E' iscritta o no?
Il silenzio che imbarazza: il caso di Giulia Innocenzi e le mancate risposte dell’Ordine dei giornalisti
Il caso sollevato dal nostro giornale e rilanciato da diversi parlamentari non ha ancora ricevuto notizie da chi è chiamato a tutelare una professione
Il Secolo d’Italia ha posto, nei giorni scorsi, la questione di Giulia Innocenzi, una delle collaboratrici di punta di Report, che non risulta essere iscritta all’ordine dei giornalisti. O, perlomeno, se lo è, il suo nome non compare nell’albo ufficiale online. Senza fare processi alle intenzioni, ma anche senza sorvolare, proprio dall’Ordine ancora non è giunta nessuna risposta.
La questione
Giulia Innocenzi è stata praticante giornalista. Ha sostenuto l’esame di abilitazione il 2013 ma è stata bocciata. Da allora non si hanno notizie se abbia ripetuto gli esami con successo o se sia diventata giornalista pubblicista. Il sospetto nasce da un fatto semplice: il suo nome non appare negli elenchi pubblici online dell’Ordine. La richiesta di chiarimenti partita dal nostro giornale e sostenuta a livello parlamentare, da Marta Schifone ad Alfredo Antoniozzi, non ha ancora ricevuto una risposta proprio dalla presidenza nazionale dell’ordine dei giornalisti.
Un Ordine che ricordiamolo, proprio Giulia Innocenzi aveva definito un sistema, “desueto e corporativo”. Da abolire sostanzialmente. ma siccome l’Ordine c’è, varrebbe il principio dura lex sed lex.
Le differenze
Seppure la professione giornalista sia atipica, rimane tale. E la legge punisce chi esercita abusivamente una professione. Vale per i medici, per gli avvocati, gli ingegneri, i commercialisti, ma anche per i giornalisti. Ed è una questione che non si risolve con le alchimie ideologiche, di chi vorrebbe abolire l’istituto, ma dando finalmente una risposta a un dubbio legittimo.
Tacendo, tacendo campar
Citando Leonardo Sciascia, dopo i dubbi sollevati dal nostro giornale e da diversi parlamentari, l’Ordine ha utilizzato il metodo del, “tacendo, tacendo campar”. Cioè, è stato in silenzio. Cosi come in silenzio è stata Giulia Innocenzi. Mentre basterebbe semplicemente rispondere con un si o un no. Certo, potrebbe essere la stessa collaboratrice di Report, in passato a La7, a sciogliere ogni dubbio, ma in assenza, l’Ordine dovrebbe fare chiarezza. Perché diventa retorico lamentarsi dei giornalisti che lavorano” guadagnando 3 euro a pezzo o venendo sfruttati”, come dice puntualmente l’istituto, e poi non dire nulla su chi da “giornalista” guadagna cifre importanti.
Il rischio di auto-delegittimarsi
Se Giulia Innocenzi è iscritta all’albo il problema non si pone. E’ possibile certamente un disguido informatico. Ma se non c’è disguido, proprio chi guida un ente pubblico autarchico (cosi è definito dalla legislazione) non può tacere. Perché cosi rende un pessimo servizio alla sua natura, che è quella di tutelare la libertà di stampa e i diritti dell’informazione ma anche di tutelare i cittadini, cosi come avviene per le altre aree professionali. Il motto sciasciano in questo caso non serve, se non ad alimentare dubbi che possono essere spazzati via in un attimo. Ce lo facciano sapere. Nel rispetto (unico) della verità. Comprese le 110 euro che migliaia di giornalisti pagano ogni anno per l’iscrizione.