Mercati nel panico
Effetto sinistro: dopo la vittoria di Lula la Borsa di San Paolo del Brasile perde il 17%
Esteri - di Alice Carrazza - 26 Ottobre 2026 alle 17:13
A San Paolo è stata una notte tutta rossa. Prima per le bandiere di Lula che sventolavano sull’Avenida Paulista — viale più importante di San Paolo —, poi per i numeri sui monitor della Borsa. Il presidente di sinistra festeggia la rielezione, ma i mercati sembrano avere ben poco da celebrare: l’indice Ibovespa è precipitato del 17%, costringendo a sospendere le contrattazioni. L’ultima volta che era stato necessario premere il pulsante d’emergenza correva il marzo 2020, e a terrorizzare gli investitori era una pandemia mondiale. Stavolta è bastato il risultato delle elezioni.
Brasile: “Sprofondo rosso”
Il verdetto delle urne, che ha consegnato a Luiz Inacio Lula da Silva il quarto mandato presidenziale, ha provocato una delle più violente reazioni finanziarie degli ultimi anni. La Borsa brasiliana ha attivato il cosiddetto circuit breaker, il meccanismo che interrompe gli scambi quando le perdite diventano troppo consistenti. Trenta minuti di sospensione, nella speranza di raffreddare gli animi. Tentativo vano: alla riapertura, le vendite sono proseguite.
E il terremoto non si è fermato alle azioni. Il real, moneta brasiliana, ha perso oltre il 10% rispetto al dollaro, mentre i tassi d’interesse attesi sono schizzati verso l’alto e l’indicatore del rischio Paese è aumentato del 27%. In pratica, ora finanziare il debito pubblico e attirare nuovi investimenti rischia di diventare più costoso. Una prospettiva poco rassicurante per un’economia che deve già fare i conti con un debito superiore all’82% del Pil.
Il mercato voleva Bolsonaro
A preoccupare gli investitori non è semplicemente il colore politico del vincitore, ma sopratutto quello dei conti pubblici. La riconferma del leader del Partito dei Lavoratori riporta al centro le incognite sulla disciplina fiscale, sull’espansione della spesa sociale e sulla capacità del governo di contenere l’indebitamento. Nel frattempo, il mercato aveva già scommesso su Flávio Bolsonaro, candidato conservatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, considerato più favorevole al rigore di bilancio e alle imprese. Una previsione elettorale sbagliata, pagata a caro prezzo.
Il pasionario Lula, che ha conquistato il 51,79% dei voti, ha festeggiato quella che ha definito addirittura «una sconfitta del negazionismo e della menzogna», ringraziando i giovani mobilitati in suo sostegno. Bolsonaro, forte del consenso incassato al primo turno, non accetta il risultato ed è già pronto a contestarlo. Così, alla tensione politica economica si aggiunge pure quella politica.
La sinistra vince? Crollano le borse
La storia latinoamericana offre però precedenti piuttosto emblematici. Nel dicembre 2021, dopo la vittoria del progressista Gabriel Boric in Cile, la Borsa di Santiago perse oltre il 6% e il peso precipitò ai minimi storici.
Sei mesi prima, in Perù, il vantaggio elettorale del marxista Pedro Castillo aveva fatto crollare del 7,74% il listino di Lima. Nel giugno 2022, dopo l’elezione dell’ex guerrigliero Gustavo Petro in Colombia, l’indice Colcap cedette il 3,82% e il peso perse il 3% sul dollaro.
Tre Paesi, tre economie differenti, un terrore ricorrente: la sinistra al potere.