La presa di posizione
Violenza sulla 13enne di Torino, anche la comunità bengalese contro la liberazione del connazionale: “Doveva andare in carcere”
L'Anm si scaglia contro la decisione di Nordio di inviare gli ispettori: "Del tutto non ortodossa". Il ministro Roccella: "Verifica necessaria: un sistema fondato sulle garanzie è chiamato a tutelare anche e soprattutto la parte più debole, e cioè la bambina vittima"
“Non doveva essere liberato”. A criticare con fermezza la decisione del gip di Torino di liberale il 42enne del Bangladesh autore della violenza su una bambina di 13 anni all’interno di un minimarket è la stessa comunità bengalese, per il tramite del suo portavoce, Prince Howlader, presidente anche dell’associazione islamica Giovani per l’umanità. La presa di posizione arriva mentre resta altissimo il livello delle polemiche intorno alla decisione, con l’Anm che si è arroccata contro le critiche alla decisione della collega che ha disposto la scarcerazione, scagliandosi anche contro la decisione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di disporre un’ispezione.
La comunità bengalese contro la scarcerazione del connazionale
“Quanto accaduto a Torino è una cosa molto grave, non capiamo come mai una persona che commette un reato del genere possa essere rilasciata immediatamente”, ha commentato Howlader, parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos. “Ci siamo rimasti male anche noi, perché – ha sottolineato – si tratta di un episodio gravissimo, che oltretutto ha come vittima una bambina di 13 anni. Su queste cose noi, come comunità, siamo sempre stati abbastanza fermi e abbiamo sempre condannato qualsiasi tipo di violenza e anche qualsiasi tipo di estremismo”. “Nella fattispecie, poi, una persona che aveva già commesso un altro reato dello stesso tipo e solo poco prima, era evidentemente pericolosa e quindi – ha concluso il portavoce della comunità bengalese – doveva andare in carcere”.
Al via la procedura di ispezione disposta da Nordio
La procura di Torino, che aveva chiesto la convalida del carcere, ha annunciato che ricorrerà in Appello contro la decisione della gip che si è limitata a disporre l’obbligo di firma per l’uomo, che una quarantina di minuti prima, come emerso dalle telecamere del negozio, aveva abusato anche di una donna intorno ai 40 anni, ancora non identificata. Intanto, secondo quanto emerso, il ministero della Giustizia sta già avviando la procedura di ispezione disposta da Nordio, che inizialmente avviene per via documentale.
L’Anm si arrocca: “Invio degli ispettori del tutto non ortodosso”
L’Anm si è espressa contro la decisione del ministro di approfondire l’accaduto, bollando l’invio degli ispettori come “del tutto non ortodosso”. Secondo il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, le reazioni a quanto accaduto a Torino sarebbero andate oltre la critica per sfociare in “diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo”. “Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso – ha detto ancora Tango – l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti”.
Gasparri: “Ammettano il grave errore”
Una risposta diretta all’Anm è arrivata dal presidente della Commissioni Esteri del Senato, Maurizio Gasparri. “Con buona pace di Tango, le critiche sono più che legittime e devono avere anche toni vibranti per sottolineare la gravità di quanto accaduto”, ha detto il senatore azzurro. “Diciamo alla Anm nazionale e alla Anm locale – ha aggiunto Gasparri – che non c’è il dovere di sbagliare come regola permanente. Dalla standing ovation per Ranucci si può passare a qualche condotta migliore, ammettendo che la valutazione fatta a Torino è stata gravemente sbagliata e inopportuna. Sono queste decisioni errate che poi alimentano tensioni sociali che vanno contrastate e, soprattutto, prevenute”.
Le scritte sulla saracinesca del minimarket
Emblematiche per capire fino in fondo il senso delle parole di Gasparri sono le scritte comparse sulla saracinesca del minimarket in cui si sono consumate le violenze. Vi si legge “Pedofilo infame. In mano al popolo”, messaggi che appaiono come il frutto avvelenato della frustrazione che si genera quando si percepisce la mancanza di risposte adeguate da parte di chi, istituzionalmente, avrebbe dovuto darle.
Roccella: “Andava tutelata la bambina vittima”
È stata poi il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, a ricordare che “quando di mezzo ci sono minori, come nel caso della piccola tredicenne di Torino, un sistema fondato sulle garanzie è chiamato a tutelare anche e soprattutto la parte più debole, e cioè la bambina vittima”. Dunque, “l’invio degli ispettori da parte del ministro Nordio è una risposta a una evidente esigenza di verifica”. “Stiamo lavorando molto – ha ricordato il ministro – per potenziare la formazione degli operatori in tema di violenza sulle donne, a cominciare dalla magistratura, perché la formazione non è solo elemento per la repressione ma anche e soprattutto uno strumento di tempestività e prevenzione”. “Le leggi ci sono e in questa legislatura è stato fatto un grande lavoro sulla sicurezza, in particolare a tutela delle donne. Ma – ha concluso Roccella – devono essere tradotte, da coloro che sono chiamati ad applicarle, in valutazioni e decisioni efficaci”.