La sentenza
Omicidio Carol Maltesi, condannato all’ergastolo l’ex fidanzato: riconosciuta l’aggravante di premeditazione
L'ex bancario aveva ucciso la fidanzata 26enne nel suo appartamento di Rescaldina, in provincia di Milano, per poi liberarsi del corpo che aveva fatto a pezzi in precedenza. La coppia aveva scelto di girare un video hard da vendere su OnlyFans: la giovane venne colpita alla testa con un martello per 13 volte, mentre era legata a un palo della lap dance
Davide Fontana, accusato di aver ucciso la fidanzata Carol Maltesi, è stato condannato all’ergastolo senza isolamento diurno. Questa è la sentenza dei giudici milanesi, che erano stati chiamati a pronunciarsi nel terzo processo d’appello sull’aggravante della premeditazione, dopo il nuovo rinvio della Cassazione. I magistrati hanno confermato l’aggravante, già bilanciata con le generiche insieme alla crudeltà. L’imputato non ha avuto alcuna reazione alla lettura del verdetto del giudice Enrico Manzi, che ha presieduto il collegio.
Omicidio Carol Maltesi, condannato all’ergastolo il fidanzato
L’ex bancario aveva ucciso la fidanzata 26enne nel suo appartamento di Rescaldina, in provincia di Milano, per poi liberarsi del corpo che aveva fatto a pezzi in precedenza. La coppia aveva scelto di girare un video hard da vendere su OnlyFans: la giovane venne colpita alla testa con un martello per 13 volte, mentre era legata a un palo della lap dance. Poi è stata finita con una coltellata alla gola. L’uomo non avrebbe accettato l’imminente trasferimento della vittima in provincia di Verona. Dopo l’assassinio, Fontana ha fatto a pezzi il corpo, tenendo i resti nel congelatore per settimane. Infine, li ha gettati in quattro sacchi di plastica da un dirupo a Paline di Borno, in provincia di Brescia.
Nel primo appello i giudici hanno riconosciuto l’omicidio aggravato dalla premeditazione, oltre che dalla crudeltà, che hanno fatto aumentare la pena dai 30 anni all’ergastolo. La premeditazione confermata nell’appello bis, rimessa in discussione dalla Cassazione per questioni tecniche legate alle motivazioni e ora nuovamente riconosciuta dai giudici di Milano che hanno ribadito il carcere a vita.
Il processo a Davide Fontana
In aula, il pubblico ministero ha insistito sull’aggravante della premeditazione, mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Paloschi, che ha sottolineato il bisogno di «evitare una lettura emotiva che è l’esatto opposto della giustizia. Non tutti i giudizi devono terminare con l’ergastolo, bisogna tener conto anche delle attenuanti per non trasformare la giustizia in ingiustizia». In questo senso, dalla difesa è arrivato l’appello a tener conto del comportamento del 47enne che «ha confessato e ha collaborato durante le indagini e il processo» e sta affrontando un percorso di giustizia riparativa e un «pentimento reale».