I dati ingannevoli di Madrid
Il bluff dell’economia targata Sanchez: aumenta l’occupazione “di Stato” per gli stranieri, crolla per gli spagnoli
I dati sull’occupazione, come al solito, vanno letti bene e interpretati. Per esempio, in Spagna, nella Spagna socialista, di sinistra, solidale con gli immigrati e con un premier uscente, Pedro Sanchez, giovane e bello, è stato toccato nel terzo trimestre del 2026 un picco di disoccupazione: un aumento di 95.900 unità, con una crescita del 3,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Eppure, allo stesso tempo, l’occupazione ha raggiunto un nuovo massimo storico di 22.852.600 lavoratori.
Può accadere quando più persone si mettono a cercare senza riuscire a trovarlo e questo incide, alla voce inattivi che diventa “disoccupati”, nelle percentuali della disoccupazione. Per questo un aumento degli occupati, da solo, non basta a dimostrare che la situazione occupazionale stia migliorando per tutti. Anzi, nel caso della Spagna, quel bluff sull’economia “drogata” dall’assistenzialismo e dal ricorso alle vagonate di assunzioni di stranieri, è particolarmente eclatante. La sinistra italiana, ovviamente, l’ha presa a modello.
L’economia e il lavoro degli spagnoli: c’è da essere contenti?
Tra luglio e settembre sono stati creati 73.600 posti di lavoro, con un incremento dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente. Ma si tratta dell’aumento più contenuto per un terzo trimestre dal 2019, in un periodo tradizionalmente favorevole all’occupazione grazie alla stagione turistica. E poi c’è il problema degli inattivi: il numero complessivo dei disoccupati è infatti salito a 2.591.200, mentre il tasso di disoccupazione è passato dal 9,87 per cento del secondo trimestre al 10,18 per cento. Altra nota dolente, forse la più dolorosa: la crescita dell’occupazione è stata sostenuta interamente dal settore pubblico, che ha registrato 89.900 occupati in più, dunque, con fondi pubblici, mentre il settore privato ha perso 16.300 posti di lavoro. Brutto segno. Per quanto riguarda la nazionalità, poi, gli occupati stranieri sono aumentati di 75.400 unità, a fronte di una diminuzione di 1.800 lavoratori tra i cittadini spagnoli. Un rapporto impietoso
Le principali ombre del modello economico spagnolo riguardano soprattutto la qualità della crescita: il Pil aumenta, ma questo non significa automaticamente che redditi, produttività e condizioni di vita migliorino nella stessa misura per tutti. La crisi abitativa è la spia di un malessere pesantissimo. In più, l’inflazione morde ed erode il potere d’acquisto, soprattutto per chi destina una quota elevata del reddito ad affitto, energia e alimentari. Per il 2026 il Banco de España prevede un’inflazione media del 3,9%, con rischi legati all’energia. Infine, la povertà. La crescita non raggiunge tutti allo stesso modo. La Commissione europea segnala rischi di povertà ed esclusione sociale ancora elevati, particolarmente tra i minori, e una capacità relativamente limitata dei trasferimenti sociali di ridurre le disuguaglianze. Sanchez lascia la sua eredità: un’economia drogata. Ma potrebbe essere anche il suo boomerang se dovesse rivincere le elezioni.