Lo Stato dell'Unione
Von der Leyen, più ombre che luci: bene su migranti e deregolamentazione, il resto…
Dai confini al Green Deal, i Conservatori distinguono tra il cambio di tono e le vecchie scelte della Commissione. Fidanza e Procaccini mettono i puntini sulle "i"
Se sul controllo dei confini Ursula von der Leyen sembra aver finalmente imparato la lezione, per Fratelli d’Italia i complimenti finiscono più o meno lì. Il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato a Strasburgo incassa infatti un giudizio severo dagli esponenti italiani dei Conservatori: Carlo Fidanza, capogruppo a Bruxelles e vicepresidente di Ecr party, registra il cambio di passo sull’immigrazione e respinge l’idea che la presidente della Commissione abbia voluto muovere critiche alla posizione italiana su Ceuta; Nicola Procaccini, invece, tira una riga sotto il resto e presenta direttamente il conto.
Fidanza: Schengen non significa frontiere spalancate
Il primo punto riguarda inevitabilmente Ceuta. Dopo settimane di scontro tra Roma e Madrid e la decisione italiana di mantenere i controlli sui collegamenti dalla Spagna, Fidanza non vede alcun altolà arrivato da Bruxelles. Anzi. «Non ho trovato nessuna contraddizione o messaggio verso l’Italia», ha spiegato l’eurodeputato di FdI, ricordando che «la frontiera di Ceuta è una frontiera spagnola, è una frontiera europea, è esattamente quello che intendiamo anche noi».
«Schengen — ricorda Fidanza — è fatto di due pilastri: il primo è la protezione delle frontiere, per troppi anni ce ne siamo dimenticati, il secondo è la libera circolazione all’interno». E dunque, prosegue, «è chiaro che non si può garantire la libera circolazione all’interno a chi entra illegalmente violando il primo pilastro».
Una lettura che si inserisce direttamente nella polemica con il premier socialista Pedro Sánchez. Fidanza punta il dito contro la regolarizzazione decisa dal governo spagnolo, sostenendo che «tre quarti d’Europa è arrabbiata con Sánchez per la regolarizzazione di massa di più di 600.000 immigrati clandestini che ha appena varato» e definendola «uno dei pull factor della vicenda di Ceuta». E da Strasburgo arriva la conferma.
Procaccini: “Imbarazzante l’inchino a Carney”
Il co-presidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, salva praticamente una sola altra voce del discorso: la deregolamentazione. E anche lì avrebbe gradito «qualche parola di autocritica». Il resto viene passato al setaccio. A cominciare dal Canada, dopo che von der Leyen ha indicato la prospettiva di un rapporto ancora più stretto con Ottawa, fino all’ipotesi di farne il primo “membro associato” dell’Unione. «L’inchino al premier canadese Carney l’ho trovato imbarazzante. Possibile che la Gran Bretagna non abbia la precedenza come membro associato? L’Europa non si inchina a nessuno», attacca Procaccini.
Poi arriva il dossier che a Bruxelles sembra avere più vite dei gatti: la decarbonizzazione. «Non può essere la priorità assoluta dell’agenda europea», sostiene l’eurodeputato, denunciando il rischio di «massacrare la nostra economia» mentre l’Europa continua a dipendere dall’estero per litio, nichel, polisilicio, argento e terre rare. È qui che Procaccini mette a nudo la contraddizione: pretendere l’autonomia europea e contemporaneamente affidare intere catene produttive a Paesi dai quali l’Ue vorrebbe rendersi strategicamente indipendente.