Successo del governo Meloni
Il Piano Mattei apre una nuova rotta verso l’Atlantico: l’Italia protagonista della ferrovia strategica africana
Webuild scelta per guidare il consorzio che realizzerà 517 chilometri di binari in Zambia
Dalle intese diplomatiche ai grandi cantieri africani, il Piano Mattei comincia a tradursi in nuove opportunità industriali per le imprese italiane. Sarà infatti un consorzio guidato da Webuild a negoziare la costruzione della tratta zambiana del Corridoio di Lobito, una delle infrastrutture strategiche destinate a ridisegnare i collegamenti commerciali tra l’Africa centrale e l’Oceano Atlantico. Ad annunciarlo è Palazzo Chigi, dopo che l‘Africa finance corporation (Afc) ha selezionato il gruppo italiano come preferred bidder, ovvero offerente preferenziale, al termine di una gara internazionale.
Una decisione che rappresenta un primo risultato industriale concreto per la strategia di cooperazione promossa dal governo Meloni, con l’obiettivo di trasformare i rapporti con il continente africano in investimenti, infrastrutture e opportunità economiche reciproche.
Webuild alla guida del consorzio
Il gruppo italiano guiderà una cordata internazionale insieme alla portoghese Mota-Engil e alla turca İçtaş. L’intervento interessa 517 chilometri della nuova linea ferroviaria di circa 830 chilometri che permetterà di collegare lo Zambia alla rete angolana diretta al porto di Lobito, sull’Atlantico.
Il progetto prevede la realizzazione di 22 ponti e viadotti, otto stazioni e tre depositi di manutenzione. Ma il dato più significativo riguarda la logistica: secondo le stime illustrate da Palazzo Chigi, i tempi necessari a raggiungere i mercati internazionali con le merci potranno scendere dagli attuali 16 giorni ad appena sette.
La selezione di Webuild non equivale ancora alla firma definitiva del contratto. Afc ha precisato che i negoziati partiranno a novembre, con l’obiettivo di concluderli entro otto-dodici settimane.
Il ruolo del governo Meloni
Dietro la decisione annunciata oggi c’è un percorso diplomatico e finanziario avviato negli anni scorsi. Il Corridoio di Lobito era già al centro di un’intesa internazionale del 2023, mentre il governo Meloni ne ha fatto uno dei progetti prioritari del Piano Mattei, rafforzando l’impegno italiano durante il G7 di Borgo Egnazia del giugno 2024.
In quell’occasione, Roma ha annunciato il proprio sostegno all’iniziativa promossa insieme ai Paesi africani interessati, agli Stati Uniti, all’Unione europea e alla Banca africana di sviluppo. Il memorandum è stato poi formalmente sottoscritto dall’Italia nell’ottobre dello stesso anno.
Un lavoro proseguito attraverso il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti e Sace, chiamate a sostenere la partecipazione delle aziende nazionali. Tra gli strumenti finanziari figura anche una linea da 250 milioni di euro collegata allo sviluppo delle infrastrutture e alla presenza italiana nel progetto.
Perché il Corridoio di Lobito è strategico
La posta in gioco, tuttavia, va ben oltre la costruzione di una ferrovia. Il collegamento attraverserà una delle regioni africane più importanti per la produzione di rame e cobalto, materie prime indispensabili per batterie, tecnologie industriali e filiere energetiche.
L’accesso all’Atlantico offrirà un’alternativa alle tradizionali rotte orientate verso l’Oceano Indiano, riducendo i costi di trasporto e favorendo lo sviluppo di attività produttive e agricole locali. Il corridoio rientra inoltre tra le priorità della Partnership for global infrastructure and investment del G7 e del Global gateway europeo.
Per l’Italia significa anche aprire nuovi spazi alla filiera nazionale delle piccole e medie imprese, dall’edilizia alla meccanica, fino alla logistica.
Una cooperazione da “pari a pari”
È su questo terreno che Palazzo Chigi rivendica il significato politico dell’operazione: una cooperazione «da pari a pari», fondata su investimenti capaci di generare occupazione e valore aggiunto nei Paesi africani, anziché su un’impostazione «predatoria o assistenziale».
Una formula che il governo intende applicare anche all’agricoltura, alle materie prime e alle infrastrutture.