La svolta
Migranti, Bruxelles dà superpoteri a Frontex, sarà il braccio operativo dei rimpatri. L’Europa segue la linea Meloni
Più uomini, maggiori poteri e opera di prevenzione a tutela dei confini: la Commissione europea mette sul tavolo una riforma di Frontex destinata a cambiare il ruolo dell'agenzia. I Conservatori portano a casa il risultato: "È finita la politica delle porte aperte"
Politica - di Alice Carrazza - 27 Ottobre 2026 alle 16:49
L’Europa rafforza le frontiere e, soprattutto, comincia a parlare la lingua che il governo Meloni porta a Bruxelles da anni. Più uomini, maggiori poteri e rimpatri effettivi: la Commissione europea mette sul tavolo una riforma di Frontex destinata a cambiare il ruolo dell’agenzia incaricata di proteggere i confini dell’Unione. L’obiettivo è trasformarla nel principale braccio operativo europeo per i rimpatri, portando il personale fino a 30mila agenti e dotandola di strumenti per intervenire rapidamente nelle emergenze. Un cambio di passo che conferma quanto la linea italiana sull’immigrazione abbia progressivamente guadagnato terreno nelle istituzioni comunitarie.
La nuova Frontex
La proposta presentata oggi dall’esecutivo europeo prevede una nuova Riserva europea per le frontiere e i rimpatri, composta da 17mila agenti mobilitabili dagli Stati membri secondo necessità. A questa si affiancherà una Quick Reaction Force, una forza di reazione rapida da schierare in caso di crisi, sul modello di quella verificatasi quest’anno nell’enclave spagnola di Ceuta.
Ma la novità non riguarda soltanto gli uomini sul campo. Bruxelles vuole potenziare la capacità di prevenzione attraverso un centro per il monitoraggio dei contenuti online accessibili al pubblico, incaricato di individuare minacce e attività illecite connesse alla sicurezza delle frontiere. Gli Stati dovranno inoltre comunicare entro 24 ore gli episodi più rilevanti attraverso la rete Eurosur.
La filosofia è semplice: anticipare le emergenze anziché limitarsi a inseguirle. E soprattutto mettere gli Stati nelle condizioni di controllare concretamente gli ingressi, senza lasciare la gestione dell’immigrazione alle sole dichiarazioni di principio.
Von der Leyen: “Siamo noi a decidere chi entra”
A certificare il nuovo orientamento è la stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen—sorpendentemente decisa: «L’Europa si impegnerà sempre per la protezione dei propri confini. È l’Europa a decidere chi può entrare nella nostra Unione e a quali condizioni».
Parole che richiamano da vicino una delle battaglie politiche del governo guidato da Giorgia Meloni. E che trovano un riscontro nella seconda proposta presentata dalla Commissione: digitalizzare e accelerare le procedure di rimpatrio, superando la frammentazione dei sistemi nazionali e rafforzando il coordinamento europeo attraverso un centro dedicato.
Il pacchetto dovrà ora affrontare l’iter legislativo tra Parlamento e Consiglio Ue. Ma l’indirizzo politico appare già definito: più capacità operativa, procedure meno farraginose e maggiore attenzione all’esecuzione dei provvedimenti di espulsione.
FdI: “L’Europa segue la linea dell’Italia”
A rivendicare la convergenza con le posizioni italiane è l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani. «Le proposte presentate oggi dalla Commissione europea sulla riforma di Frontex sono condivisibili e vanno nella direzione giusta, quella indicata da tempo dal governo e dal gruppo dei Conservatori e Riformisti europei». Positivo anche l’investimento in tecnologie e intelligence, perché «la protezione degli Stati membri dalle migrazioni illegali che minacciano le frontiere esterne passa anche dal digitale».
Ciriani sottolinea inoltre il significato politico della riforma: «Ancora una volta, anche su questo fronte, l’Europa sta seguendo la linea politica dell’Italia in materia di migrazione». Una linea che, aggiunge, rompe con «la politica fallimentare delle porte aperte che ha messo in crisi il nostro continente per anni».
Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Inselvini, anch’egli eurodeputato nel gruppo Ecr e deputato di collegamento con Europol: «Le frontiere spagnole, così come quelle italiane, sono frontiere europee: difenderle significa tutelare la sicurezza di tutti noi».
E ribadisce: «Chi non ha diritto a rimanere in Europa deve essere rimpatriato». La linea della premier «continua a dare risultati anche in Europa».
Per quasi un decennio, a Palazzo Berlaymont si sono scervellati su come spartire i migranti tra gli Stati membri. Ora sembrano aver scoperto che esiste anche un’altra possibilità: rispedire a casa chi non ha diritto di restare. Più agenti, più mezzi e più poteri per farlo davvero.