La guerra ibrida
Identificati gli attentatori di Lipsia: hanno i passaporti russi. Spunta un visto turistico italiano rilasciato a Minsk
Il drone carico di esplosivi rinvenuto all’aeroporto di Lipsia, in Germania, è stato “un attacco condotto con materiale di livello militare da agenti russi sul territorio dell’Unione europea”, aveva messo in chiaro questa mattina la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel corso di una conferenza stampa congiunta con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. “Non lo tollereremo”, aggiunge, sottolineando che se l’attacco fosse riuscito, “avrebbe causato danni enormi e forse anche perdita di vite umane”. Ma è sul fronte delle indagini che emergono i dettagli più interessanti. Uno dei sospettati del tentato attacco con droni ed esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle sarebbe un cittadino bielorusso, in possesso anche di passaporto russo, il cui Dna sarebbe stato rinvenuto dagli investigatori.
L’uomo sarebbe già emerso in passato in relazione a reati nei Paesi baltici. Le autorità tedesche avrebbero ricostruito i suoi spostamenti, e il suo ingresso nello spazio Schengen sarebbe avvenuto utilizzando un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile. Lo riporta Tageshau citando Ndr, Wdr e Sueddeutsche Zeitung. Un secondo uomo avrebbe invece svolto il ruolo di responsabile della logistica e istruttore dell’operazione. Secondo i media tedeschi, sarebbe entrato in Germania alla fine di luglio attraverso l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo, per poi raggiungere la Sassonia con un’auto a noleggio. Due giorni prima del fallito attacco avrebbe lasciato nuovamente il Paese in aereo. L’uomo sarebbe in possesso di passaporto lettone e russo. Nell’indagine avrebbero avuto un ruolo centrale diverse tracce di Dna rinvenute sul luogo dell’attacco e nelle aree circostanti l’aeroporto. Gli investigatori avrebbero trovato elementi biologici su un drone, all’interno di una lattina contenente esplosivo e su un’antenna fissata a un albero nelle vicinanze dello scalo.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, le autorità dubitano tuttavia di poter arrestare i presunti esecutori, anche perché i responsabili di precedenti casi di sabotaggio attribuiti dalle autorità occidentali al Cremlino si troverebbero in Russia. Mosca ha respinto ogni responsabilità per il fallito attacco. L’ambasciata russa a Berlino ha definito le accuse una “provocazione messa insieme frettolosamente”, denunciando una nuova ondata di “isteria antirussa” in Germania.
La linea dura della Germania nelle parole del ministro Wadephul
“C’è compattezza in Europa di fronte all’aggressione russa, in particolare in Ucraina. Naturalmente, manteniamo sempre aperta la disponibilità a dialogare e a trovare un’intesa con la Russia, ma quest’ultima deve ormai comprendere che la strada della soluzione militare – il tentativo di imporre le proprie pretese con la forza e anche attraverso mezzi ibridi – è fallita. Credo che questo sia il segnale che stiamo lanciando da qui”, ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, in un punto stampa a margine della riunione informale dei ministri degli Esteri della Ue in formato “Gymnich” a Wicklow, in Irlanda. “La Russia ha attuato un’escalation e ha sferrato questi attacchi ibridi, ora deve trarne le conseguenze”, ha aggiunto Wadephul rispondendo alle domande dei giornalisti sulle misure adottate da Berlino dopo il fallito attentato all’aeroporto di Lipsia. “Ho ricevuto un grande sostegno fin dalle prime ore da parte dei colleghi europei. In numerosi Paesi vengono convocati gli ambasciatori e vengono rilasciate molte dichiarazioni, anche a livello di capi di Stato e di governo: si vede chiaramente che siamo uniti e compatti”, ha sottolineato il ministro tedesco.