L'intervista
Un’Europa senza figli è un’Europa senza futuro. Parla Antonio Giordano: «La risposta è “Family First”»
Il segretario generale dell’Ecr traccia il bilancio del summit di Dubrovnik e chiede di portare la demografia al centro delle politiche europee
Politica - di Alice Carrazza - 12 Settembre 2026 alle 21:00
Reduce dal successo del terzo Congresso europeo sulla famiglia di Dubrovnik, Antonio Giordano affida al Secolo d’Italia il bilancio di una tre giorni che ha richiamato esponenti politici, studiosi e rappresentanti della società civile da diversi Paesi. Il deputato di Fratelli d’Italia e segretario generale dell’Ecr Party racconta il lavoro compiuto e lo scambio di vedute condiviso con la ministra della Famiglia Eugenia Roccella sul palco.
Onorevole Giordano, quale risultato politico consegna questa edizione del summit?
«L’aver messo attorno allo stesso tavolo chi governa, chi studia questi fenomeni e chi rappresenta le famiglie. Il problema della denatalità attraversa confini e schieramenti politici. Qui abbiamo dato forza a una convinzione: il futuro dell’Europa dipende anche dalla sua capacità di tornare a generare vita. “Family First” significa assumersi questa responsabilità».
Perché i conservatori hanno da sempre a cuore questo tema?
«Perché la famiglia è il luogo nel quale le generazioni si incontrano, si trasmettono memoria, educazione e appartenenza. È da qui passa la continuità delle nostre comunità. È grazie ad essa che scopriamo le nostre radici».
E che cosa porta l’Italia al tavolo?
«L’Italia porta l’esperienza del governo guidato da Giorgia Meloni, che ha posto il sostegno alle famiglie tra le sue priorità. A Dubrovnik lo ha ribadito il ministro Eugenia Roccella, illustrando le misure adottate: dall’aumento all’80 per cento dell’indennità di congedo parentale al potenziamento del bonus asilo nido, fino ai finanziamenti destinati alla creazione di nuovi posti. Interventi concreti per favorire la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. È questa coerenza tra le posizioni sostenute in Europa e le scelte compiute al governo a rendere credibile il contributo italiano».
Ma gli aiuti economici possono davvero convincere una coppia ad avere figli?
«Il compito della politica è mettere quella coppia, come ha detto la titolare del dicastero italiano, nelle condizioni di scegliere liberamente. Una casa accessibile, un lavoro stabile, servizi affidabili incidono sulla possibilità di costruire una famiglia. Poi c’è un passaggio culturale: riconoscere il valore sociale della genitorialità. Una donna deve poter diventare madre senza temere che questo comprometta il suo percorso professionale».
Che cosa chiedete, concretamente, a Bruxelles?
«Che la demografia trovi spazio nelle priorità di bilancio e nei fondi europei. Parliamo di crescita, competitività, tenuta dei territori: tutte questioni sulle quali pesa il calo delle nascite. Se un paese perde giovani, chiudono scuole, si riducono servizi e opportunità. Investire nelle famiglie significa intervenire prima che quello spopolamento diventi irreversibile, come ha ben spiegato Roccella».
La presenza dell’inviato del presidente Usa Nick Adams e di Brian Brown, presidente dell’International organization for the family, che segnale dà?
«Che esiste uno spazio di confronto tra conservatori europei e americani anche sulle grandi questioni sociali e culturali. Famiglia, educazione, libertà riguardano entrambe le sponde dell’Atlantico. L’Ecr Party lavora perché questo dialogo cresca, valorizzando le rispettive esperienze. L’Italia può dare un contributo importante».
Dal palco è arrivato anche un annuncio importante?
«Sì, quello del nuovo presidente di Ecr Party. Sarà Adam Bielan. Il Board of Directors lo ha eletto all’unanimità; l’elezione dovrà essere ratificata nel prossimo Council. È una scelta nel segno della continuità con le presidenze di Giorgia Meloni e Mateusz Morawiecki. Vogliamo rafforzare la cooperazione tra i nostri partiti e allargare la famiglia conservatrice».