Dopo il no di Avs
L’effetto Calabresi si fa già sentire a Milano: il campo largo si spacca tra il “niet” del M5S e le critiche del Pd
Il capogruppo del Pd alla Regione non accetta veti sul suo nome. I Cinquestelle orientati verso il no: la candidatura del giornalista ha avuto un effetto valanga
Se c’era qualcosa che poteva fare Mario Calabresi, il giornalista autocandidatosi a sindaco a Milano, era quella di spaccare il campo largo. C’è riuscito in pochi giorni, Avs non lo vuole, Azione lo sostiene, Majorino (big del pd meneghino) lo sfida alle primarie e attacca Calenda e i Cinquestelle sono orientati verso il no. Un trionfo.
L’attacco di Majorino a Calenda: “Ha paura delle primarie? Non accetto veti”
Ad alzare i torni ci pensa Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Consiglio regionale e pure lui con la volontà di gare il successore di Beppe Sala. In una nota, Majorino parla di primarie e attacca Azione, che si era subito schierata a favore del figlio del commissario di polizia ucciso dal terrorismo rosso. “Vedo che Azione, prima con Calenda e Picierno, poi con altre interviste, nello sponsorizzare il nome di Calabresi come candidato sindaco di Milano dice di no alle primarie, e in qualche caso pone perfino una specie di veto preventivo su di me. Anche a prescindere da cosa farò io, tema su cui tornerò in futuro, non accetto nessun veto e non capisco minimamente questa guerra aperta condotta nei confronti delle primarie e della partecipazione dei cittadini”, scrive l’esponente del Pd.
Il niet dei Cinquestelle
Calabresi ha incontrato il coordinatore comunale del Movimento Cinquestelle, Stefano Buffagni, ma non ha ottenuto il risultato sperato. I grillini, come ha spiegato l’eurodeputato Gaetano Pedullà, uno dei pentastellati più vicini a Conte, per Milano pensano ad “un sindaco progressista vero. Di una sinistra che fa come le destre ne abbiamo piene le tasche”. Uno scetticismo nei confronti di Calabresi, quello dei contiani, dettato da diverse ragioni. Per i pentastellati, che sono all’opposizione con Sala, è un’autocandidatura che non entusiasma in nessun modo.
Avs è contraria
Gli esponenti di AVS, come il capogruppo in Regione Onorio Rosati, hanno manifestato forte perplessità su Calabresi sottolineando che “è arrivato il tempo della politica e quindi dei partiti”. Il partito preferisce che la classe dirigente venga espressa direttamente dalle forze politiche e dalle loro responsabilità, vedendo con diffidenza le candidature civiche o esterne calate dall’alto senza una reale intermediazione dei partiti.
Verso la scissione
Cosi stante le cose è pressoché certo che ci sarà una scissione. Un candidato sostenuto da Cinquestelle, Avs, Rifondazione Comunista e pezzi del Pd che non accetterebbero l’imposizione del giornalista. Il campo ristretto è già entrato in scena a Milano. E non è finita qui.