Fede, coraggio e famiglia
Un anno fa l’omicidio di Charlie Kirk: qual è l’eredità politica e ideale dell’attivista conservatore
Attraverso il confronto nei campus, Charlie Kirk provava ad avvicinare i giovani ai grandi temi della politica, senza alcuna distinzione di orientamento politico. Il 10 settembre 2025 venne ucciso alla Utah Valley university a colpi di arma da fuoco
Esteri - di Gabriele Caramelli - 10 Settembre 2026 alle 14:46
Un anno fa negli Usa, il 10 settembre, veniva ucciso a colpi di arma da fuoco Charlie Kirk . Attivista conservatore, fondatore dell’associazione di destra Turning point e padre di famiglia. Si trovava alla Utah Valley university per dibattere all’aperto con gli studenti sui temi più caldi in Occidente, a partire dall’immigrazione clandestina fino ad arrivare all’aborto e al problema della criminalità organizzata. Un proiettile gli ha trapassato il collo, portandolo alla morte in pochi minuti. Sui bossoli ritrovati nel campus erano incise le frasi «Bella ciao» e «Hey fascista, beccati questo».
Per il suo omicidio è stato arrestato il 23enne Tyler Robinson, che ha poi deciso di costituirsi alla Polizia dopo una breve latitanza. La morte di Kirk è stato un episodio scioccante che ha attraversato non soltanto l’Occidente, ma il mondo intero: basti pensare ai flash mob organizzati in Corea del Sud per ricordarlo, a pochi giorni di distanza dalla sua uccisione. Un anno fa l’odio politico tornava ad uccidere, sotto l’egida oscura di un antifascismo militante testimoniato dalle due espressioni ritrovate sui proiettili sparati nella direzione di Charlie, ma anche su quello che l’ha strappato alla vita.
Charlie Kirk un anno dopo la morte: chi era davvero l’attivista conservatore americano
Charlie Kirk è stato uno dei volti più influenti della nuova destra americana, da quando scelse di fondare il Turning point a Chicago nel 2012. Di fascista, contrariamente a quanto è stato detto, non aveva niente. Viaggiava per le università americane di ogni Stato per confrontarsi con tutti gli studenti, anche con quelli che avevano opinioni diverse dalle sue. Sono popolari sui social i video che testimoniano la sua disponibilità a parlare con i giovani, con un metodo democratico che metteva al centro le ragioni dell’individuo oltre l’appartenenza politica. Eppure c’è stato anche chi, dopo la sua dipartita, ha deciso persino di festeggiare pubblicamente e sul web, giustificando il gesto dell’omicida e deridendo le spoglie della vittima.
Se in Italia c’è stato chi, come la premier Giorgia Meloni, ha deciso di omaggiare l’impegno di Charlie Kirk, non si può dire lo stesso di altre personalità note nello scenario pubblico. Basti pensare al professor Piergiorgio Odifreddi, che all’Aria che tira su La 7 affermò: «Sparare a Martin Luther King o a un un rappresentante Maga non è la stessa cosa. L’uno predicava la pace, l’altro l’odio». E ancora: «Chi semina vento raccoglie tempesta». Evidentemente non sapeva che il pensiero di Kirk fosse influenzato anche da quello di Martin Luther King. Ma tralasciando la mancata conoscenza degli argomenti, è preoccupante sapere che qualcuno sia stato disposto a giustificare la morte di un giovane di destra.
Le idee e l’eredità di Charlie, contro l’odio e la violenza politica
Dopo l’omicidio di Charlie Kirk, i ragazzi di Gioventù nazionale l’hanno omaggiato con uno striscione su cui era impressa una delle sue frasi più famose, pronunciata poco prima di morire: «Voglio essere ricordato per la mia fede e il mio coraggio». L’hanno fatto pochi giorni dopo la sua scomparsa, a Fenix, la festa del movimento giovanile. Ma non solo, Matteo Salvini ha ricordato l’impegno politico dell’attivista americano al festival della Lega a Pontida. A novembre è poi uscito il libro di Gabriele Caramelli in memoria del fondatore di Turning point, intitolato “Charlie Kirk: la fede, il coraggio e la maglia”, edito da Passaggio al bosco.
Negli Usa, invece, al suo funerale allo State Farm stadium di Glendale, in Arizona, presenziarono più di 60mila persone. Per l’occasione intervennero anche Donald Trump e il vicepresidente Jd Vance, amico di lunga data di Charlie Kirk. C’era anche la moglie Erika, che ha deciso di continuare la missione del marito attraverso il podcast “The Charlie Kirk show” su YouTube. Il suo testimone è stato raccolto da tanti altri giovani americani, che hanno deciso di viaggiare per le università con l’obiettivo di dialogare e combattere la deriva woke. Basti pensare a Lidia Taylor Davis e Will Witt, due ragazzi divenuti famosi sui social nell’ultimo anno per i loro contenuti simili a quelli di Kirk. Anche loro fanno parte del Turning point, nel nome di chi ha lottato per una vita con la forza delle idee per costruire un’alternativa conservatrice al progressismo decadente.
Nelle parole c’è la salvezza
«Quando smettiamo di parlare con le persone con cui non andiamo d’accordo, succedono cose brutte». Questa è una delle frasi che Charlie Kirk ripeteva frequentemente, per far comprendere quanto il confronto tra orientamenti politici opposti fosse fondamentale in una società sana. In molti sono riusciti a comprenderlo, ma tanti altri no. Nonostante l’odio e la violenza nei confronti dell’attivista conservatore, nel mondo c’è chi è stato disposto a riprendere il microfono in mano per continuare a diffondere la forza delle idee, contro la censura del pensiero unico.