Mai dire clandestino
In Italia gli immigrati irregolari hanno perso il trend: con il governo Meloni sono crollati del 26%
Politica - di Valter Delle Donne - 14 Settembre 2026 alle 14:58
Un dato su tutti racconta la svolta del governo Meloni sul fronte dell’immigrazione. Riguarda quelli che, prima della svolta lessicale “politicamente corretta”, venivano definiti clandestini: in Italia sono 119mila in meno rispetto all’inizio del governo Meloni. A dirlo sono le rilevazioni della Fondazione Ismu sulla presenza di stranieri privi di documenti regolari sul territorio nazionale.
Un fenomeno in netto ridimensionamento
Al 1° gennaio 2023 — la prima fotografia disponibile dopo l’insediamento dell’esecutivo, avvenuto il 22 ottobre 2022 — gli irregolari stimati erano 458mila. Nell’ultima rilevazione, relativa al 1° gennaio 2025, sono scesi a 339mila. Significa 119mila persone in meno, pari a un calo del 26% in due anni.
Prendendo come riferimento il 2022, anno di inizio della legislatura, la diminuzione è ancora maggiore: da 506mila a 339mila, quasi un terzo in meno.
L’andamento non è stato però costante. Dopo i 458mila stimati nel 2023, nel 2024 si era scesi a 321mila, per poi risalire a 339mila l’anno successivo. Resta il fatto che, rispetto all’inizio della legislatura, il numero degli irregolari presenti in Italia si è ridotto sensibilmente.
Sbarchi in netta contrazione
A cambiare sono stati anche gli arrivi via mare. Il 2023 si era chiuso con 157.651 sbarchi. Nel 2024 sono scesi a 66.617 e nel 2025 sono rimasti sostanzialmente attorno alla stessa soglia. Rispetto al picco del 2023, il calo è di circa il 58%.
La Fondazione Ismu indica proprio la diminuzione degli ingressi via mare e via terra tra le cause della riduzione degli irregolari. A questa si aggiungono le regolarizzazioni avvenute negli anni e lo spostamento di parte dei flussi migratori verso altri Paesi europei.
C’è poi il capitolo delle intercettazioni in mare prima dell’arrivo sulle coste italiane: tra gennaio 2023 e luglio 2025 avrebbero riguardato circa 236mila migranti, in larga parte lungo la rotta tunisina.
Il riscontro di Eurostat
I numeri europei confermano un andamento analogo, pur misurando un fenomeno diverso. Eurostat non calcola infatti quanti irregolari siano complessivamente presenti in Italia, ma registra i cittadini extracomunitari individuati dalle autorità mentre soggiornano illegalmente nel Paese.
Anche qui i numeri scendono: dai quasi 195mila casi del 2023 ai circa 109mila del 2024, fino agli 83mila del 2025.
Nello stesso periodo aumentano i rimpatri verso Paesi terzi registrati da Eurostat: 2.775 nel 2023, 4.440 nel 2024 e 4.780 nel 2025. In due anni l’incremento supera il 70%, anche se i valori assoluti restano contenuti rispetto al numero complessivo degli irregolari.
Immigrazione regolare in crescita
Mentre diminuisce l’irregolarità, cresce invece l’immigrazione regolare. Secondo Ismu, gli stranieri regolarmente residenti sono passati da circa 5 milioni nel 2022 a 5,37 milioni nel 2025. Nello stesso arco di tempo gli irregolari sono scesi da 506mila a 339mila.
È una distinzione importante: aumenta il numero degli stranieri che vivono regolarmente in Italia, mentre diminuisce quello di chi si trova sul territorio senza un titolo di soggiorno regolare.
Numeri che è impossibile ignorare
Nessuno nega che l’andamento dei flussi migratori non dipende soltanto dalle decisioni di un governo. Contano anche le rotte scelte dai trafficanti, le crisi internazionali, ciò che accade nei Paesi di origine e di transito, le regolarizzazioni e le esigenze del mercato del lavoro. E contano anche gli eventi imprevedibili. Lo abbiamo visto durante il Covid, quando gli sbarchi rallentarono per ragioni che nulla avevano a che fare con le politiche migratorie del governo Conte.
Questa volta, però, i numeri vanno tutti nella stessa direzione: gli sbarchi sono diminuiti, sono calate le persone individuate in condizione irregolare e sono aumentati i rimpatri.
Ma il numero che pesa più degli altri resta quello della Fondazione Ismu: 119mila irregolari in meno rispetto alla prima rilevazione successiva all’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. E questi sono dati certi e non slogan o promesse elettorali.