Il Forum economico
Cambiare l’Europa è possibile: la proposta dei Conservatori per tornare a competere nel mondo
Morawiecki, Giordano, Simion, Nick Adams, Lucaselli e Rapisarda al Forum economico di Ecr party in Romania: dall’energia all’industria, fino all’asse con gli Stati Uniti
Europa - di Alice Carrazza - 30 Maggio 2026 alle 18:09
L’immagine che resta impressa è quella scelta da Mateusz Morawiecki per chiudere il Forum economico dei Conservatori europei in Romania. «L’inverno sta arrivando», avverte il presidente di Ecr party, richiamando il celebre motto del Trono di Spade. Nella saga è il segnale di una minaccia che incombe mentre i regni restano divisi e distratti da conflitti interni. È la stessa metafora utilizzata dall’ex primo ministro polacco per descrivere l’Europa di oggi: un continente che rischia di presentarsi frammentato e meno competitivo proprio mentre la pressione economica e geopolitica dall’esterno si fa sempre più intensa. Per due giorni la kermesse, ospitata a Cluj-Napoca, ha riunito esponenti politici, imprenditori, analisti e rappresentanti istituzionali provenienti da diversi Paesi Ue e dagli Stati Uniti. Più che una successione di panel, l’evento si è trasformato in una riflessione sul ruolo che l’Europa intende giocare in una fase segnata dalla competizione globale, dalla transizione energetica e dalla ridefinizione delle catene commerciali.
Competere nel nuovo mondo
Morawiecki ha individuato nella perdita di competitività il problema centrale dell’Europa contemporanea. Ha citato il ridimensionamento della siderurgia europea, la crescita delle importazioni dal Celeste impero e la progressiva esternalizzazione di comparti strategici. «Il nostro vero concorrente oggi è la Cina», ha affermato, sostenendo la necessità di una revisione delle politiche industriali e commerciali europee. Nel suo intervento ha insistito anche sul tema energetico, indicando nei costi elevati uno dei principali fattori che stanno spingendo molte imprese a trasferire investimenti e produzione fuori dall’Unione. Da qui l’invito a recuperare competitività attraverso una maggiore flessibilità nelle politiche industriali e una riduzione degli ostacoli normativi che gravano sulle imprese europee.
Il nodo delle regole europee
Lo stesso tema era emerso anche nell’intervento inaugurale di Antonio Giordano, segretario generale di Ecr party e deputato di Fratelli d’Italia. Per Giordano la sovranità europea «non è la negazione delle sovranità nazionali. Ne è la somma». Ma il cuore del suo ragionamento riguarda il rapporto tra regolazione e crescita economica. «L’Europa impone standard sempre più onerosi alle proprie imprese. Regole su regole su regole. Ma poi apre il mercato a prodotti che quelle stesse regole non le rispettano».
Una contraddizione che, secondo il parlamentare italiano, finisce per indebolire il sistema produttivo europeo, spingendo investimenti e capacità industriale verso altri mercati. Un tema che ha attraversato gran parte degli interventi e che ha rappresentato uno dei fili conduttori dell’intero evento.
Ad aprire la seconda giornata era stato George Simion, vicepresidente di Ecr party e leader di Aur. Nel suo intervento ha insistito sul legame tra indipendenza economica, sicurezza energetica e identità europea, sostenendo che un’Europa forte possa esistere soltanto attraverso nazioni forti e competitive.
Dall’India agli Stati Uniti
Ma la riflessione non si è fermata alla manifattura. Uno dei dossier più discussi è stato quello dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor, il corridoio infrastrutturale destinato a collegare India, Golfo ed Europa e considerato da molti partecipanti uno dei progetti strategici dei prossimi anni. Intervenendo nel panel dedicato all’Imec, Giordano ha lanciato un monito: «Dobbiamo migliorare la consapevolezza dell’Imec a livello parlamentare», ha spiegato, sostenendo che politica e impresa devono procedere «in modo autonomo ma parallelo» per trasformare il progetto in una concreta opportunità economica e commerciale.
Sul piano internazionale, uno degli interventi più attesi era quello di Nick Adams, inviato speciale del presidente Donald Trump. Adams ha richiamato la necessità di rafforzare il rapporto tra Europa e Stati Uniti in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti geopolitici ed economici, indicando nella cooperazione transatlantica uno degli strumenti fondamentali per affrontare le sfide della competizione globale.
Energia, industria e sovranità
Tra gli interventi della giornata anche quello di Ylenja Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera. «L’errore dell’Europa è stato centralizzare troppo: le politiche industriali efficienti si costruiscono conoscendo la manifattura locale, i distretti, le filiere», ha osservato, indicando nei programmi Transizione 4.0 e 5.0 un modello di sostegno a innovazione e investimenti. «Competitività non vuol dire maggior debito e crescita e rigore non si escludono. L’Italia lo sta dimostrando», ha aggiunto.
Nel dibattito è intervenuto anche Antonio Rapisarda, direttore del Secolo d’Italia, che ha letto le crisi degli ultimi anni — dalla pandemia alle guerre fino alle tensioni energetiche — come il segnale di un cambiamento profondo degli equilibri internazionali. «Sono tornati i vecchi e i nuovi imperi», ha osservato, sostenendo che l’Europa debba decidere «se essere un vaso di coccio tra questi vasi di ferro o dotarsi anch’essa di materiale resistente». Un richiamo alla necessità di rafforzare la capacità politica, industriale e strategica del continente in una fase segnata da una competizione sempre più intensa tra grandi potenze.













