Medaglia al valore
Addio al poliziotto eroe Mauro Petrangeli, a lungo in coma per un colpo di pistola di Johnny Lo Zingaro
Il dolore dei colleghi, che conoscevano il suo valore, è stato enorme, così come il ricordo delle sue grandi qualità di ispettore. Se n’è andato, a Roma, il poliziotto Mauro Petrangeli, che nel 1987 era rimasto sospeso tra la vita e la morte, dopo un colpo di pistola alla testa del criminale Giuseppe Mastini, detto Johnny lo Zingaro. A dare la notizia è stato Il Messaggero Roma. Petrangeli, investigatore della polizia, era stato raggiunto da un proiettile alla testa durante l’aggressione. A sparare era stato Johnny Lo Zingaro. Mauro Petrangeli aveva 69 anni, lascia la moglie e la figlia. L’ispettore, per oltre 20 anni, ha prestato servizio alla squadra mobile nella Questura di Roma. La sua sezione era quella della “Narcotici” dove si occupò di numerose indagini di caratura nazionale ed internazionale.
La storia del poliziotto eroe Mauro Petrangeli
La storia risale al 24 marzo 1987. Quella notte Mastini, durante una fuga particolarmente violenta a Roma, arrivò a un posto di blocco della Polizia. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, sparò contro gli agenti: il poliziotto Michele Giraldi, 27 anni, venne ucciso, mentre Mauro Petrangeli rimase ferito ma sopravvisse. Fu portato all’ospedale San Giovanni di Roma per rimuovere frammenti dei proiettili; inizialmente era cosciente e lucido, anche se la prognosi rimaneva riservata. Per il comportamento tenuto quella notte gli venne inoltre conferita una Medaglia d’argento al valor civile.
La storia criminale di Johnny lo Zingaro
Johnny lo Zingaro era il soprannome di Giuseppe Mastini, uno dei criminali più noti della cronaca nera romana degli anni Settanta e Ottanta. Il soprannome era legato alle sue origini sinti. La sua storia criminale iniziò molto presto. Ancora adolescente venne coinvolto nell’omicidio del tranviere Vittorio Bigi, avvenuto durante una rapina nel 1975. Passò poi attraverso detenzioni, evasioni, rapine e scontri a fuoco con le forze dell’ordine.
L’episodio per cui divenne celebre avvenne nel 1987. Ottenuto un permesso premio, Mastini non rientrò in carcere e iniziò una latitanza durante la quale commise numerosi reati. Nella notte del 23-24 marzo 1987, durante una gigantesca caccia all’uomo a Roma, sparò contro una pattuglia della Polizia: l’agente Michele Giraldi venne ucciso e il collega Mauro Petrangeli rimase gravemente ferito. Mastini proseguì la fuga, sequestrò una ragazza e sparò anche contro un carabiniere prima di essere catturato.
Nel 1989 venne condannato all’ergastolo per quella serie di delitti, compreso l’omicidio Giraldi, il tentato omicidio di un carabiniere, il sequestro di Silvia Leonardi e numerose rapine. Il suo nome comparve anche nell’inchiesta sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, perché Mastini aveva conosciuto Pino Pelosi in carcere e frequentato persone collegate a quell’ambiente. Un suo coinvolgimento nell’omicidio Pasolini, però, non è mai stato provato; le fonti parlano esplicitamente di ipotesi prive di riscontri conclusivi.
La sua storia non finì nel 1987: dopo decenni di carcere ottenne benefici penitenziari e fuggì nuovamente nel 2017, mentre era in semilibertà; fu poi rintracciato. Nel 2020 evase ancora, non rientrando da un permesso premio. La latitanza durò appena 10 giorni: il 15 settembre 2020 la Polizia lo rintracciò e arrestò in un casolare nelle campagne del Sassarese.