Senza ipocrisie
Per Emma Bonino un ricordo onesto, non una celebrazione: la coerenza non cancella le distanze
Per oltre mezzo secolo Bonino ha interpretato una concezione radicale della libertà individuale e una visione lontana dal sentire di molti italiani. Con risvolti che anche la sinistra finge di dimenticare
Capita che chi muore diventi improvvisamente un patrimonio comune, quasi che certe battaglie combattute per una vita siano conquiste a cui avremmo partecipato tutti. Anche no! Nessuno può disconoscere a Emma Bonino le qualità politiche che molti stanno ricordando in queste ore: il coraggio, la tenacia, la capacità di condurre per decenni battaglie minoritarie, l’impegno contro la pena di morte, contro le mutilazioni genitali femminili, per le donne afghane e molto altro ancora. Sarebbe però altrettanto falso fingere oggi una vicinanza che, per molti italiani, non c’è mai stata.
La visione di Emma Bonino
Bonino ha rappresentato per mezzo secolo una delle espressioni più coerenti di una concezione radicale della libertà individuale, nella quale l’autodeterminazione occupava uno spazio enorme e i legami comunitari erano subordinati al primato della scelta individuale.
La battaglia per l’aborto, alla quale partecipò anche praticando aborti clandestini negli anni della “disobbedienza civile”, fu all’origine stessa della sua vita politica. Sul fine vita sostenne la linea radicale dell’autodeterminazione. Sulla droga fu protagonista dell’antiproibizionismo, dalla legalizzazione della cannabis fino alla proposta della distribuzione controllata dell’eroina. E fu sempre lontanissima anche dalla destra nazionale e conservatrice: considerava il nazionalismo una “malattia” dell’Europa, combatté il sovranismo, difese l’integrazione europea e si oppose alle politiche di chiusura sull’immigrazione.
Una distanza radicale
Sono posizioni perfettamente legittime, ma non neutre, anzi scavano solchi profondi rispetto a chi la pensa in modo opposto. Le sue battaglie hanno espresso un’idea ben precisa della persona e della società, che chi attribuisce un valore particolare alla vita nascente, alla famiglia, alla responsabilità personale e alla tradizione non condivide. Ed è legittimo ricordarlo anche nel giorno in cui prevalgono, comprensibilmente, gli omaggi.
L’omaggio selettivo della sinistra
C’è poi un’altra Bonino che, curiosamente, molte commemorazioni tendono a dimenticare: la liberale, e per molti aspetti liberista, in economia. Bonino non era socialista. Diffidava profondamente del welfare italiano costruito attorno a pensioni, aziende pubbliche, protezioni di categoria e mediazione sindacale. Chiedeva con forza il contenimento della spesa pubblica, sostenne liberalizzazioni e privatizzazioni, difese l’aumento dell’età pensionabile e giudicò irresponsabile l’idea di cancellare la legge Fornero. Nel 2007 arrivò a rimettere il proprio mandato ministeriale nelle mani di Prodi nello scontro sulle pensioni, accusando la sinistra di essere diventata conservatrice.
La sua visione dell’economia prevedeva più mercato, più concorrenza, meno rendite e protezioni, meno spesa improduttiva, uno Stato più leggero e meno invadente nella sfera economica. Una posizione rispettabilissima, anche questa, ma è singolare che venga oggi dimenticata proprio da chi – a sinistra – la iscrive frettolosamente nel proprio pantheon.
Il significato dell’invito al Bilderberg
E c’è infine un particolare che appartiene pienamente alla sua biografia internazionale. Nel 1998, quando era commissaria europea, Bonino partecipò alla riunione del Bilderberg a Turnberry, in Scozia. Sul Bilderberg si sono accumulate negli anni fantasie di ogni genere, ed è bene lasciarle da parte. Era, ed è, un incontro annuale nato nel 1954, rigorosamente su invito, nel quale esponenti di primo piano della politica, della finanza, dell’industria, dell’università e dei grandi media europei e nordamericani discutono a porte chiuse.
Essere invitati al Bilderberg significava essere riconosciuti come interlocutori di quella ristretta cerchia che frequenta i luoghi informali dove le élite occidentali si incontrano, discutono e si riconoscono reciprocamente. È un segno del livello di interlocuzione raggiunto da Bonino, ben oltre la dimensione italiana, con l’establishment transatlantico. Un dato interessante per una figura nata come contestatrice radicale del sistema.
Un modo onesto per ricordarla
Partita dalla disobbedienza civile e dalla provocazione radicale degli anni Settanta, arrivò ai vertici delle istituzioni europee senza abbandonare il nucleo fondamentale delle proprie convinzioni. E molte delle sue idee, un tempo scandalose e minoritarie, sono nel frattempo entrate nel linguaggio corrente delle élite occidentali. Si può riconoscere tutto questo senza celebrarlo? Credo di sì.
La morte merita rispetto per il dolore di chi resta e per la persona che non c’è più. Ma si può rendere omaggio alla coerenza di una vita senza fingere di condividere ciò per cui quella vita è stata spesa. È forse questo il modo più onesto di ricordare Emma Bonino.