L'intervista
«Diciamo sì al nucleare: l’ambientalismo deve essere guidato dalla scienza, non dal catastrofismo». Parla Vincenzo Pepe
Il presidente di FareAmbiente spiega la posizione del movimento: serve la capacità di coniugare sviluppo e sostenibilità e di fare vera informazione perché le persone possano maturare un consenso consapevole
Un ambientalismo «né catastrofista né negazionista, ma realista», che affida al metodo scientifico le scelte sul futuro energetico del Paese. È la visione che Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente, rilancia al termine del meeting nazionale del 3 e 4 ottobre a Paestum. Al centro del confronto, il nucleare di nuova generazione e il suo ruolo accanto alle rinnovabili, ma anche la necessità di accompagnare il percorso con un’informazione corretta e un dibattito sui territori. «Educazione all’energia significa conoscenza», sottolinea Pepe, che illustra le proposte e le priorità dell’associazione.
Presidente Pepe, quale messaggio emerge dal meeting di Paestum sul futuro energetico italiano?
«Il meeting si è concluso con una grande partecipazione e un dibattito molto ricco. FareAmbiente ritiene che l’ambiente non abbia colore politico: le scelte devono essere guidate dal metodo scientifico e dalla capacità di coniugare sviluppo e sostenibilità. Lo sviluppo comporta sempre un rischio; la sostenibilità significa mitigarlo, tutelando e valorizzando l’ambiente e garantendo il benessere».
Concretamente come ci si riesce?
«La nostra battaglia è quella per un mix energetico: sole, vento, idroelettrico e geotermia, affiancati dal nucleare di nuova generazione. Se vogliamo mitigare il cambiamento climatico e raggiungere la decarbonizzazione, dobbiamo valorizzare tutte le tecnologie utili. Durante questi due giorni abbiamo lavorato anche a un programma di confronto con le istituzioni, gli stakeholder e Confindustria, per diffondere la conoscenza del nucleare sostenibile attraverso campagne di educazione all’energia. Perché educazione all’energia significa conoscenza».
FareAmbiente sostiene da anni il nucleare. Quanto vi riconoscete nel percorso legislativo avviato dal governo?
«FareAmbiente è nata vent’anni fa e ha sempre sostenuto un ambientalismo illuminato, razionale e pragmatico: né catastrofista né negazionista, ma realista, fondato sulla scientificità delle scelte. Consideriamo questo percorso un passo avanti. Non è tutto ciò che avremmo voluto, ma riconosce che non si può dire no alla ricerca e che occorre individuare le tecnologie migliori per arrivare alla decarbonizzazione. Anche il lavoro di Nuclitalia sulla valutazione delle tecnologie è interessante. La sfida è scegliere le soluzioni migliori oggi disponibili, con la prospettiva di arrivare alla loro realizzazione nell’arco di sei o sette anni».
Quali richieste avete portato nelle audizioni alla Camera?
«Abbiamo chiesto soprattutto di promuovere un dibattito di formazione e informazione sui territori, affinché le persone possano conoscere il tema e maturare un consenso consapevole. Il confronto non può essere monopolizzato da un ambientalismo fondamentalista e ideologico che, a nostro giudizio, ha anche danneggiato il Paese. Servono strategie di comunicazione a livello nazionale, regionale e locale, per costruire un dibattito serio, corretto e scientifico. Bisogna investire in informazione, formazione e comunicazione scientifica, superando una narrazione unica. Per noi, se l’obiettivo è una decarbonizzazione reale e la mitigazione del cambiamento climatico, il nucleare rappresenta il rischio minore».
Quali sono adesso le priorità per rendere concreto il ritorno al nucleare?
«La prima priorità è verificare quali siano le migliori tecnologie disponibili, considerando il nucleare di terza e quarta generazione e i piccoli reattori modulari. Occorre poi definire un cronoprogramma per la realizzazione degli impianti e affrontare il tema della loro ubicazione. Ma ribadisco che è fondamentale accompagnare questo percorso con un dibattito più scientifico, più corretto e meno ideologico, senza fermarsi al sì o al no a priori. L’ambiente è qualità della vita ed è un valore primario. Proprio per questo dobbiamo affrontare le scelte in modo realistico e pragmatico, sapendo coniugare lo sviluppo con la sostenibilità».
Come risponde alle preoccupazioni sulla sicurezza e quale rapporto immagina tra nucleare e rinnovabili?
«La tecnologia di oggi non è quella degli anni Settanta: sul piano della sicurezza sono stati compiuti molti passi avanti. Il nostro criterio è scegliere sempre il rischio minore, considerando che anche le rinnovabili tradizionali hanno un’impronta ecologica e pongono questioni, come quella delle terre rare. Riteniamo che, per raggiungere una decarbonizzazione reale, il nucleare rappresenti oggi il rischio minore rispetto ai combustibili fossili e al gas. Non proponiamo di rinunciare alle rinnovabili, ma di affiancarle al nucleare all’interno di un mix energetico. La tecnologia continua a progredire: diciamo sì al nucleare sostenibile e, soprattutto, sì alla ricerca».