Oltraggio all'Occidente
11 settembre calpestato, il sindaco di New York Mamdani condanna solo a metà. La protesta delle famiglie delle vittime: non lo vogliamo
New York si prepara a celebrare i 25 anni dall’11 settembre tra polemiche e distinguo ideologici che oltraggiano le vittime del più grande attacco all’Occidente della storia. Eppure la grande Mela, amministrata dal musulmano Zohran Mamdani, fa fatica a fare i conti con la realtà. In mezzo alle lacrime che ancora si versano sulla macerie delle Torri Gemelle non c’è traccia di una condanna senza se e senza ma da parte del sindaco di New York. Del resto le elezioni di Mamdani, osannato dalla sinistra italiana come modello virtuoso di integrazione, deriva dal brodo di subcultura woke e dalle parole d’ordine del progressismo planetario che occhieggia all’Islam.
11 settembre, Mamdani e la condanna a metà del sindaco islamico
Basta rilegge i vecchi post del primo cittadino di New York sull’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 per fotografare le ambiguità del campione dell’Islam ‘moderato’. “Bisogna sì piangere i nostri concittadini che persero la vita quel giorno ma anche le centinaia di migliaia di persone morte nelle guerre che ne seguirono», scriveva. Parole che ancora offendono la memoria. E non è un caso che un gruppo di familiari delle vittime dell’attentato di 25 anni fa ha chiesto al sindaco Mamdani di tenersi a distanza dalle commemorazioni di venerdì 11 settembre. Una protesta concretizzata in una petizione contro Mamdani che ha già raggiunto quasi 100mila firme. Uno degli organizzatori della petizione è Giovanni Galante, che nell’attentato di Al Qaeda perse la moglie 29enne Grace Catherine.
La protesta delle famiglie delle vittime dell’attentato: non venga alle commemorazioni
Ma c’è di più. Il sindaco è accusato di aver “difeso” il leader di Al Qaeda, Anwar Awlaki. L’ultimo rimprovero nei confronti di Zohran risale ad un post del 2015, in cui aveva scritto che le tattiche di deterrenza adottate dall’Fbi avrebbero contribuito all’arruolamento del terrorista. Anche negli ambienti liberal Usa serpeggia la tesi dell’equazione tra l’attentato alle Torri Gemelle e le guerre successive e la narrazione che minimizza l’odio jihadista e sposta l’obiettivo sull’islamofobia e il razzismo. Un esempio? Un podcast di Abdul El-Sayed, musulmano, candidato dem al Senato per il Michigan, del 7 settembre 2021. “L’11 settembre ha segnato profondamente il nostro Paese, ma ciò che abbiamo fatto dopo l’11 settembre ha segnato milioni di altre persone”. Ma non basta: “Quando parliamo dell’11 settembre, spesso non riusciamo a metterle al centro”, scriveva riaprendo antiche ferite. Non un buon viatico alla vigilia del 25esimo anniversario dell’attentato.