Cosa c'è di più italiano?
“Se vinco mangio gli spaghetti nella coppa”: Kimi Antonelli compie il miracolo a Monza e mantiene la promessa. Pure i ferraristi lo acclamano (video)
Altro che Champagne… Pasta (bianca) pomodoro (rosso) e basilico (verde): a circuito ormai deserto, con la bandiera tricolore appoggiata sulla ringhiera, prima di iniziare a pensare alla prossima gara – a Madrid per il Gp di Spagna – Kimi Antonelli è tornato sul podio di Monza con il suo trofeo riempito di spaghetti al pomodoro e una forchetta per poterli mangiare.
Kimi Antonelli festeggia il trionfo a Monza mangiando gli spaghetti dalla coppa
Sì, perché l’orgoglio tricolore di Kimi passa anche per i festeggiamenti della vittoria che lo ha visto trionfare ieri al Gp d’Italia a Monza, a 60 anni dall’ultimo trionfo di un pilota italiano in quel circuito. E perché una promessa è una promessa, specialmente quando ha il sapore di casa e il profumo del successo. Del resto poi, lo aveva detto con la fierezza e la sicurezza della sua solarità, formalizzando l’impegno: «Se vinco a Monza mangio la pasta dentro al trofeo».
Dopo la memorabile cavalcata una sana spaghettata made in Italy
Detto, fatto: celebrando la vittoria con un gesto tutto italiano Kimi Antonelli ha spolverato un piatto di spaghetti al pomodoro (c’è niente di più simbolicamente nostro?) mangiando direttamente dalla coppa conquistata sul podio. E per vincere ha vinto… e che vittoria. Un’impresa titanica, la sua: partenza dall’ultimo posto in griglia. Un’intera armata di avversari agguerriti da risalire. Un circuito che non avrebbe perdonato il minimo errore. Eppure, il talento bolognese ha trasformato un’utopia in una cavalcata memorabile, riportando la tricolore sul gradino più alto del tempio della velocità, a sessant’anni dall’ultimo trionfo italiano in Formula 1.
La promessa (realizzata) di Kimi Antonelli: «Se vinco a Monza mangio la pasta dentro al trofeo»
A motore spento e autodromo vuoto, con la marea umana ancora negli occhi e nel cuore, e nell’aria l’odore del fumo tricolore lasciato dagli effetti pirotecnici che hanno solennizzato il suo trionfo a Monza, Kimi ha tenuto fede alla parola data. Seduto sul podio, con la bandiera italiana adagiata sulla balaustra, ha riempito il trofeo di spaghetti e, forchetta alla mano, si è regalato la cena più dolce della carriera. Un gesto semplice, profondamente e orgogliosamente italiano, che ha fatto il giro del mondo raccontando un’Italia che sa vincere senza perdere mordente e autenticità.
«Difficile descrivere la giornata di ieri, è un sogno ad occhi aperti. Ciò che ho vissuto è qualcosa che non dimenticherò mai. Il podio di Monza è indescrivibile, come il calore di tutti i tifosi e di quella marea di gente che non finiva più. Voglio ringraziare davvero tutte le persone che hanno reso questo possibile, e che stanno rendendo quest’anno speciale», ha dichiarato, non per niente, commosso e riconoscente il campione italiano.
La pasta nella coppa e l’orgoglio tricolore che hanno il sapore dell’italianità
Ma c’è di più. Qualcosa di ancora più profondo e simbolico nel fenomeno Antonelli e nei suoi gesti, dalla mano sul cuore mentre canta l’inno, a quella bandiera da cui si lascia avvolgere, fino agli spaghetti mangiati dalla coppa. Il giovanissimo campione – legato, non a caso, da una stretta amicizia a Jannik Sinner, altro simbolo luminoso di una generazione dorata dello sport azzurro – incarna una scuderia di nuova di talenti che il mondo ci invidia: determinati, educati, capaci di risvegliare quel senso di appartenenza e quell’orgoglio troppo spesso rimasto sopito o timidamente celato.
Ecco perché Kimi Antonelli conquista pure i ferraristi più integerrimi
Un magnetismo identitario, quello di Kimi Antonelli, talmente forte da abbattere persino la più rigida delle fedi agonistiche e la più inflessibile delle tifoserie sportive e che spiega perché ieri, a Monza, abbiamo tutti assistito a un piccolo miracolo sociologico: il popolo ferrarista, storicamente intransigente e indissolubilmente legato alla Rossa, ha sommerso di applausi e tributi un ragazzo italiano alla guida della tedesca Mercedes.
Perché prima del marchio viene il sangue, e prima della scuderia viene la bandiera. E poi perché Kimi Antonelli rappresenta per tutti il figlio di un’Italia che non si arrende, che parte dall’ultimo posto e rimonta fino in cima, celebrando il trionfo più che con lo champagne di rito con un piatto di spaghetti, regalando a tutti, appassionati o meno di F1, un momento di gioia condivisa e di italianità ruggente che fanno bene al cuore. (Sotto, il video da Youtube).