Il regime degli ayatollah
Difendiamo la vita e la libertà di Taraneh e Romina Rahimi: l’Iran vuole impiccare una ragazza di 20 anni, il mondo non può restare in silenzio
Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell’on. Nicola Procaccini. Il Secolo d’Italia sostiene l’appello dell’eurodeputato, in difesa della vita, della dignità e della libertà di Taraneh e Romina Rahimi e dice no all’esecuzione della pena di morte su una ragazza di 20 anni inflitta dal regime iraniano.
“Taraneh e Romina Rahimi sono due sorelle gemelle iraniane e hanno vent’anni. A gennaio ne avevano ancora diciannove, frequentavano la scuola e coltivavano i sogni normali di due ragazze della loro età. Taraneh ad esempio amava i cavalli e sognava una avere una scuderia tutta sua. Un giorno, insieme a sua sorella, è scesa in strada a Isfahan con i loro amici e le loro amiche che manifestavano contro il regime degli ayatollah. Qualche settimana dopo, nel cuore della notte, alcuni uomini con il volto coperto hanno fatto irruzione nella loro casa e le hanno portate via. Per i quattro mesi successivi la loro madre le ha cercate ovunque: negli ospedali, nei tribunali, negli uffici dello Stato. Nulla. Nessuno le diceva dove fossero le sue figlie. Poi è arrivata una telefonata e ha saputo che erano in carcere”.
Torture e minacce per costringerla a “confessare”
Quando finalmente ha potuto rivederle, quasi non le riconosceva più. Secondo quanto denunciato dalla famiglia, avevano lividi, ossa fratturate e i capelli strappati. Taraneh ha detto di essere stata torturata. E c’è un particolare emblematico che più di altri meglio racconta la ferocia del regime iraniano. I suoi carcerieri le avrebbero detto: «Se non confessi, violenteremo tua sorella davanti ai tuoi occhi». Dopo questo e Taraneh ha firmato la ‘confessione’.
Così dopo il processo sono arrivate le condanne: 25 anni di carcere inflitti a Romina. E la condanna a morte per Taraneh: vogliono impiccare una ragazza di vent’anni”.
Teraneh non deve morire
L’ho detto dal Parlamento europeo, cuore dell’Europa e lo ripeto qui dalle colonne del Secolo d’Italia: Taraneh non deve morire. Il mondo non può restare in silenzio di fronte alla volontà di giustiziare una ragazza di 20 anni. Non è una questione di destra o di sinistra, lo Stretto di Hormuz o il prezzo del petrolio qui non c’entrano: questa non è politica ma è la difesa del valore che attribuiamo alla vita, indipendentemente dalla religione in cui crediamo. In gioco c’è la difesa della vita, della libertà, della dignità di ogni essere umano anche quando è distante da noi.
L’Europa non può lasciare sole Taraneh e Romina
L’Europa non può essere inflessibile nel proclamare i propri valori e diventare improvvisamente timida quando quegli stessi valori devono essere difesi. Non possiamo lasciare sole Taraneh e Romina. Dobbiamo chiedere al regime iraniano di fermare questa esecuzione e per riuscirci dobbiamo utilizzare tutta la forza diplomatica e politica possibile.
Pronunciare ovunque i loro nomi
Dobbiamo fare in modo che i nomi di queste due giovani sorelle vengano pronunciati nei Parlamenti, sui giornali, sui social network, nelle televisioni, nelle piazze. Perché i regimi hanno paura di una cosa più di ogni altra: della luce. Hanno bisogno del silenzio per perseguitare, dell’indifferenza per reprimere, che il mondo dimentichi i nomi delle loro vittime. E allora quei nomi, invece, dobbiamo ripeterli: Taraneh Rahimi, Romina Rahimi. Due ragazze di vent’anni, due sorelle, due giovani donne che hanno soltanto chiesto un po’ di libertà.
Messaggio agli aguzzini vi stiamo guardando
Oggi la vita di Taraneh è appesa a un filo sottilissimo: facciamo in modo che sappia che non è sola, che fuori da quella cella c’è un’interna comunità internazionale che la sostiene e che si stringe a lei con vicinanza e solidarietà. E facciamo sapere ai suoi carcerieri che il buio non c’è più e che noi li stiamo guardando. Uno a uno. Tutti.