Effetto Trump
Ora il Canada cerca una sponda in Europa: allo studio una formula con la Ue per allontanarsi dall’influenza Usa
Ottawa cerca una formula speciale per avvicinarsi ai Ventisette. La Commissione Ue apre: "Il Canada è un partner strategico e un caro amico"
Esteri - di Alice Carrazza - 14 Settembre 2026 alle 15:10
«Il Canada è un partner strategicamente importante per l’Unione europea e un caro amico. Apprezziamo profondamente questa cooperazione». A Bruxelles, quando si parla di Ottawa, le porte sembrano decisamente aperte. E forse qualcosa di più. Un portavoce della Commissione europea, interrogato sulla possibilità di concedere al Canada un trattamento speciale attraverso una sorta di accordo di associazione, ha ricordato gli «obiettivi molto ambiziosi» fissati al vertice Ue-Canada dello scorso anno, aggiungendo: «Quest’anno, le nostre ambizioni sono ancora più elevate».
Quanto elevate? Abbastanza da far circolare una formula che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrata un esercizio di fantapolitica: Canada “membro associato” dell’Unione europea. Nessun trasloco geografico dell’Ontario, naturalmente, e per il momento neppure una categoria giuridica pronta all’uso. Ma dietro l’etichetta c’è un progetto molto più concreto.
Il Canada guarda all’Europa
A ricostruirlo è il Wall Street Journal, secondo cui il premier Mark Carney sta lavorando da mesi con diversi governi europei per avvicinare il Canada al mercato e alle strutture strategiche dell’Unione. Il contesto aiuta a capire la fretta: i rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump sono precipitati in una guerra commerciale senza precedenti nella storia recente dei due Paesi e i negoziati si sono arenati. Ottawa cerca quindi nuovi sbocchi e, soprattutto, vuole ridurre una dipendenza americana costruita in decenni.
Carney ha tuttavia corretto l’interpretazione più suggestiva del progetto: «Non stiamo cercando di diventare membri dell’Unione europea», ha spiegato, parlando piuttosto di una «alleanza unica» tra Canada e Ue, fondata su valori comuni, priorità condivise e interessi complementari. Reuters segnala inoltre che, secondo il Globe and Mail, sarebbe stata la parte europea e non Carney a far circolare per prima l’etichetta di “associate membership”. Eppure, il nome continua a girare.
Dalla difesa all’intelligenza artificiale
La sostanza, però, è già molto più avanti delle dichiarazioni. Energia, minerali critici, intelligenza artificiale, difesa, infrastrutture digitali: sono questi i dossier sui quali Ottawa e Bruxelles stanno studiando una maggiore integrazione. Il Wall Street Journal riferisce ancora di colloqui su cavi sottomarini, data center, reti satellitari, infrastrutture energetiche e una circolazione più agevole di merci, servizi e lavoratori canadesi nei settori strategici.
Un precedente, peraltro, esiste già. A giugno il Canada è diventato il primo Paese non europeo ammesso allo strumento SAFE, il meccanismo europeo per gli acquisti comuni nel settore della difesa. Non proprio una tessera per il club dei Ventisette, ma certamente qualcosa di più di una stretta di mano diplomatica.
Sul tavolo c’è anche il vecchio Ceta, applicato provvisoriamente dal 2017 e ancora non ratificato da tutti gli Stati membri: dettaglio che suggerisce una certa prudenza prima di immaginare Ottawa seduta virtualmente al ventottesimo posto del tavolo europeo.
Il “28° Stato” e il problema delle regole
Carney sarà a Strasburgo mercoledì 16 settembre come ospite del discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e il giorno successivo parlerà davanti al Parlamento europeo. Due appuntamenti che daranno inevitabilmente un peso politico ulteriore al progetto.
Il presidente finlandese Alexander Stubb ha già sintetizzato la questione con una battuta efficace: meglio il Canada come ventottesimo Stato dell’Ue che come cinquantunesimo degli Usa. Attenzione, prima viene la burocrazia…
L’interrogativo vero, infatti, riguarda Bruxelles. Un accesso privilegiato al mercato unico comporta normalmente regole comuni, contributi, libera circolazione e obblighi precisi. Concedere a Ottawa un’integrazione costruita su misura significherebbe inaugurare quella Europa à la carte che l’Unione ha sempre guardato con grande sospetto, soprattutto dopo la Brexit. Ma il fatto che oggi se ne discuta dice già molto.