Alibi per il fallimento dem
Serra su Repubblica tra spocchia e insulto per spiegare il flop campo largo: l’elettore di centrodestra? Gli basta un no ai migranti
Michele Serra, nella sua rubrica “L’Amaca” su Repubblica, attribuisce le difficoltà del campo largo anche alla diversa natura dell’elettorato progressista, definito “più critico e più esigente”. Una lettura che finisce però per contrapporre implicitamente gli elettori del centrodestra, descritti come più facilmente mobilitabili da temi come l’immigrazione. Più precisamente: il giornalista certifica la crisi del campo largo e prova a spiegare le difficoltà delle opposizioni. Nella sua Amaca, però, la riflessione oscilla tra pregiudizio e spocchia, finendo per trasformarsi in una semplicistica contrapposizione dai toni nettamente tranchant.
Insomma, c’è qualcosa di bizzarro, di straniante, ma al contempo anche di vagamente rassegnato nell’appuntamento editoriale di Michele Serra con la sua rubrica su la Repubblica. A partire dal titolo: «Avete notizie del campo largo?». Passando dall’esplicitazione dell’interrogativo a cui rimanda. Per finire poi con l’assunto-insulto finale agli elettori del centrodestra. Ma procediamo con ordine.
Serra, la disamina sull'”Amaca” tra spocchia dem e pregiudizi sull’elettore di centrodestra
Preso atto che il “campo largo” è un ectoplasma politico – un’armata Brancaleone senza programma, senza leader e senza idee – il nostalgico intellettuale progressista si trova davanti al solito bivio: ammettere il fallimento della propria parte o incolpare il resto del mondo. Ha scelto, ovviamente, la seconda via, scivolando nel più classico dei riflessi condizionati della sinistra: l’insulto cattedratico all’elettore di centrodestra. Vediamo perché.
Una visione tranchant dell’elettorato di destra e di sinistra
E partiamo dall’assunto secondo cui, a nostro parere, il teorema di Serra potrebbe rispondere a un esercizio di stile di spocchia “aristocratica” (politicamente parlando, s’intende). Ossia: il presupposto di partenza della sua disamina corsivata sembra essere: se le opposizioni non riescono a combinare nulla – spiega la firma di Repubblica – è perché il loro elettorato è «più critico, più esigente, meno facile da accontentare».
L’insulto di Serra, neanche troppo camuffato, all’elettore di centrodestra
Per l’esattezza, scrive il commentatore: «Ma sono molto differenti i due corpi elettorali, quello di centrosinistra più critico, più esigente. Meno facile da accontentare. A destra basta un “no all’immigrazione”, che a sinistra deve diventare, necessariamente, “come governare l’immigrazione e lavorare per l’integrazione”. È più difficile. Dunque ci vuole più tempo per capire il da farsi: e il tempo stringe».
«Gli basta un no all’immigrazione e»…
Come a dire, insomma, che a destra albergherebbe una massa di semicolti a cui basta uno slogan che punta alla pancia del Paese – «basta un no all’immigrazione» – per farsi andare bene tutto. Ergo, si parva licet: i cittadini che scelgono il centrodestra sarebbero dei faciloni speculativi, pronti a farsi bastare un refrain. Mentre a sinistra si soffre. Si studia. Ci si arrovella (forse anche troppo, sembra alludere Serra). E si «leggono documenti« e si elaborano massimi sistemi.
L'”Amaca” di Serra e la parte mancante dell’analisi su sinistra e campo largo
Una analisi un tanto al chilo, al netto delle argomentazioni e ai concetti a cui rimandano, e che invitiamo comunque a leggere e a interpretare. Perché, ci permettiamo di obiettare, la realtà logico-politica in realtà è esattamente l’opposto. Ossia: il centrodestra governa – e vince – perché dimostra una maturità politica e un pragmatismo operativo che la sinistra ha smarrito da tempo. Per non parlare della capacità di comunicazione con l’elettorato con cui i dem hanno perso contatti e riscontri da tempo immemore…
O meglio: la capacità di fare sintesi tra culture e provenienze partitico-esperienziali diverse, in nome di un programma comune e di un’idea di rilancio del Paese condivisa. Al contrario, il dramma del centrosinistra non è l’eccesso di “criticità” dei suoi elettori, ma l’incapacità cronica dei suoi leader di intercettare le esigenze della base, come di declinare le proprie fumose teorie a soluzioni concrete.
La contrapposizione tranchant tra una sinistra “complessa” contro una destra “semplicistica”
E alla fine della fiera delle vanità pedagogiche e delle ambizioni politiche frustrate, la narrazione di una sinistra “complessa” contro una destra “semplicistica” e “involuta” potrebbe non rivelarsi altro che un alibi perfetto per giustificare una prolungata permanenza all’opposizione. Pertanto, ci permettiamo di obiettare che: finché dalle parti di Repubblica continueranno a confondere la propria vaghezza propositiva e inconcludenza operativa con la superiorità morale. E a trattare la maggioranza degli italiani come un corpaccione elettorale involuto, il campo largo continuerà a non esistere (e a non quagliare). E il centrodestra, con buona pace di Michele Serra, a governare…