Basta scorciatoie buoniste
Il bengalese accusato di abusi sulla 13enne nel minimarket torna in cella: il Riesame ribalta la decisione del gip e spazza via scuse e pentimenti repentini
Il Tribunale, che ha accolto il ricorso della Procura, supera quella adottata dalla toga in prima istanza quando, dopo tre giorni trascorsi nel penitenziario torinese, era stata disposta la scarcerazione dell’indagato con la sola misura dell'obbligo di firma
Alla fine hanno prevalso logica giuridica, rispetto della vittima, buon senso: l’obbligo di firma è superato. Il tribunale del Riesame, dopo l’udienza di ieri, ha accolto la misura avanzata dal pm disponendo la misura di custodia cautelare.
Torino, 13enne molestata: obbligo di firma revocato, il commesso bengalese torna in cella
Torna in cella il commesso bengalese del minimarket di Torino accusato di abusi su una 13enne. Il tribunale del Riesame di Torino, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura, ha disposto il carcere nei confronti del 42enne accusato di aver palpeggiato la tredicenne che si era recata nel minimarket dove l’uomo lavorava per acquistare alcune bevande per i fratelli. La Procura si era appellata chiedendo per l’uomo il carcere dopo che il gip non aveva convalidato il fermo, ma disposto l’obbligo di firma quotidiana alla autorità giudiziaria.
Dunque il tribunale del Riesame, dopo l’udienza di ieri, ha accolto la misura avanzata dal pm disponendo il ritorno nell’istituto di pena. Per il 17 ottobre, intanto, è fissata l’udienza, sempre davanti al tribunale del Riesame, del ricorso presentato dal legale dell’uomo sempre sull’ordinanza del gip.
Altro che buonismo e pentimenti repentini: il Riesame accoglie il ricorso della Procura
I giudici del Riesame hanno così spazzato via la ragnatela di buone intenzioni, lettere di pentimento e tardive contrizioni stesa dalla difesa per evitare la cella. Il pietismo iniziale della decisione del gip – che aveva scarcerato l’indagato dopo appena 48 ore affidandosi alla sua presunta resipiscenza – ha finalmente ceduto il passo alla gravità dei fatti e al concreto pericolo di reiterazione. Non sono bastate le promesse del 42enne di voler frequentare un centro per uomini violenti. Né il paravento della necessità di lavorare per spedire i soldi in Bangladesh. E nemmeno i patetici pianti sulla presunta “gogna mediatica”.
Di fronte alla cruda realtà delle immagini delle telecamere, e alla drammaticità di un abuso commesso ai danni di una bambina di 13 anni – senza contare i sospetti su precedenti episodi nello stesso locale – la retorica del “percorso psicologico” e le scuse di comodo si sono rivelate per quello che erano: un vano tentativo di evitare il carcere. La legge e la tutela delle vittime, questa volta, hanno avuto la meglio sulle scorciatoie del buonismo.