Il voto del plenum
Test psicoattitudinali per i magistrati: arriva il sì del Csm. Si parte. Giuffrè: “Un passo avanti decisivo”
Il via libera dà seguito al decreto del governo del 2024. I test verificano l'idoneità al ruolo e sono una tutela per i cittadini, ma a sinistra c'è chi continua ad agitare lo spettro di Licio Gelli
Via libera del Csm ai test psicoattitudinali per i magistrati. Il plenum ha approvato la delibera della Sesta commissione che ne fissa i criteri, dopo l’introduzione delle valutazioni da parte del governo con un decreto del 2024. I test serviranno a stabilire se vi siano condizioni di inidoneità per l’accesso alla carriera di pubblico ministero o giudice e riguarderanno cinque aree: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. Saranno introdotti con una fase sperimentale il prossimo anno per poi andare a regime dal 2028.
Una tutela per i cittadini, ma c’è chi evoca Licio Gelli
I test sono stati fortemente osteggiati da una parte della magistratura, che ha voluto interpretarli come uno strumento di delegittimazione dell’ordine invece che come uno strumento a tutela dei cittadini. Un’eco di questa resistenza è arrivata fino al voto di oggi, che ha visto l’astensione di sei consiglieri. Nel corso del dibattito consiglieri togati di Magistratura democratica e laici eletti in quota Pd hanno rilanciato quegli allarmi sostenuti nel tempo dall’Anm, parlando di “tassello nel disegno di delegittimazione” e “normalizzazione” della magistratura e arrivando a evocare il “piano di Rinascita di Licio Gelli”.
Giuffrè: “Un passo avanti decisivo”
“Con la delibera approvata oggi, il Csm compie un passo avanti decisivo nell’attuazione della riforma del 2024: individuare con precisione le condizioni di inidoneità dà ai test psicoattitudinali un fondamento chiaro e rispettoso dei principi costituzionali”, ha commentato il consigliere laico di centrodestra, Felice Giuffrè. “Non si tratta di uno strumento diagnostico né di un filtro ideologico, e la valutazione finale resta alla commissione esaminatrice. Vanno respinte, dunque, con fermezza – ha chiarito il costituzionalista – le letture ideologiche della sinistra giudiziaria che vi scorgono una delegittimazione della magistratura: verificare equilibrio e autonomia di giudizio di chi decide sui diritti dei cittadini rafforza la fiducia nella giurisdizione e tutela i diritti delle persone”.
Una verifica di idoneità, non una diagnosi
Nella delibera approvata dal plenum si sottolinea infatti che i test psicoattitudinali, elaborati con la collaborazione di 4 esperti psicologi, sono uno strumento “volto ad accertare l’assenza di condizioni di inidoneità, non a diagnosticare condizioni patologiche”, all’esito di “un percorso che inizia con la somministrazione del test, si sviluppa nel colloquio diretto dal presidente della seduta con l’ausilio di un esperto psicologo e si conclude con una sintesi valutativa operata dall’intera commissione (o sottocommissione) esaminatrice”. Illustrando il testo della delibera, uno dei consiglieri relatori, Antonino Laganà, eletto in quota Unicost, corrente di centrosinistra, ha spiegato che i nuovi test saranno “una verifica” per valutare “se mancano quelle condizioni senza le quali non si possono svolgere le funzioni di magistrato”.
Le cinque aree testate
Il testo in particolare suddivide i requisiti psicoattitudinali essenziali in cinque aree: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. All’area cognitiva, per esempio, si legge nella delibera, “si possono ricondurre i seguenti requisiti psicoattitudinali: ragionamento analitico; pensiero critico-inferenziale; presa di decisione e problem solving”. Fra le condizioni che dovrebbero inibire la carriera di magistrato il testo sottolinea la “grave carenza nelle attitudini relative al ragionamento analitico, al pensiero critico-inferenziale, alla presa di decisione e al problem solving”.
C’è poi l’area emotiva, che riguarda i processi di riconoscimento, regolazione e gestione delle emozioni che consentono di “mantenere equilibrio, lucidità e adeguatezza comportamentale anche in situazioni caratterizzate da elevata pressione, conflitto o coinvolgimento emotivo”. In questo caso, i futuri magistrati dovranno mostrare di possedere requisiti psicoattitudinali quali “equilibrio emotivo”, “gestione dello stress” e “autocontrollo”.
Per quanto riguarda l’area relazionale, agli aspiranti magistrati si richiede “comprensione empatica, capacità di ascolto e comunicazione efficace; collaborazione e lavoro di squadra”. L’area etico-valoriale invece riguarda “l’insieme delle disposizioni che orientano il comportamento professionale verso criteri di correttezza, responsabilità e coerenza con i principi e le finalità istituzionali del ruolo”. In questo caso viene individuata come condizione di inidoneità la “grave carenza di equità e autonomia di giudizio”. L’ultima area è quella organizzativa, che riguarda “l’insieme delle capacità che consentono di pianificare, coordinare e gestire efficacemente attività, tempi e risorse in funzione degli obiettivi e delle responsabilità del ruolo”. Qui a sbarrare le porte di accesso in magistratura saranno eventuali gravi carenze “nella capacità di organizzazione del lavoro e di gestione del tempo”.