L'udienza
Violenza sulla 13enne, la lettera del 42enne del Bangladesh al Riesame: “Mi vergogno, sono molto dispiaciuto”. Funzionerà ancora?
Il tribunale del Riesame si è riservato sull'appello dei pm che chiedono il carcere. L'uomo non era presente in aula, ma l'avvocato ha presentato una lettera che svela la strategia difensiva: "Farò un percorso psicologico"
Il Tribunale del Riesame di Torino ha preso tempo sul caso del 42enne bengalese accusato di violenza sessuale su una 13enne. La decisione sul suo ritorno in carcere, come chiede la procura, o sulla conferma della libertà, sebbene con obbligo di firma, come stabilito dal gip dopo le appena 48 ore di detenzione seguite al fatto, o anche eventualmente con braccialetto elettronico, come ipotizzato dalla legale dell’uomo, è attesa entro il 17 ottobre. Intanto nell’udienza di ieri la difesa ha presentato una lettera del 42enne, non presente in aula, che indica una chiara strategia difensiva: puntare tutto su quella “resipiscenza” che già di fronte al giudice per le indagini preliminari gli è valsa la scarcerazione, mettendoci sopra anche una buona dose di pietismo sulla sua necessità di rimanere in Italia per poter continuare a mantenere la famiglia in Bangladesh. Che tradotto ai fini della decisione del tribunale del Riesame significa allontanare l’idea del pericolo di fuga.
La lettera del 42enne accusato di violenza sulla 13enne
“Sono molto dispiaciuto per quello che ho fatto alla bambina. Me ne vergogno profondamente. Non dovevo permettermi e sono sicuro che non capiterà più nulla di simile”, si legge negli stralci della lettera pubblicati da La Stampa e descritta come “due facciate in stampatello scritte con l’aiuto di un interprete e siglate” dal suo avvocato. “Ho deciso di rivolgermi a un centro di ascolto per uomini che hanno commesso brutti gesti su donne e bambini per avere un supporto psicologico. Il mio avvocato mi sta aiutando a cercare un centro, anche se non è facile, anche perché non conosco l’italiano. Farò un corso di lingua per poter iniziare un percorso con esperti”, si legge ancora nella dichiarazione, sebbene, secondo quanto emerso dalla ricostruzione della ragazzina vittima, il 42enne, prima della violenza nel minimarket, abbia intrattenuto con lei una conversazione nella quale le chiedeva l’età, commentando con un “sei molto giovane”.
La carte del “percorso psicologico”
“Non voglio più tornare in quel minimarket, finché non avrò concluso un percorso psicologico io non lavorerò mai più a contatto con il pubblico, perché so che non deve mai più accadere una cosa simile. Il mio obiettivo, adesso, è trovare una mansione defilata, sperando che qualcuno mi assuma nonostante il clamore mediatico della vicenda”, è un altro passaggio della lettera riportato dal quotidiano, che ricostruisce anche come l’uomo sia arrivato in Italia: sbarcato a Lampedusa nel 2021, a Torino ha ottenuto il permesso di soggiorno per protezione speciale. Allo studio del ministero dell’Interno, come spiegato dal ministro Matteo Piantedosi, c’è la possibilità di revoca, che sarà valutata dopo “l’esito giudiziario”.
La volontà di rimanere in Italia per mandare i soldi alla famiglia
Nella lettera, però, lo straniero scrive di voler rimanere in Italia, magari facendo il lavapiatti, perché “io ho bisogno di lavorare perché la mia famiglia in Bangladesh vive grazie al mio aiuto economico”. “Voglio continuare a vivere in Italia e mi piacerebbe un giorno poter portare qui la mia famiglia”, aggiunge nella missiva indirizzata al collegio del Riesame. Tra le motivazioni con cui la Procura sostiene la necessità del carcere, il Riesame dovrà valutare anche il pericolo di fuga, oltre al rischio di reiterazione del reato che, per altro, si sarebbe già verificato nello stesso giorno della violenza sulla ragazzina: come emerso dalle cronache, i filmati delle telecamere interne al minimarket avrebbero registrato molestie su un’altra donna, prima di quelle sulla minore.
Il tentativo di ridimensionare il quadro accusatorio
Una versione contestata dalla difesa che, come riferisce l’edizione torinese di Repubblica, sulla base proprio dei filmati sostiene che il bengalese si sarebbe limitato a una pacca sulla schiena, senza palpeggiamento. La difesa, inoltre, parlando di descrizione dei fatti “ingigantita”, punterebbe a un ridimensionamento del quadro accusatorio anche rispetto alla violenza sulla ragazzina: dal filmato, viene sostenuto, emerge che l’uomo avrebbe palpeggiato il seno della ragazzina una volta e non tre come verbalizzato all’inizio. A ciascuno le proprie valutazioni.
La richiesta di carcere da parte del pm
Il pm, nell’appello contro la scarcerazione, parla di “infinite potenziali vittime” e di individuo “pericoloso”, un giudizio condiviso dal questore Massimo Gambino, che gli ha mandato un avviso orale nel quale si legge che le sue “condotte” rappresentano “un pregiudizio per la sicurezza e la tranquillità pubblica”. Una valutazione che trova riscontro nella realtà dell’allarme e dell’indignazione suscitati dalla violenza e, ancora di più, dall’immediata scarcerazione.
L’uomo si dice “spaventato dalla gogna mediatica”
Anche questo aspetto, però, viene piegato alla strategia difensiva, a quell’immagine di uomo pentito e frastornato, perfino “spaventato”, da ciò che le sue azioni hanno suscitato nell’opinione pubblica. In un passaggio della lettera l’uomo si dice “spaventato dalla gogna mediatica”, sebbene poi aggiunga che lo ha “aiutato a comprendere di più il mio errore”. Affermazioni di tenore ben diverso da quelle divulgate una settimana fa dalla trasmissione Quarta repubblica, che ha mostrato uno scambio di messaggi con una propria giornalista nel quale l’uomo scriveva che “non ho fatto niente di sbagliato” e che “l’Italia è un Paese di umanità, credo che otterrò giustizia qui”.
Roggero resta in carcere
Se ne riparla nell’udienza fissata tra un mese, nel corso di una giornata, ieri, in cui il Tribunale di Torino è stato interessato da un altro caso ad alto tasso di interesse pubblico: quello del gioiellieri Mario Roggero, condannato a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nell’aprile del 2021 a seguito dell’assalto nel suo negozio. Il tribunale di Sorveglianza ha rigetto sia la richiesta di differimento della pena in attesa della decisione del capo dello Stato sulla grazia sia la richiesta avanzata in subordine dei domiciliari, stabilendo che Roggero deve rimanere in carcere.