ll libro di Calabrò
Regalate questo libro a Papa Leone XIV: per capire come tenere dritta la barra della Santa Sede
Nel giorno del suo 71esimo compleanno, Papa Leone XIV ha dato un segnale sul governo economico della Santa Sede. Con un Motu Proprio ha superato le misure di contenimento salariale introdotte da Francesco nel marzo 2021. La sostenibilità economica resta un obiettivo, ma dovrà essere perseguita «con strumenti diversi».
Per capire quali possano essere questi strumenti sarebbe utile mettere sulla scrivania del Papa Il trono e l’altare. Guerra in Vaticano: una storia inedita di Maria Antonietta Calabrò.
Giornalista per trent’anni al Corriere della Sera, Calabrò ha seguito politica, giustizia, sicurezza e Vaticano e oggi collabora con HuffPost. Premio Saint-Vincent per il giornalismo nel 2001, ha seguito il crac del Banco Ambrosiano e lo IOR e ha dedicato libri al Vatileaks, alla vicenda Calvi-Ambrosiano e al caso Moro.
Il trono e l’altare nasce dunque da decenni di inchieste. Non è un manuale di governo né l’ennesima raccolta di misteri vaticani, ma la ricostruzione di vent’anni di scandali, scontri e riforme che hanno attraversato i pontificati di Benedetto XVI e Francesco.
Calabrò racconta una guerra combattuta dentro e intorno alle mura vaticane, nella quale il denaro ha un ruolo decisivo. Finanze opache, fughe pilotate di documenti, lotte di potere, scandali sessuali, diplomazia e interferenze internazionali sono i fili di una ricerca costruita su documenti, fonti aperte e testimonianze dirette.
Il racconto parte da Benedetto XVI e dal primo Vatileaks, quando documenti provenienti persino dall’appartamento pontificio finiscono sui giornali insieme alle accuse di corruzione e agli scontri sulla trasparenza dello IOR. Poi arriva Francesco, che avvia la riforma delle finanze vaticane richiesta anche dai cardinali prima della sua elezione.
È seguendo i soldi che il libro diventa quasi un thriller finanziario.
Il caso simbolo è il Palazzo di Londra: 270 milioni investiti in hedge fund altamente speculativi e circa 670 milioni posti a garanzia, a fronte di un patrimonio della Segreteria di Stato di poco superiore ai 700 milioni. Una concentrazione del rischio che, nella ricostruzione riportata nel volume, segna una rottura con la precedente gestione prudenziale delle riserve.
Ed è qui che il libro diventa attuale. Risanare i conti della Santa Sede non può significare soltanto chiedere sacrifici a chi ci lavora. Prima vengono trasparenza, controlli, competenza e capacità di fermare le operazioni sbagliate.
Il problema dei conti resta. Francesco aveva riconosciuto il deficit della Santa Sede, avvertendo che continuare a erodere il patrimonio significa compromettere il futuro.
Ma Calabrò racconta anche come nel 2015 la Segreteria per l’Economia avesse individuato prestiti superiori a 200 milioni destinati a investimenti in azioni e immobili. Secondo la ricostruzione del libro, se l’azione di controllo del cardinale George Pell e del Revisore generale non fosse stata fermata, si sarebbe potuta evitare l’enorme perdita legata al Palazzo di Londra.
La domanda consegnata a Leone XIV è allora semplice: chi controlla deve essere messo nelle condizioni di controllare davvero?
Francesco aveva indicato una risposta alla Segreteria per l’Economia: la lealtà significa anche saper dire «no» quando l’interesse personale prevale su quello collettivo o le regole vengono aggirate. Servono professionalità, vigilanza e «cultura della legalità e della trasparenza».
È la morale che resta dopo le pagine di Calabrò. Una grande istituzione non può affidarsi soltanto agli uomini che la governano: servono regole e controlli capaci di resistere alle cordate e agli interessi personali.
Per questo la decisione di Leone XIV sugli stipendi offre una chiave di lettura del libro. La sostenibilità è necessaria, ma non può essere ottenuta facendo pagare soprattutto chi lavora. I risparmi vanno cercati prima nelle inefficienze, nell’opacità, nelle operazioni finanziarie azzardate e nella debolezza dei controlli.
Regalate dunque Il trono e l’altare a Papa Leone XIV. Non vi troverà la ricetta per governare il Vaticano, ma la mappa degli scogli incontrati dai suoi predecessori. Ed è già molto per chi oggi deve risanare senza impoverire e tenere dritta la barra della Santa Sede.