L'inchiesta di Rtl
Spie russe pagate in Bitcoin, la falsa influencer che ha bucato la rete di Putin in Germania
La reporter Angelique Geray si infiltra tra gli “agenti usa e getta” e incontra anche un esponente del BSW, il partito di estrema sinistra di Sahra Wagenknecht, che poi nega però i legami con i servizi di Mosca
Una falsa influencer filorussa, un profilo TikTok costruito per mesi e una serie di incarichi arrivati via Telegram, pagati in Bitcoin. Prima richieste apparentemente innocue, poi obiettivi ben più sensibili: fotografare luoghi, seguire esponenti politici, raccogliere informazioni su organizzazioni e aziende della difesa. È il sistema, di cui il Secolo già in tempi no sospetti aveva parlato, degli “agenti Usa e getta” che un team di Rtl sostiene di avere penetrato dopo un anno di lavoro sotto copertura in Germania.
La protagonista dell’inchiesta è la giornalista Angelique Geray, che ha costruito da zero l’identità di “Katja”, aspirante influencer innamorata della Russia di Vladimir Putin. Video con la telnyashka, la tradizionale maglia a righe, bandiera russa davanti al Bundestag, contenuti studiati per farsi accettare nell’ecosistema filorusso dei social. L’esca ha funzionato.
Da Telegram agli incarichi di spionaggio
Rtl racconta di essere riuscita a entrare nei canali attraverso i quali presunti intermediari russi recluterebbero collaboratori sul suolo tedesco. Il meccanismo non prevede necessariamente spie addestrate o sofisticate coperture diplomatiche. Al contrario: persone reperite online, spesso in situazioni economiche o personali fragili, alle quali vengono assegnati soltanto piccoli segmenti di un’operazione più vasta.
Una foto. Una scheda sim. Un pacco da ritirare. Poi si sale di livello. Ai reporter infiltrati vengono chieste informazioni su un’organizzazione per i diritti umani, un collaboratore della Cdu e imprese tedesche del settore bellico; compare persino la richiesta di infiltrarsi in un partito politico. Il vantaggio per chi impartisce gli ordini è evidente: mantenere la distanza tra mandante ed esecutore e rendere più difficile risalire lungo la catena di comando.
È qui che l’inchiesta incontra Jovica Jović, membro del Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit (BSW), l’estrema sinistra tedesca per intendersi, e volto noto dell’ambiente filorusso online, con circa 35 mila follower su TikTok. Parlando con “Katja”, Jović lascia intendere qualcosa di più di una semplice simpatia politica. Alla domanda sul possibile ruolo dell’intelligence russa nella macchina propagandistica risponde: «Nessuno lo sa. Io non lo so, teoricamente. In pratica, però, lo so».
Quando Geray torna da lui mostrando questa volta la propria vera identità di giornalista, Jović nega però collegamenti con i servizi russi e respinge l’accusa di partecipare a una campagna di disinformazione. Anche il movimento politico prende le distanze: «Il signor Jović è un semplice membro del Bsw senza alcuna funzione», facendo sapere di voler approfondire la vicenda.
Dalle foto ai sabotaggi
Il punto più inquietante è che i piccoli incarichi non sembrano vivere in un universo separato dalle operazioni di sabotaggio. Rtl ha ricostruito anche il caso dei pacchi incendiari preparati nel 2024 per colpire la logistica aerea europea. Le indagini internazionali hanno successivamente individuato decine di sospetti e collegato il piano al Gru, l’intelligence militare russa; uno degli ordigni esplose in un hub di Lipsia.
I reporter hanno inoltre incontrato in un luogo segreto Stefan Thumann, manager di un’azienda che fornisce droni all’Ucraina e che, secondo i giornalisti, sarebbe stato seguito e spiato da almeno due presunti agenti reclutati per conto russo. Al momento dell’arresto di uno di loro sarebbe stata trovato anche un machete.
La minaccia alla reporter e l’allarme di Berlino
A ricostruire i passaggi conclusivi dell’operazione è anche Meduza, che il 12 settembre ha rilanciato l’inchiesta. Quando Geray rende pubblica la vera natura di “Katja”, sul telefono della reporter arriva una minaccia attraverso un messaggio vocale: «Se provi a scappare, ti becchi una pallottola!». Rtl ha predisposto un protocollo di sicurezza per la propria squadra.
La testata russa in esilio inserisce il caso nel più ampio aumento dell’attenzione tedesca verso sabotaggi e campagne di disinformazione attribuiti o ricondotti alla Russia. Meduza richiama in particolare il tentato attacco con droni contro un aereo cargo ucraino a Lipsia, episodio per il quale le autorità tedesche hanno chiamato in causa Mosca. Berlino ha quindi disposto, tra le altre misure, la chiusura della “Casa Russa” di Berlino e del consolato della Federazione Russa a Bonn.