La smentita della procura
Altro che razzismo, l’attentatore francese che ha sparato dall’auto in corsa a sei persone era un pro-Pal
sin da subito, gli esponenti della sinistra francese si erano affrettati per dare la colpa al razzismo, ma la versione che emerge secondo gli inquirenti è ben diversa. Il sospettato, Kevin T, è infatti un uomo con problemi di schizofrenia
Esteri - di Gabriele Caramelli - 28 Ottobre 2026 alle 16:07
Il killer che ha aperto il fuoco a Trappes e La Verrière lo scorso fine settimana, uccidendo una persona e ferendone altre cinque, era un pro-Pal. A riportarlo è La Verità, ricordando che il sindaco della prima città aveva sin da subito parlato di un «gesto razzista». Ma dopo l’arresto del sospettato, noto come Kevin T, è stata la procura parigina a far cadere il castello di carte che la sinistra francese aveva costruito. Il killer 39enne «non ha contestato i fatti» ma ha negato «la natura razzista delle sue azioni». Tra l’altro, secondo le prime voci che poi si sono rivelate false, nella sua macchina era stato ritrovato un manifesto del Rassemblement national.
Come riporta il quotidiano milanese, non c’era alcun volantino sull’auto di Kevin T. ma soltanto un uomo che soffriva di “schizofrenia”. Nella sua libreria c’erano volumi come il Mein Kampf, la Bibbia e il Corano. Inoltre, in una foto è stato immortalato durante una manifestazione pro-Pal con una kefiah in mano, attorno a persone che alzavano il braccio sinistro al cielo col pugno chiuso. Nell’immagine, l’uomo tiene in mano anche un volantino, che però era in difesa della Palestina.
Altro che razzismo, l’attentatore francese che ha sparato dall’auto in corsa era un pro-Pal
Ciò che emerge dal profilo di Kevin T è anche una confusione ideologica piuttosto evidente. Come ha riportato La Verità, l’uomo ha militato sia nei partiti di destra che in quelli di sinistra. Evidentemente, chi come il primo cittadino di Trappes ha parlato di quello che sarebbe «oggettivamente un attentato a connotazione razzista, probabilmente islamofoba», si è espresso troppo presto. Ma le sparate non sono finite con il primo cittadino, tanto che a seguito della sparatoria anche la presidente dell’Assemblea nazionale macronista, Yaël Braun-Pivet, aveva detto che «il razzismo uccide, l’odio verso l’altro uccide». Poi, nel tentativo di rendere omaggio alla vittima deceduta, un giovane di 26 anni promessa delle arti marziali miste, ha sostenuto che «l’odio razzista ha sottratto il futuro».
Più misurata è stata le reazione di Marine Le Pen, leader del Rassemblement national, che dopo l’attacco ha espresso il cordoglio e il sostegno «alle vittime e alle loro famiglie di fronte a questo dramma terribile». Per concludere, ha definito l’accaduto come «un atto barbaro, il cui movente dovrà essere accertato e i cui responsabili dovranno essere severamente puniti».