Dopo i morti di giugno
Sibari, blitz della Dda contro il caporalato: 20 persone fermate dai carabinieri, giro di sfruttamento gestito da extracomunitari
Gli stranieri sfruttavano loro connazionali nei campi. Tre mesi fa quattro braccianti furono arsi vivi nella zona
Venti provvedimenti di fermo e un segnale perentorio di legalità lanciato nel cuore della Calabria. È questo il bilancio della massiccia operazione anti-caporalato scattata all’alba nella Piana di Sibari, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Catanzaro. L’inchiesta ha sradicato una fitta e spietata rete criminale gestita da soggetti extracomunitari che lucravano sulla pelle di propri connazionali e altri immigrati, costretti a spaccarsi la schiena nei campi in condizioni disumane.. I venti fermati sono tutti stranieri (18 pakistani, un indiano e un cittadino del Bangladesh).
Il blitz della DDA
Le accuse contestate a vario titolo dalla Procura distrettuale guidata da Salvatore Curcio sono pesantissime: riduzione in schiavitù, tratta di persone, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e intermediazione illecita di manodopera. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e del Gruppo Tutela Lavoro di Napoli, hanno fatto luce su due distinte associazioni a delinquere formate da malviventi extracomunitari e fortemente interconnesse tra loro. Dietro la facciata del lavoro agricolo si nascondeva un sistema di stampo schiavistico: i caporali stranieri privavano i braccianti dei più elementari diritti sotto il rigido e violento controllo delle consorterie, con l’ombra asfissiante della ‘ndrangheta a vigilare e trarre profitto dal business complessi
La strage di giugno
Ad inizio giugno ad Amendolara, un comune limitrofo alla Piana di Sibari, quattro braccianti agricoli stranieri sono stati bruciati vivi all’interno di un minivan. Le vittime si trovavano a bordo di un monovolume nei pressi di un distributore di benzina lungo la Statale 106. I filmati delle telecamere di sorveglianza hanno ripreso due persone mentre cospargevano il mezzo di liquido infiammabile, bloccando deliberatamente il portellone posteriore per impedire ai lavoratori di mettersi in salvo.
L’impegno del governo e della Regione
Nella lotta al caporalato in Calabria e nel Mezzogiorno è forte l’impegno del governo. Il ministro Francesco Lollobrigida ha messo in piedi sistemi di controllo efficaci, mentre l’esecutivo ha stanziato 150 milioni di euro di recente. La Regione Calabria, subito dopo i fatti di Amendolara, ha denunciato, attraverso l’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, la barbarie dello sfruttamento nei campi di lavoro e la piena sinergia con la magistratura.