistioni inappropriate».
Ha quindi rivendicato l’efficacia della risposta dell’esecutivo: «Il governo è stato all’altezza della situazione», grazie agli interventi normativi e all’azione dell’intelligence e delle forze di polizia.
Piantedosi: «Non credo che sarò ancora ministro dell’Interno»
Nell’intervista con Rapisarda, Piantedosi ha affrontato anche il proprio futuro politico. «Anche se vince il centrodestra non è affatto detto, anzi, che sia io il prossimo ministro dell’Interno, non lo credo affatto».
Al di là dei nomi, ha insistito sulla necessità di proseguire lungo la linea tracciata dall’esecutivo: «Chiunque sia credo che l’elemento di fondo che dovremo rappresentare sia quello della continuità». Perché «la stabilità conta molto» e sarà necessario riproporre «la stessa ricetta».
L’elogio a Cateno De Luca: «Amministratore di serie A»
Infine, il riconoscimento a Cateno De Luca, protagonista della convention. Piantedosi ha sottolineato come il consenso ottenuto nelle diverse competizioni elettorali sia la prova della fiducia conquistata sul campo: «Nei contesti dove lui è conosciuto i cittadini sanno che è un amministratore di serie A».