La rivoluzione russa e dorme
Sinistra studentesca senza truppe: a Roma la mobilitazione si ferma a poche decine di manifestanti
La sinistra studentesca gioca alla Rivoluzione: vecchi slogan, tanto rumore e pochi numeri. La violenza però non la condannano mai
Lo ammettiamo, i compagni di OSA e Cambiare Rotta, uniti al gruppo dei “piccoli sindacalisti crescono” della Rete degli Studenti Medi ce la stanno mettendo veramente tutta per cavalcare l’ondata di proteste studentesche proveniente dalla Francia, anche se i risultati, per ora, sembrano abbastanza deludenti.
Eppure se ne stanno inventando una al giorno, i furbacchioni, per provare ad alzare il clima nelle scuole, soprattutto in vista della manifestazione indetta da USB il prossimo 30 ottobre a Roma e con il fine ultimo di alimentare il fuoco del malcontento e della contestazione, se non altro perché a questo autunno mite e poco piovoso seguirà una calda, caldissima stagione elettorale.
“Generazione Fuoriclasse”: la Rete degli Studenti tenta il colpaccio
Ci hanno visto lungo i militanti della Rete degli Studenti Medi, la confederazione di associazioni studentesche di ispirazione sindacale che già il 6 ottobre scorso aveva inviato una delegazione a Parigi per partecipare alla giornata di mobilitazione nazionale insieme agli studenti francesi.
In queste settimane la Rete si sta mobilitando con la campagna “Generazione Fuoriclasse” per coinvolgere ed aggregare “una generazione che non accetta di restare ai margini delle decisioni sul proprio futuro e che rivendica il diritto di essere ascoltata”.
Sì, ma ascoltata su cosa? Beh, tra pugni chiusi e qualche kefiah, RSM chiede scuole sicure, diritto allo studio e lotta al caro vita, ma alla fine vanno sempre a parare contro il Governo.
A Roma le occupazioni sono meno degli scorsi anni
“In queste ore molte testate parlano di un numero superiore agli scorsi anni di scuole della Capitale occupate, ma a noi almeno per ora risulta il contrario”, racconta al Secolo d’Italia Andrea Catalini, responsabile di Azione Studentesca Roma.
“Di istituti occupati ce ne sono una decina su oltre 300, e pensate che in alcune sono stati gli studenti stessi ad organizzare picchetti per evitare le occupazioni di un pugno di coetanei politicizzati”.
OSA e Cambiare Rotta: tanto rumore, numeri miseri
Non sembrano essere messe meglio OSA e Cambiare Rotta, le due formazioni giovanili della sinistra estrema, attive sia nelle scuole che nelle università.
All’assemblea pubblica studentesca organizzata da OSA lo scorso venerdì a Piazza dell’Immacolata a Roma, i toni e le parole usate sono forti: sui propri canali social gli organizzatori dichiarano di perseguire “la rottura con il sistema”, uniti ai lavoratori con i quali vogliono portare avanti “l’autonomia e l’indipendenza di classe”.
Un atteggiamento poco avvezzo al dialogo, financo con la sinistra parlamentare, dalla quale prendono le distanze senza mezzi termini. “Emerge la necessità di fare uno scatto di qualità”, si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook dell’organizzazione, “unendoci ai lavoratori, andando spalla a spalla con essi a conquistarci un futuro, in maniera indipendente rispetto al campo largo che ora vediamo disponibile alla lotta, ma che sappiamo benissimo che ha come unica prospettiva quella elettorale e dal momento che la raggiunge rimane conforme a un sistema che si basa sulla guerra e lo sfruttamento”.
OSA è sola contro tutti, quindi, e non accetta compromessi. Risultato numerico di cotanta ribellione? A malapena cento studenti.
Corteo alla Sapienza: una sola bandiera e non più di cinquanta studenti
Destino simile è toccato lunedì scorso a Cambiare Rotta, i cui militanti hanno organizzato un’assemblea studentesca e un corteo all’interno della città universitaria della Sapienza, partito dalla Facoltà di Scienze Politiche.
“Gli studenti non vogliono avere come uniche prospettive andare in guerra o essere sfruttati per pochi euro l’ora”, si legge in una breve nota del movimento, “per questo come studenti universitari aderiamo allo sciopero nazionale del 30 ottobre, perché la guerra non la vogliamo pagare e questo carovita che ci strozza lo vogliamo rimandare direttamente al mittente, bloccando nuovamente il paese insieme a tutti i settori sociali esattamente come è stato fatto un anno fa per la Palestina”.
Ecco, sì, giusto, la Palestina: ci sembrava strano non averla ancora sentita nominare.
Ma l’energia della protesta sembra decisamente più fiacca rispetto a quella di un anno fa: al corteo universitario c’è una sola bandiera svolazzante e non più di cinquanta studenti. Per ora possiamo escludere l’arrivo di un nuovo ’68 italiano.
Violenze di piazza e prepotenze nelle scuole: le sinistre non prendono le distanze
Al di là della capacità di mobilitazione, che per ora sembra alquanto limitata, quello che continua ad essere lampante è la linea politica tenuta dalle forze studentesche progressiste nei confronti degli scontri e delle devastazioni avvenute in Francia come a Milano.
“Se da una parte le sinistre condannano le violenze e i saccheggi che abbiamo visto nelle scorse settimane”, ha spiegato al Secolo Luca Tallarico, presidente romano di Azione Universitaria, “dall’altra sembrano essere conniventi con chi continua ad alimentare una propaganda anti-italiana e ostile ad ogni naturale forma di orgoglio nazionale”.
Raid con le catene al Giordano Bruno, preside aggredito all’Argan
A preoccupare in queste ultime ore, inoltre, è il grado di aggressività crescente di certe frange studentesche nelle scuole romane.
All’Istituto Giordano Bruno, il dirigente scolastico ha denunciato un “raid” all’interno dell’istituto da parte di una ventina di soggetti “entrati a scuola a volto travisato” e “armati di catene”. La polizia, intervenuta sul posto, ha fermato sette minori iscritti ad altri istituti superiori della Capitale.
Al Liceo Artistico Argan durante un tentativo di occupazione, il dirigente scolastico è stato aggredito da giovani incappucciati non identificati.
La reazione di Fratelli d’Italia
“Sì alla partecipazione e al confronto democratico, no alla violenza, alle occupazioni illegali e ai danneggiamenti che continuano a verificarsi negli istituti scolastici romani. La scuola deve essere un luogo di crescita, dialogo e libera espressione, nel rispetto delle regole e dei diritti di tutti”.
Lo hanno dichiarato il consigliere capitolino di Fratelli d’Italia Federico Rocca e la responsabile del Dipartimento Scuola di FdI Roma Laura Marsilio, che hanno anche espresso solidarietà ai dirigenti scolastici che “si impegnano quotidianamente a tutelare le proprie scuole” e che per questo motivo non vanno quindi lasciati soli.
“La libertà di manifestare le proprie idee”, hanno poi aggiunto nella nota i dirigenti di Fratelli d’Italia, “non può mai tradursi nella violazione dei diritti altrui o nel danneggiamento di un patrimonio che appartiene all’intera collettività”.