I colloqui su una tregua
Pace Ucraina-Russia, “mission impossible” per conto di Trump: Witkoff e Kushner sono a Mosca
I due emissari americani portano al Cremlino una nuova proposta per fermare la guerra in Ucraina. Zelensky li attende domenica, mentre lo zar continua a bombardare
Esteri - di Alice Carrazza - 5 Settembre 2026 alle 12:29
Il convoglio del Cremlino era già schierato sulla pista quando il jet è atterrato a Vnukovo. A bordo, secondo Interfax, potrebbero esserci Steve Witkoff — inviato speciale della Casa Bianca —, e Jared Kushner — genero di Donald Trump e suo fidatissimo emissario diplomatico —; con loro viaggia soprattutto l’ultima scommessa del tycoon sull’Ucraina. Una proposta ancora segreta, due capitali da convincere e una tabella di marcia tutt’altro che casuale: prima Mosca, dove il presidente Vladimir Putin dovrà mostrare se vuole davvero negoziare; poi Kiev, chiamata ancora una volta a valutare il prezzo della pace. Il tutto mentre i missili russi continuano a volare e ricordano agli inviati americani chi, al tavolo, pensa di poter dettare le condizioni con le armi.
L’arrivo del business jet nella capitale russa è stato riferito dalle agenzie di Mosca citando fonti dei servizi aeronautici. Davanti al terminal governativo di Vnukovo erano già comparsi i veicoli con targa diplomatica incaricati di accogliere la delegazione. Il Cremlino, per il momento, mantiene la liturgia della riservatezza: il portavoce Dmitry Peskov ha fatto sapere che darà conto dei colloqui soltanto dopo il loro svolgimento.
Trump manda i suoi uomini fidati
«Abbiamo un’idea per la pace», ha annunciato il potus nello Studio Ovale. «Ho mandato due grandi negoziatori. Hanno svolto un lavoro eccellente e li abbiamo inviati per verificare se sia possibile arrivare a un risultato. Credo che ci siano buone possibilità di riuscirci».
Il presidente americano non ha svelato il contenuto della proposta. La scelta degli emissari chiarisce però il metodo. Witkoff è da tempo il principale canale diretto con la Russia; Kushner è l’uomo al quale Trump affida le trattative più delicate. Poca diplomazia cerimoniale, molti rapporti personali e una bozza da correggere al tavolo finché non si intraveda un’intesa possibile.
I due hanno incontrato The Donald giovedì alla Casa Bianca. La loro missione arriva inoltre dieci giorni dopo la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, ricevuto dai vertici dell’intelligence russa. Un passaggio utile a misurare se dietro le aperture verbali dello zar esista una disponibilità concreta o soltanto la consueta tattica del Cremlino: trattare per prendere tempo e combattere per guadagnare terreno.
La risposta russa arriva dal cielo
Dopo il faccia a faccia con Putin, i due uomini del presidente Usa dovrebbero raggiungere Kiev domenica per incontrare Volodymyr Zelensky. Il leader ucraino ha promesso la sospensione degli attacchi aerei per il tempo necessario alla visita, chiedendo alla Russia un comportamento analogo.
Mosca ha risposto, almeno finora, con i fatti. Nella notte ha proseguito gli attacchi contro l’Ucraina impiegando missili balistici e droni d’assalto. Venerdì un velivolo russo ha colpito anche il quartier generale dell’Sbu nella capitale ucraina, uno degli obiettivi più rilevanti raggiunti dall’inizio della guerra. Non esattamente il tappeto rosso che Washington avrebbe auspicato.
La carta del G20 di Miami
Trump dispone però di una leva alla quale il Cremlino guarda con interesse: il ritorno di Putin nei grandi consessi internazionali. La Casa Bianca starebbe valutando un invito al G20 di Miami di dicembre, ipotesi non ancora decisa ma anticipata dalla presenza del ministro russo Anton Siluanov alla recente riunione dei responsabili finanziari in North Carolina.
Per Mosca sarebbe una vistosa crepa nell’isolamento seguito all’invasione dell’Ucraina; per gli europei, una riabilitazione difficile da digerire senza concessioni russe. Trump può offrire a Putin una via d’uscita diplomatica e perfino una passerella internazionale. Ma vorrà ricevere qualcosa in cambio. Il jet è arrivato a Mosca: ora bisognerà vedere se dal Cremlino ripartirà con un accordo possibile o con l’ennesima collezione di promesse russe.