L'intervento del ministro
Ex Ilva, Calderone indica la strada e le priorità: “La risposta alla crisi passa sempre dal lavoro”
Il ministro rivendica la strategia del governo Meloni: 187 milioni per sostenere l'occupazione, di cui 10 destinati ai lavori di pubblica utilità. "Competenze, esperienza e professionalità. È questa la bussola che ha guidato la nostra azione"
«Nei momenti di maggiore difficoltà economica e produttiva, il compito delle istituzioni è dare risposte immediate senza perdere di vista l’obiettivo di lungo periodo». È da questa convinzione che il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone parte per illustrare la strategia del governo Meloni sulla crisi dell’ex Ilva, in un intervento pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno e sul Nuovo Quotidiano di Puglia. Al centro del provvedimento da 187 milioni di euro, una misura da 10 milioni, che Calderone considera «particolarmente significativa», per consentire ai lavoratori in cassa integrazione di essere impiegati in attività di pubblica utilità, integrando il sostegno al reddito con un compenso aggiuntivo.
Calderone: “Mantenere i lavoratori all’interno dei circuiti produttivi”
Il decreto-legge del 16 ottobre interviene in una fase particolarmente delicata per il futuro della siderurgia italiana. Acciaierie d’Italia ha avviato una procedura per estendere la cassa integrazione dagli attuali 4.450 fino a un massimo di 8.622 lavoratori, alimentando le preoccupazioni sul destino degli stabilimenti e dell’indotto. «Il provvedimento mette insieme la protezione delle persone e delle famiglie con la difesa del legame tra i lavoratori e il sistema produttivo».
Per la titolare del dicastero la priorità è impedire che la crisi produttiva si trasformi in un progressivo impoverimento del patrimonio professionale del settore. «Anche durante una crisi, infatti, il nostro obiettivo resta quello di mantenere i lavoratori all’interno dei circuiti produttivi, valorizzandone competenze, esperienza e professionalità», sottolinea il ministro.
Una scelta che affianca agli ammortizzatori sociali strumenti di politica attiva, nella convinzione che la tutela del reddito debba accompagnarsi alla possibilità di continuare a lavorare.
“Non assistenza passiva”
Tra gli interventi previsti, i 10 milioni destinati all’impiego dei dipendenti in lavori di pubblica utilità. Il meccanismo prevede convenzioni tra amministrazioni pubbliche territoriali e il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, per individuare attività nelle quali valorizzare le professionalità temporaneamente inattive. «È una disposizione che interpreta in modo concreto la nostra idea di politica del lavoro: non assistenza passiva, ma valorizzazione delle persone e della loro partecipazione attiva alla vita delle comunità», spiega Calderone.
I lavoratori potranno cumulare le indennità di cassa integrazione con il reddito derivante dalle attività svolte, fino a raggiungere la retribuzione globale di fatto percepita presso le aziende del gruppo Ilva.
Politiche attive e territorio
Il piano prevede anche il rafforzamento del ruolo della piattaforma SIISL, attraverso la quale i beneficiari degli strumenti di integrazione salariale potranno essere inseriti nei percorsi di incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Un ruolo decisivo spetterà agli enti territoriali, chiamati a trasformare le risorse disponibili in opportunità concrete. «Comuni, enti pubblici e soggetti istituzionali potranno collaborare per individuare come impiegare competenze che altrimenti rischierebbero di rimanere inutilizzate».
«È un approccio coerente» con l’idea «che il lavoro rappresenti la principale leva di inclusione sociale, autonomia e crescita», osserva il ministro.
La sfida del rilancio industriale
L’intervento si inserisce nel confronto riaperto il 27 ottobre a Palazzo Chigi, concluso con un verbale d’intesa in sette punti tra governo e sindacati. L’esecutivo ha confermato l’impegno per la continuità della produzione siderurgica, valutando anche una possibile partecipazione pubblica e progetti di reindustrializzazione.
La questione decisiva resta il futuro degli impianti, a partire da Taranto. Gli ammortizzatori sociali possono contenere le conseguenze della crisi, ma non sostituire un progetto industriale capace di garantire stabilità occupazionale e prospettive produttive.
«È questa la bussola che ha guidato il provvedimento e che continuerà a orientare la nostra azione», conclude il ministro: «Affrontare la crisi, accompagnare la transizione e creare le condizioni per una nuova occupazione. Sempre con il lavoro al centro».