Alleanza a pezzi
Conte choc, a sorpresa boccia la patrimoniale e asfalta i sogni di gloria vetero-marxista di Bonelli e Fratoianni: «Follia che non funziona»
Volano altri stracci nel Campo largo: dopo i veleni sulla guerra a Kiev, nuova rissa a sinistra: il M5S stronca la super tassa tra sberleffi e demagogiche lezioni di economia
Patrimoniale? «L’abbiamo studiata e ristudiata quindi vorrei uscire dal quadro ideologico. Quanto è stata fatta in Europa non ha mai funzionato, perché c’è un problema di calcolo del patrimonio. Secondo: i mega ricchi si spostano facilmente. Anche gli economisti parlando hanno parlato di tasse globali sui mega ricchi, perché si rendono conto anche loro che una tassa dove è stata fatta non ha funzionato». Ipse dixit giusto poco fa il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, all’evento Insieme per il futuro di Roma e del Lazio.
Patrimoniale, l’ultimo colpo (di scena) di Conte colpisce Bonelli e Fratoianni
E due! Tanto per tenere i conti – e arrotondarli per difetto – sulle ultime divisioni che minano l’alleanza tra gli ami-nemici del centrosinistra. Stavolta però la botta arriva soprattutto a Bonelli e Fratoianni, chissà se colti alla sprovvista, e di cui la platea che ascolta l’annuncio “dirompente” di Conte si premura di chiedere: ma Avs lo sa? Anche in questo caso la risposta di Giuseppi è tranchant: «Glielo diremo, ma porterò degli esempi, porterò tutta la documentazione. Non sono ideologico in questo momento», aggiunge.
Conte “bifronte” fa saltare il banco del Campo largo sulla patrimoniale
Non c’è pace nel cosiddetto Campo largo, o in quel che ne rimane. Nemmeno il tempo di archiviare le fragorose e insanabili spaccature in politica estera – con una sinistra divisa e incapace di trovare una quadra credibile sulle posizioni riguardanti il conflitto a Kiev – che nell’alleanza progressista si apre una nuova, enorme falla sul fronte economico. A far saltare il banco, ancora una volta, è l’ex premier “bifronte”, che a sorpresa assesta un colpo sullo storico cavallo di battaglia della sinistra e, soprattutto ai suoi commilitoni radicali.
«Non ha mai funzionato, a Bonelli e Fratoianni porterò la documentazione»
Incredibile ma (sembra) vero. A margine dell’evento Insieme per il futuro di Roma e del Lazio, Giuseppi torna a sparigliare le carte del Campo largo bocciando l’idea di una tassa patrimoniale e, contestualmente, smontando la ricetta vetero-marxista riadattata in chiave redistributiva dell’asse Bonelli-Fratoianni. «L’abbiamo studiata e ristudiata, vorrei uscire dal quadro ideologico», ha scandito l’ex premier con piglio più propagandistico che pragmatico.
Campo largo alla deriva, l’ammutinamento di Conte: dopo la politica estera, la patrimoniale
Un annuncio, quello di Conte che boccia la patrimoniale, che suona come una sentenza e piomba come un macigno sulle ambizioni dell’Alleanza Verdi-Sinistra: «Ovunque sia stata fatta in Europa la patrimoniale non ha mai funzionato, c’è un problema oggettivo di calcolo del patrimonio. E poi i mega ricchi si spostano facilmente». Asserzioni che arrivano da un ex premier che, rispolverando allure e postura del professore del passato, torna a salire in cattedra mostrando quasi indifferenza su tempistiche e motivazioni della sua folgorante illuminazione sulla strada di Palazzo Chigi. «Se Bonelli e Fratoianni lo sanno? Glielo diremo: Porterò dei dati (“i compiti fatti in casa M5S”, ndr). Porterò tutta la documentazione». Un vero e proprio tutoraggio che suona come una bocciatura solenne delle teorie pauperiste di Avs.
Non solo patrimoniale, Conte, compagni Avs e ami-nemici del Pd: tenuti insieme solo dal collante anti-governo
E alla fine della fiera il sedicente cantiere dell’alternativa si conferma una macchina politica ancora poco oliata che si inceppa all’improvviso. Un marchingegno tenuto insieme solo da un “anti-melonismo primordiale”. Senza una visione condivisa sulla difesa. Sui dossier internazionali. E adesso persino sui fondamentali della politica fiscale… Una coalizione, quella del centrosinistra, il cui asse scricchiola su più fulcri, guidata a stento dal Nazareno e che sembra sgretolarsi anche quando prova a compattare le fila e serrare i ranghi. Così, tra veti incrociati, lezioni di economia e liti programmatiche, non resta che prendere atto, ancora una volta, di come il Campo largo a corrente alternata si trasformi puntualmente in un caos tutt’altro che calmo e in un terreno di macerie che inghiotte ora l’uno ora l’altro dei suoi coltivatori.