Altro che modello Sanchez
Lavoro, Italia meglio della Spagna: disoccupazione al 5,1% contro il 9,9%. La sinistra prende un’altra “cantonata”
Nel numero dei contratti spagnoli pesa molto di più il lavoro discontinuo, con una quota rilevante di lavoratori formalmente occupati ma di fatto inattivi e senza salario, con carriere contributive fragili". Tutto il contrario del modello italian, con 1,3 milioni di posti stabili, a tempo indeterminato
Lavoro, occupazione, ma quale modello Sanchez? La domanda è legittima visti i dati di confronto tra Italia e Spagna – messi in luce da FdI- che non giustificano affatto l’elogio incondizionato del Pd e della sinistra del premier spagnolo. Pedro Sanchez nonostante il disastro di Ceuta vien ancora portato in palmo di mano dalle nostre opposizioni. Secondo Schlein e Campo largo sparso l’Italia dovrebbe prendere esempio dalle ricette economiche della Spagna. Criticato in patria (sondaggi horror), osannato dalla sinistra di casa nostra, non si sa bene perché, visto che “formidabili” dati occupazionali che Schlein sbandiera come contraltare a quelli del governo Meloni – che invece sono veri e certificati dall’Istat- non sono affatto così formidabili come li dipingono. A cominciare dal lavoro. Lo fa notare FdI dai suoi canali social. “L’Italia batte la Spagna. Un ‘altra cantonata. A forza di screditare l’Italia e inseguire modelli esteri, la sinistra ha preso l’ennesima cantonata“, si legge nel post.
Lavoro, “archiviato” il modello spagnolo: l’Italia fa meglio
I dati sono snocciolati da Italia Oggi in un articolo dal titolo: “Sulla qualità del lavoro l’Italia batte la Spagna”. Nel sommario si fa riferimento all’analisi di Fondazione studi sulle caratteristiche dei due paesi. Record di occupati per entrambi, ma con forti differenze qualitative vantaggiose per i lavoratori italiani. Oggi il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è al 5,1%, in Spagna è quasi il doppio, al 9,9%. Non solo. “La differenza più significativa riguarda la qualità del lavoro. In Italia la crescita occupazionale è trainata soprattutto dai contratti a tempo indeterminato, mentre diminuiscono quelli a termine. In Spagna, invece, pesa molto di più il lavoro discontinuo, con una quota rilevante di lavoratori formalmente occupati ma di fatto inattivi e senza salario”. La sinistra sogna la Spagna, ma l’Italia fa molto meglio. Entrando nello specifico, dall’inizio del Governo Meloni sono stati creati oltre 1,3 milioni di posti di Lavoro a tempo indeterminato, mentre quelli a termine sono diminuiti di 534 mila unità. Numeri che dimostrano come la crescita dell’occupazione italiana sia accompagnata da un rafforzamento del Lavoro stabile e da una progressiva riduzione della precarietà. È esattamente l’opposto della precarizzazione spagnola a cui la sinistra continua a guardare come esempio da seguire.
Sulla qualità del lavoro l’Italia batte la Spagna, FdI: “La sinistra prende un’altra cantonata”
“In Spagna, nel 2025, quasi il 14% dei contratti stipulati è stato rappresentato dai cosiddetti fijos discontinuos – spiega in una nota il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini, presidente della 5a Commissione Bilancio e programmazione economica- : lavoratori che alternano periodi di attività a periodi nei quali non lavorano e non percepiscono salario. Un elemento che dimostra quanto sia superficiale fermarsi alle etichette contrattuali senza guardare alla reale continuità e qualità del Lavoro”. Eppure solo pochi mesi fa Elly Schlein diceva esplicitamente che l’Italia avrebbe dovuto “fare come la Spagna” per ridurre la precarietà. “I risultati dimostrano invece che la strada imboccata dal Governo Meloni sta producendo più occupazione, più stabilità e meno contratti a termine. A forza di screditare l’Italia e inseguire modelli esteri, anche questa volta hanno preso una cantonata…”. Sul lavoro stabile si era soffermato giorni fa anche Rosario De Luca, presidente dei Consulenti del Lavoro, in un editoriale su Il Sole24ore dimostrando la differenza qualitativa dei risultati raggiunti. Oggi ci torna “Italia Oggi”.
Dalla Spagna, precarietà mascherata da “modello”
E la sottolineatura ulteriore è essenziale. Il lavoro stabile è una questione di dignità e sicurezza per chi lavora, come ha rilevato la ministra del Lavoro, Marina Calderone già qualche giorno fa . E rappresenta anche la vera garanzia di sostenibilità del nostro sistema previdenziale. Lo fa notare anche la senatrice Paola Mancini, di Fratelli d’Italia. “Ogni contratto a tempo indeterminato significa contribuzione piena e continuativa, mentre la precarietà mascherata da modelli come i fijos discontinuos spagnoli, che nel 2025 hanno rappresentato quasi il 14% dei contratti, produce carriere contributive frammentate e pensioni più fragili. Il governo Meloni ha imboccato la strada opposta, quella del Lavoro stabile e di qualità”.
