Costruire l'avanguardia
A Fenix la storia dei movimenti giovanili di destra: il tema del coraggio tra comunità, idee e impegno politico
Un confronto per ricostruire la storia dei ragazzi di destra dagli anni '70 fino ad oggi, ma anche un'occasione per affrontare i temi dell'impegno politico, dell'identità popolare, della sovranità nazionale e del coraggio nelle sfide di oggi e domani
Politica - di Gabriele Caramelli - 17 Settembre 2026 alle 11:34
A Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, c’è spazio per parlare della storia dei ragazzi di destra: dagli anni ’70 ad oggi. Un tema politico e sociale che tocca le sensibilità delle diverse generazioni di militanti, anche se a volte può essere doloroso. Come ha ricordato l’ex leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, nel panel intitolato La destra e i suoi movimenti giovanili: «Il Fronte della gioventù era una palestra che imponeva, a chi voleva entrare, di avere carattere, di essere pronto a sacrifici veri sapendo che non ci avrebbe guadagnato nulla se non di poter vivere, soffrire, amare insieme a ragazzi che pensavano come te, una grande comunità ideale e politica».
Assieme a lui sono saliti sul palco il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, il capogruppo di FdI in Commissione cultura alla Camera, Alessandro Amorese, il deputato di FdI Massimo Milani, oltre ai giornalisti Marco Valle e Michele De Feudis, della Gazzetta del Mezzogiorno. Alla fine del dibattito, i partecipanti hanno concordato sul messaggio di speranza da inviare alle nuove generazioni militanti: «Siate voi stessi e costruite il futuro con le vostre mani». Una frase che si connette perfettamente al sottotitolo della manifestazione, ossia “Il tempo del coraggio”.
A Fenix spazio alla storia dei movimenti giovanili di destra: dagli anni ’70 ai giorni nostri
Come ha ricordato Fini, «nei tragici anni di piombo, con ragazzi uccisi unicamente per le loro idee, c’era il senso di appartenenza a una comunità di destino. Eravamo considerati stranieri in patria, bastonati nel silenzio dei media e nel totale disinteresse delle forze dell’ordine per accertare le responsabilità». A causa di questi episodi, «cresceva a destra non solo un senso di giustizia ma anche di ribellione verso un sistema che pareva non curarsi di quello che accadeva. ‘Uccidere un fascista non è reato’ era un ritornello che sentivamo tante volte. In questo clima, molto pesante, chi rimaneva nel Fronte lo faceva perché era motivato idealmente, nessuno si è avvicinato per fare carriera, avere un vantaggio, un bel voto in più nelle scuole».
Il sottosegretario Cannella, invece, ha spiegato che negli anni ’70 e ’80 «il giovane di destra si confrontava con i comunisti, ma anche con il conformismo democristiano. Occorreva un atto di coraggio esistenziale per fare politica, perché scommettevamo tutti noi stessi su un percorso in cui dovevamo contare soltanto sulle nostre forze». «Non era semplice, – ha ribadito- ma ciò in cui credevamo era impossibile da conciliare con le visioni dei “bianchi” e dei “rossi”. Studiavamo con una capacità di analisi degna della miglior causa: tutto ciò ci ha formati, portandoci verso un’evoluzione».
La continuità nell’impegno militante: dai più grandi ai più piccoli a Fenix
Massimo Milani ha raccontato la sua esperienza politica giovanile: «Ho iniziato a 17 anni nel Fronte della gioventù, era il 1985, ed ho continuato per tutta la vita. Sono stato eletto per la prima volta nella legislatura del 2022, ma quando ho iniziato nessuno di noi cercava un posto nelle istituzioni: tutti donavamo il nostro tempo per l’affermazione di un’idea politica, ci sentivamo parte di una comunità che aveva una missione». In seguito, il deputato di FdI si è concentrato sulle motivazioni per cui oggi un giovane dovrebbe iniziare a fare politica: «È giusto impegnarsi per migliorare l’Italia, questo è uno degli obiettivi che può formarvi maggiormente».
Quanto al tema del coraggio, Milani ha sottolineato che alla sua epoca fosse fondamentale averne tanto per impegnarsi nella militanza, «ma serve anche ai ragazzi di oggi, perché ora la politica viene vista come qualcosa di veramente lontano». Ma c’è una speranza all’orizzonte: «Continuate a studiare, ad interrogarvi sui temi e ad essere irriverenti. Dal confronto delle idee e dagli stimoli può nascere la nuova avanguardia, per vincere le sfide di oggi e di domani».
Il tema del coraggio «è perfetto»
Alessandro Amorese si è congratulato con Gioventù nazionale per la scelta del sottotitolo dell’evento: «Il tema del coraggio è perfetto, perché in questi giorni abbiamo ascoltato le parole della leader dei Giovani democratici, Virginia Libero, che invita alla diserzione. Non siamo il contrario, non abbiamo mai abbandonato la storia». Poi, rivolgendosi ai giovani di destra in platea, ha affermato: «Questi ragazzi meritano la nostra eredità e ne siamo profondamente orgogliosi». E ancora: «Viviamo in un mondo sempre più artificiale e digitale, ci vuole l’esempio del sacrificio quotidiano, stando insieme nelle esperienze militanti». Per concludere, ha ribadito l’importanza di Gn nel panorama politico giovanile: «Questo movimento giovanile esiste perché c’è una storia da consegnare in eterno ai posteri».
Capire lo spirito del nostro tempo
È stato Michele De Feudis a ricordare l’importanza della novità nei movimenti giovanili, attraverso l’esempio di Pinuccio Tatarella, storico esponente dell’MSI: «Ci diceva che funzionavamo solo quando ci presentavamo come una comunità colorata e ci invitava a trovare nuovi simboli». Il richiamo della sua storia militante lascia poi spazio alle nuove rotte che i giovani di destra devono affrontare odiernamente: «È importante impegnarsi per capire qual è lo spirito del nostro tempo, che è complesso e fatto di tanti nuovi conflitti. Oltre ai presidi nelle scuole, i ragazzi sono chiamati a saper navigare nell’oceano della rete». Da qui è partito un invito all’innovazione: «Siate fuori dagli schemi e dalle nostalgie. Avete la straordinaria occasione di poter riempire le autostrade di contenuti: non fatevi scrivere l’agenda politica da qualcun altro».
Non esiste una destra «funeraria»
Da Marco Valle è partita un’operazione di verità sui movimenti giovanili di destra del secolo scorso: «Non credete alla narrazione di una destra funeraria. Gli anni di piombo ci sono stati con la morte e le sofferenze, ma noi li abbiamo vissuti per motivi importanti: volevamo stare dentro la società del domani e cambiarla da dentro. Non eravamo soltanto tristi. Pensavamo con la nostra testa ed eravamo gioiosi».
Successivamente, ha ricordato l’esempio politico di Almerigo Grilz nel Fronte della gioventù triestino: «Lui fu uno dei primi a capire che la nostra comunicazione doveva essere diversa e innovativa: aggressiva, ironica e capace di smontare certi canoni». In conclusione, Valle ha illustrato i temi che si affrontavano tra i militanti di destra negli anni ’70 e ’80: «Ci ponevamo il tema dell’identità popolare e della sovranità nazionale, siamo sempre stati italiani e fieri». Nel nuovo millennio, c’è una generazione pronta a raccogliere il testimone e che crede negli stessi valori patriottici.