Odissea giudiziaria
Hong Kong, Joshua Wong si dichiara colpevole: l’ex leader studentesco anticomunista rischia l’ergastolo
L'attivista pro-democrazia è già stato arrestato più volte nel corso degli anni per aver preso parte a raduni non autorizzati. Ora sta scontando una condanna a quasi cinque anni per diverse pene cumulate nel tempo
Esteri - di Gabriele Caramelli - 2 Settembre 2026 alle 14:42
Joshua Wong, ex leader studentesco delle rivolte anticomuniste a Hong Kong e protagonista della “Rivoluzione degli ombrelli” del 2014, rischia l’ergastolo. Proprio oggi, in tribunale, si è dichiarato colpevole di collusione con Paesi stranieri durante il suo processo per minacce alla sicurezza nazionale. Un’accusa paradossale visto che, nel corso del suo attivismo politico, ha sempre promosso e praticato metodi di opposizione non violenti.
Nello specifico, Joshua è stato accusato di aver chiesto a Paesi, individui o istituzioni straniere di «imporre sanzioni o blocchi, o di intraprendere altre attività ostili» contro Hong Kong e la Cina nel 2020, dopo imposizione di una legge sulla sicurezza nazionale da parte di Pechino. Al momento, Joshua si trova già in carcere per scontare una condanna a quasi cinque anni per sovversione e adesso, nella nuova fase di accusa formulata contro di lui nel 2025, rischia di passare il resto della sua vita dietro le sbarre.
Joshua Wong si dichiara colpevole: rischia l’ergastolo
Le organizzazioni per i diritti umani hanno contestato le nuove accuse rivolte a Wong, affermando che questi capi d’imputazione sono stati scelti per tenerlo in carcere il più a lungo possibile. L’ex leader studentesco, tra i volti più celebri del movimento democratico di Hong Kong ormai represso, è stato condannato insieme ad altre decine di attivisti nel più grande processo per sicurezza nazionale dell’ex colonia britannica passata alla Cina nel 1997, anche per il loro impegno nelle elezioni informali del 2020. Joshua era finito al centro dell’attenzione pubblica nel corso delle proteste di 12 anni fa ad Hong Kong ed era stato anche coinvolto nelle grandi manifestazioni pro-democrazia del 2019.
La lunga Odissea di Joshua, in manette fin da ragazzino
Joshua Wong sta per compiere trent’anni, ma la sua “Odissea giudiziaria” arriva da molto lontano. Nell’agosto 2017 venne condannato a sei mesi di carcere per la sua mansione nell’occupazione di nell’occupazione della Civic Square durante la Rivoluzione degli Ombrelli del 2014. Poi, nello stesso mese del 2019, venne arrestato prima delle grandi proteste di quell’anno, con l’accusa di istigazione a partecipare a manifestazioni non autorizzate. A settembre del 2020 finì nuovamente in manette per aver partecipato alle manifestazioni pro-democrazia dell’anno precedente, per aver indossato una maschera e violando di fatto il divieto imposto dalle autorità cinesi. Tra lo stesso anno e il 2021, Wong venne nuovamente arrestato e condannato per svariate pene cumulative, tra cui manifestazioni non autorizzate. Resta emblematica quella fuori dal distretto di Polizia ad Hong Kong nel 2019. Un incubo senza fine per chi, sin da quando era un ragazzino, ha sognato un mondo libero.
Procaccini: «L’Europa non resti a guardare sul caso Wong»
«La dichiarazione di colpevolezza di Joshua Wong è l’ennesima dimostrazione della repressione con cui il regime di Xi Jinping soffoca ogni voce di libertà a Hong Kong». A dirlo è stato l’europarlamentare di Fratelli d’Italia e copresidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, sottolineando che «Wong non è un criminale: è un uomo che ha avuto il coraggio di battersi per la democrazia e per questo oggi viene perseguitato. L’Europa non sia complice del silenzio e non abbandoni Joshua Wong alla sua sorte, ora che è stato costretto a questo atto di autoaccusa». Poi ha aggiunto: «Di fronte a processi politici e alla sistematica violazione dei diritti fondamentali, l’Europa -aggiunge- deve scegliere da che parte stare. E agire affinché i regimi responsabili di crimini e continue violazioni della libertà, vengano posti di fronte alle loro gravi responsabilità».