Botta e risposta
Trump minaccia dazi contro il Canada “europeo”. Bruxelles replica: “Non è una mossa contro qualcuno ma a favore della forza comune”
Sul progetto lanciato ieri dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen è già scoppiata la polemica transatlantica. Con il tycoon siamo alle solite: "Se le intenzioni sono buone, va bene. Se sono cattive, dazi per tutti"
«Non è contro qualcuno, ma per la nostra forza comune». Bruxelles risponde così a Donald Trump e prova a spegnere sul nascere l’ennesimo botta e risposta da un lato all’altro dell’Atlantico. Dopo la minaccia del presidente americano di colpire l’Europa con «dazi molto pesanti» — fino a evocare una riduzione degli scambi — se il Canada dovesse diventare il primo “membro associato” dell’Unione europea, la Commissione tira dritto. Un portavoce ha ribadito giovedì 17 settembre la linea già fissata da Ursula von der Leyen: l’avvicinamento a Ottawa non nasce contro Washington, ma per rafforzare due partner che hanno già interessi strategici sempre più intrecciati.
Trump aveva liquidato come «ridicola», la proposta avanzata il giorno prima dalla presidente della Commissione durante il discorso sullo Stato dell’Unione a Strasburgo. E aveva aggiunto un avvertimento piuttosto meno diplomatico: se considerasse l’operazione un «atto ostile», gli Stati Uniti potrebbero reagire con nuove tariffe o restrizioni commerciali nei confronti dell’Europa. «Se le intenzioni sono buone, va bene. Se sono cattive, imporremo dazi molto pesanti».
Tajani: alleati, non subordinati
Roma, però, non sembra intenzionata a farsi dettare la linea dalla Casa Bianca. Antonio Tajani lo ha detto senza particolari giri di parole a Radio Anch’io: «Non c’è imbarazzo, noi andiamo avanti per la nostra strada. Facciamo l’interesse dell’Italia e dell’Europa».
Il ministro degli Esteri ha confermato la centralità delle relazioni transatlantiche, ma ha segnato anche il confine politico: «Se dobbiamo dare ragione agli Stati Uniti la diamo, se dobbiamo dire di no, come abbiamo fatto per la vicenda della Groenlandia, diciamo di no». E ancora: «Siamo degli alleati leali, ma sempre a testa alta».
Una formula che riassume la posizione rivendicata, già nei mesi scorsi, dall’esecutivo italiano guidato da Giorgia Meloni: rapporto stretto con Washington, senza trasformare l’alleanza in un automatismo sulle singole scelte di politica europea e nazionale.
Del resto, ha osservato Tajani, il Canada non è esattamente un interlocutore esotico comparso ieri sulla cartina geopolitica di Bruxelles: è membro del G7 e della Nato, ha legami storici con l’Europa e intrattiene già rapporti economici molto stretti con l’Unione.
Da Ceta a un’”alleanza per il futuro”
È questo il punto che rischia di perdersi nello scontro con Trump. Von der Leyen non ha annunciato l’ingresso del Canada nell’Ue. Ha proposto di lavorare perché Ottawa diventi il primo “associate member”, una categoria che oggi non è prevista dai Trattati e della quale devono ancora essere definiti contenuto giuridico, diritti e obblighi.
L’idea politica, però, è chiara. Palazzo Berlaymont vuole passare dal Ceta — Comprehensive economic and trade agreement, cioè l’accordo economico e commerciale globale sottoscritto dal Vecchio continente e dal premier canadese Mark Carney — a quella che von der Leyen ha chiamato un’«Alliance for the Future», allargando la cooperazione a difesa, industria, tecnologia, intelligenza artificiale, energia, materie prime critiche, batterie, cyber e Artico.
La base economica esiste già. Secondo i dati della Commissione, gli scambi Ue-Canada di beni e servizi sono passati da 72,1 miliardi di euro nel 2016 a 130 miliardi nel 2025, con un aumento dell’80%. Sul fronte della sicurezza, Ottawa ha inoltre già compiuto un passo significativo: nel giugno scorso è diventata il primo Paese non europeo ammesso alla partecipazione agli appalti nell’ambito dello strumento europeo di difesa Safe.
È quindi su un rapporto già molto avanzato che Bruxelles vuole costruire qualcosa di nuovo. Trump lo guarda con sospetto e agita nuovamente l’arma dei dazi. L’Europa replica che scegliere con chi stringere le proprie partnership rientra nella sua autonomia. E da Roma arriva un messaggio altrettanto netto: l’amicizia con Washington resta strategica, ma gli interessi italiani ed europei vengono definiti a Roma e a Bruxelles, non alla Casa Bianca.