Salari bassi, inflazione alta
Lo studioso smonta l’illusione del miracolo economico spagnolo, non c’è alcun modello Sanchez da importare: i numeri
I lavoratori non precepiscono alcun beneficio in busta paga dei dati buoni dell'economia. Antonio Villafranca, dell'Ispi spiega: "La disoccupazione dall'anno scorso è di poco sotto il 10% ma rimane comunque tra le più alte d'Europa"
Modello da importare? No grazie. La sinistra a trazione Schlein che ha fatto del “guapo” Sanchez (come viene definito sui quotidiani spagnoli) il faro, l’ultima e unica avanguardia del socialismo globale, la “speranza” che possa esistere un altro modello di sviluppo si infrange se solo si fa un bagno di realtà. La realtà non sono certo i resoconti italiani sul presunto paradiso socialista iberico, esagerati per dare contro all’unico governo stabile in Europa, quello italiano. La realtà è quella fornita dai dati economici snocciolati con equilibrio da analisti ed economisti. In sintesi, che la Spagna sotto la guida del premier spagnolo sia a livelli economici eccelsi, ineguagliabili, è un’illusione. Il termine non viene coniato in qualche centro studi di destra o centrodestra, bensì emerge da una disamina che sul Messaggero ha scritto Antonio Villafranca, vicedirettore per la Ricerca, Ispi.
Spagna, i lavoratori insoddisfatti delle buste paga. Checché ne dica la sinistra italiana
Si parte da una constatazione: La Spagna “negli ultimi tre anni è cresciuto di più tra le grandi economie europee”, scrive lo studioso, sottoponendo al lettore più di un quesito: come mai allora l’ex premier anziché rivendicare questi risultati si trovi costretto ad annunciare le elezioni anticipate. E come mai nelle ultime elezioni regionali e nei sondaggi il partito socialista perda consensi a vantaggio di un centrodestra in grande spolvero. Secondo gli ultimi sondaggi i socialisti dovrebbero arretrare sensibilmente, mente il Partito Popolare risulterebbe il più votato e insieme a Vox raggiungerebbe addirittura il 50% dei consensi. Paradosso? E qui arriva il bagno di realtà. Non è oro quel che luccica. “Ciò che probabilmente spiega meglio questo apparente paradosso è legato a quanto i cittadini spagnoli sentono di aver beneficiato della crescita economica e delle politiche del leader socialista più a lungo in carica nell’Unione europea. La disoccupazione dall’anno scorso è di poco sotto il 10% ma rimane comunque tra le più alte d’Europa”.
“I prezzi delle abitazioni cresciuti del 12% nell’ultimo anno e degli affitti di oltre il 5%”
Gli spagnoli, i lavoratori “sentono poi relativamente poco gli effetti della crescita economica sulla loro busta paga. Ad eccezione dei salari minimi (percepiti anche dai molti migranti), l’inflazione sta erodendo buona parte degli aumenti dei salari medi. Non è un caso che il caro casa venga indicato dagli spagnoli come il principale problema del paese: con i prezzi delle abitazioni cresciuti del 12% nell’ultimo anno e degli affitti di oltre il 5%”. Il benessere “percepito” è solo della sinistra italiana, dunque, che enfatizza i dati grezzi in chiave anti-italiana, senza esaminare il contesto sociale spagnolo. Per questo non c’è alcun modello da importare, perché non c’è alcun miracolo.
Gli scandali
“Ad allontanare gli spagnoli dai socialisti si aggiungono poi i recenti scandali che hanno sfiorato lo stesso Sanchez – aggiunge Villafranca- ; la questione migranti esplosa questa estate a Ceuta e il ricordo del blackout elettrico dell’anno scorso”. Queste ultime due malgestite a livello di governo centrale e gli scandali che tanno facendo da detonatore.
Lavoro: il modello italiano dà più garanzie di quello spagnolo
Insomma, il miracolo economico spagnolo è un “illusione” accarezzata – paradosso – dalla sinistra italiana…Inverosimile ma è così. Un altro studioso l’agosto scorso – Rosario De Luca, presidente dei Consulenti del Lavoro, aveva ridimensionato l’economi iberica. In un editoriale su Il Sole24ore aveva messo a confronto i dati occupazionali di Italia e Spagna: dimostrando la differenza qualitativa dei risultati raggiunti e di come il nostro Paese, dall’avvento del governo Meloni, abbia raggiunto livelli di crescita occupazione superiori a quello iberico. Sottolineando come “in Italia il lavoro è più stabile”.
Lo studioso evidenziava che “in Spagna la crescita occupazionale (+1,5 milioni, disoccupazione 9,9%) è stata fortemente sostenuta dall’immigrazione; e si è concentrata nei comparti del turismo, della ristorazione, del commercio e dei servizi alla persona. La riforma del lavoro ha certamente ridotto il ricorso ai contratti a termine; ma una parte consistente della flessibilità è stata trasferita nei cosiddetti fijos discontinuos: lavoratori formalmente assunti a tempo indeterminato – spiegava De Luca-: ossia che alternano periodi di lavoro e lunghi intervalli di inattività: durante i quali non vengono conteggiati come disoccupati. Peraltro, la tutela reale in tali casi è di fatto inesistente: a differenza del sistema normativo italiano, il che mette tutti i lavoratori in un sostanziale stato di precarietà”.