Militanza e torcicollo
Virginia Libero, dai «disertori» all’Ucraina: la confusione dei giovani Pd e il pacifismo a corrente alternata
*Riceviamo e pubblichiamo
Che il ruolo di segretaria nazionale dei Giovani Democratici per Virginia Libero, 28 anni, padovana di Selvazzano, non fosse iniziato col piede giusto ce n’eravamo accorti subito. Da quando, più precisamente, davanti al giovanissimo pubblico del suo partito si rese protagonista di una gaffe che in poche ore fece il giro del web: “Ora noi ci siamo” urlò dal palco “I giovani democratici sono una risorsa per il Partito Com…Democratico”. Un errore forse dovuto alla troppa enfasi del suo discorso a cui tentò di porre rimedio senza successo perché, si sa, i social sono attenti e non perdonano.
Due giorni fa Libero è tornata a far parlare di sé per un passaggio del suo intervento alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia. “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre” ha dichiarato “Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori”.
Anche il “Partito Com…” non era pacifista
Tra confusione terminologica malcelata e rievocazione di termini forti che credevamo appartenere al passato (se non altro perché da anni ormai l’Italia si è dotata di un esercito professionale e la leva è volontaria), Virginia Libero sembra anche ignorare che il “Partito Com…” da lei (quasi) citato, proprio negli anni dei comitati di lotta per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza non prese mai una posizione netta, né perseguì politiche anti-militariste o pro-diserzione.
A ricordarcelo è il pamphlet “Contro il Servizio Militare” (Tipografia Savelli, 1975) a cura di Mario Pizzola e Roberto Cicciomessere, attivisti della Lega degli Obiettori di Coscienza. Si legge nella presentazione del libro: “Il partito comunista, dal canto suo, vincolato in teoria dalla concezione giacobino-leninista dell’esercito di popolo (che però scambia volutamente con l’esercito di leva), non modifica sostanzialmente il pericoloso quadro istituzionale militare limitandosi a battersi – per mezzo di proposte parlamentari e di articoli di stampa – per un ruolo “nazionale” e “difensivo” delle forze armate”. E ancora: “In questa situazione le lotte e i movimenti anti antimilitaristi hanno avuto ed hanno tuttora una vita difficile, fra l’indifferenza di una parte della sinistra e l’aperto boicottaggio dell’altra. Le poche analisi ed azioni di contestazione dell’apparato militare sono rimaste affidate per molto tempo a limitati gruppi di libertari, radicali e credenti che testimoniavano all’inizio istanze fra le più diverse, da quelle tradizionali del movimento anarchico e socialista a quelle genericamente pacifiste dei movimenti anglosassoni”.
Torcicollo e confusione: il perfetto identikit di una giovane del PD
Non stupisce che, sommersa da un fiume di critiche, la presidente dei Giovani Democratici sia dovuta correre ad aggiustare il tiro sulle colonne di Repubblica: “Kiev non c’entra nulla con quello che ho detto dal palco, sappiamo da che parte stare, dalla parte dell’Ucraina. E condanno Putin.”
E’ pacifista, quindi, ma a corrente alternata. Invoca la diserzione ma quando parla di guerra in Ucraina dice di stare dalla parte di Kiev. Se non sta attenta si inceppa sul nome del partito rischiando di evocarne uno dal sapore decisamente retrò. Alle contraddizioni totali aggiungeteci una dose di “com…”, un pizzico di “peace and love” e viene fuori il militante del PD perfetto: l’eterno confuso.
Noi avremmo tante domande da fare a Virginia Libero, se non altro perché i giovani sono davvero il futuro dell’Italia. Ma il pensiero delle risposte che potrebbe darci ci fa un po’ paura e, forse, dovrebbero farne un po’ anche ad Elly Schlein.