Giustizia e politica
La sinistra deraglia anche su Garlasco pur di difendere gli errori dei giudici. Il delirio di Travaglio
E’ sorprendente, anzi no, come la sinistra riesca a prendere posizione sempre a favore delle tesi più distanti dalla sensibilità della gente comune. Non solo su tasse, migranti, scuola e tricolore, ma anche sui “cold case” che tengono banco in televisione. Come Garlasco.
Tu chiamala, se vuoi, sindrome di Capalbio, ma negli ultimi giorni quella definizione sullo snobismo elitario dei post-comunisti potrebbe anche essere adattata al delitto di Chiara Poggi come “sindrome di Garlasco”. Fin dalla riapertura dell’inchiesta sulla colpevolezza di Alberto Stasi, il “partito dei giudici” s’è messo in azione da sinistra per difendere la magistratura, preziosa sponda politica da coltivare, sia sul referendum che sui casi di cronaca. Ed ecco che da subito, appena iniziavano ad emergere le prime perplessità sulla condanna di Stasi per la morte di Chiara Poggi e si profilavano ombre sulla figura di Andrea Sempio, alle richieste di “chiarezza” del Guardasigilli dall’opposizione si gridava al “gomblotto” della destra per delegittimare i magistrati. E la revisione per Stasi veniva bollata come una battaglia di retroguardia dei soliti buzzurri di destra tutta “violazione della legge” e “disordine”, con Vittorio Feltri, il controcorrente per eccellenza, archiviato al rango di rimbambito in preda a un’altra sindrome, quella di Stoccolma, che lo portava su posizioni innocentiste per il condannato.
Garlasco, gli italiani vogliono la verità, la sinistra la difesa dei giudici
Oggi che la maggioranza degli italiani si stupisce, e si scandalizza, per i possibili errori commessi dalla Procura che sembrerebbero emergere dalla nuova inchiesta, quel distacco tra il mondo reale e quello immaginario, della sinistra “ideologica”, si nnoita in modo clamoroso, palpabile. Come una traccia di sangue cristallizzata dal Luminol.
L’Associazione nazionale magistrati, già nell’ottobre 2025, durante la nuova fase investigativa, contestò l’idea di trasformare gli errori eventualmente commessi in una delegittimazione generale della funzione giudiziaria e parlò anche del rischio di evocare forme di «controllo politico sull’attività dei magistrati». Gli fece eco Matteo Renzi, pur di attaccare Nordio, ma anche il Pd Andrea De Maria, che interrogò il ministero sulla semilibertà concessa a Stasi. Ed ancora, Giovanni Zaccaro, segretario di Area, l’associazione delle toghe progressiste, accusò il ministro e il presidente delle Camere penali di contribuire a trasformare Garlasco in un’occasione di audience e speculazione sui temi della giustizia. Per non dimenticare Alessandro Di Battista, che ancora oggi tuona: “Il governo usa Garlasco e la famiglia nel bosco per attaccare i giudici”. Ma dei fatti, dei veri colpevoli, delle vere vittime, importa a qualcuno, a sinistra?
Il 25 febbraio 2026, durante un confronto sulla riforma della giustizia, Giuseppe Conte aveva contestato Nordio proprio sul caso Garlasco. Nordio aveva detto: «Io non farò mai campagna su Garlasco». Conte gli aveva risposto, ricordando le dichiarazioni di Meloni: «Ma vi parlate con la premier Meloni? È andata ad Atreju a dire che non ci sarebbero più stati casi Garlasco con questa riforma». Ed ecco che il più grillino di tutti si era esposto.
Il negazionista Marco Travaglio e la tentazione di ridere
L’ideologo “stellato”, Marco Travaglio, ha fin da subito assunto la posizione più estrema. Per lui, la nuova inchiesta, non si doveva proprio fare: non ci sono prove contro Sempio, tutte le prove contro Stasi sono granitiche. Nonostante anche l’Arma abbia annunciato di voler andare fino in fondo, su eventuali errori o omissioni.
Nel suo editoriale del 2 ottobre 2026, Travaglio ha sostenuto che la nuova inchiesta dovrebbe dimostrare la tesi secondo cui Sempio sarebbe l’assassino e Stasi non avrebbe avuto alcun ruolo, ma ritiene che gli elementi finora emersi non dimostrino questa ricostruzione. E critica l’utilizzo politico di Garlasco per attaccare o riformare la magistratura. Secondo il direttore del Fatto Quotidiano «i contatti di Sempio con Chiara sono zero e la sua “ossessione” per la ragazza fino al rifiuto che l’avrebbe indotto a ucciderla è smentita dal fatto che Sempio non ne parla mai nei soliloqui (tranne quello in cui scimmiotta un podcast) e negli scritti». Travaglio poi spiega che anche nella relazione di Cattaneo il Dna sotto le unghie della vittima, compatibile con la linea maschile della famiglia Sempio, viene definito affidabile: «Campione scarso, parziale, misto e incerto». Poi c’è la nuova ricostruzione del delitto, con la collutazione durata dai 15 ai 60 minuti: «Fatta sulle vecchie foto senza riesumare il corpo, è pura fiction». La traccia 33 sulla parete «“non esclude” il sangue ma neppure lo dimostra e comunque non si sa di chi sia». Mentre la compatibilità tra le impronte del piede di Sempio e quella trovata nel villino di via Pascoli «fa ridere». Insomma, è colpa della solita destra che incoraggia giudici vagamente comici. E la gente comune?