La postfazione di Bocchino
Elogio della stabilità: la destra e il record del governo Meloni nel nuovo libro di Briguglio
Pubblichiamo un estratto della postfazione di Italo Bocchino al nuovo libro di Carmelo Briguglio (“Il primato Meloni. La destra, la sinistra e il governo più longevo della Repubblica”, Kimerik, 2026, 496 pagine, 28 euro) già disponibile su Amazon, sui principali store digitali e poi in libreria.
Il pregio del lavoro di Briguglio è quello di farci vedere col cannocchiale della sua colta rappresentazione la stratificazione del fenomeno Meloni, passato da “fuoco di paglia che durerà sei mesi” a governo più longevo della storia d’Italia repubblicana, da “esecutivo appestato che nessuno riceverà all’estero” e fenomeno globale pop oltre che politico. Il viaggio che le pagine del volume ci fanno fare, provocano l’emergere del deficit storico-culturale della sinistra italiana, che oltre a non avere compreso la valanga meloniana, non ha trovato la chiave per opporsi e offrirsi come alternativa. L’autore in più contenuti riflette sull’anacronismo di un’opposizione che non riesce a trovare la sua strada e alla fine si rifugia nella cuccia ammuffita dell’antifascismo senza fascismo, cioè del destino anacronistico basato sul rancore e sul passato e talvolta sul falso storico. Briguglio individua anche – e lo fa con perizia – il punto di rottura dell’equilibrio politico-psicologico della sinistra, che è il trauma della donna premier di destra, cresciuta in un’organizzazione di destra, scalando un partito maschilista di destra, con una vita di fatica, sacrifici e abnegazione tra famiglia monogenitoriale e quartiere popolare. L’autore si è impegnato anche in una profonda analisi sul valore della stabilità. Definire la stabilità un valore, come scrive, è un concetto che la destra dovrebbe spiegare ancor meglio, persino propagandisticamente in maniera popolare. Il pianeta progressista ama l’instabilità, vive di instabilità, prospera nell’instabilità e per questo – un po’ come fanno le persone con disturbi bipolari – ha bisogno di alti picchi e rovinose cadute. La destra contemporanea, invece, ha donato all’Italia quel che in fondo non aveva mai avuto, ha fatto della stabilità un dato valoriale prima che cronologico.In fondo la stabilità si mangia, da essa dipendono stipendi, occupazione,pensioni, pil, investimenti esteri, esportazioni e potere d’acquisto. La nostra vita dipende dalla stabilità dei sistemi politici e Briguglio bene ha fatto a sottolineare che si tratta di un valore e che non è immobilismo, ma un solido plinto su cui costruire una casa prospera e duratura. Un’altra analisi che mi ha colpito è quella sull’usurpazione della sinistra da parte della borghesia radical-chic, da quella che l’autore chiama “aristocrazia intellettuale”, colpevole di aver allontanato la “gauche” dal suo popolo e dalle sue battaglie. La sinistra ha perso il contatto col popolo perché non è né specchio né guida del popolo, che oggi considera una massa informe e rozza da odiare. Mi ha poi intrigato il richiamo che Briguglio fa alla sinistra affinché studi la destra e penso che questo sia il messaggio più forte di quest’opera. Uno dei problemi della politica italiana è che la sinistra rifiuta categoricamente di studiare, comprendere e legittimare la destra, scegliendo la strada delladiversità antropologica. Per loro la destra è fatta di uomini incolti, rozzi, insensibili, qualunquisti, reazionari e retrivi e non sono disposti a discutere rispetto a questo cliché. La borghesia intellettuale “red” rifiuta di conoscere la storia del conservatorismo, che è alla base del pensiero di destra, e la variante nazional-popolare che caratterizza la destra italiana, da sempre interclassista e in sintonia con sentimenti, bisogni e desideri dei ceti popolari. Vedere il fascismo laddove invece c’è un moderno conservatorismo nazional-popolare porta la sinistra in un campo di gioco che non è quello della politica. Briguglio è poi stato il primo, in questi anni, a spiegare da opinionista il valore dell’irreversibilità della svolta di Fiuggi e dell’appartenenza culturale di Giorgia Meloni al processo di modernizzazione della destra italiana.Su questo aggiungo che le destre francese, britannica, spagnola e tedesca dovrebbero emulare la destra italiana con svolte simili che faciliterebbero la loro ascesa al governo. Infine il libro offre una bella analisi sulla distorsione della nostra Costituzione, che – come ha scritto Antonio Polito in un bel saggio – “non è di sinistra”.
L’autore in più occasioni ha riflettuto sull’appropriazione della Carta fondamentale per uso politico e lo ha fatto analizzando singoli articoli e singole parole. Della Costituzione si conoscono a memoria le parti che rappresentano la cultura politica socialista-comunista che contribuì a scriverla, ma si dimenticano le parti figlie della cultura cattolica, liberale e conservatrice. La sensibilità conservatrice, che nella prima repubblica fu parte portante della politica democristiana, la troviamo in molte parti della nostra Costituzione, che però sono state dimenticate. Nel volume sono analizzate perfino le parole: Briguglio ci fa notare che la Costituzione parla di Patria e di Nazione (con la P e la N maiuscola), di onore e merito e con questa analisi fa emergere l’incapacità della sinistra di fare della Carta il terreno di gioco di tutta la politica e non solo di una parte come ho iniziato. Il libro è una una raccolta di pensieri profondi e raffinati che ci fanno capire che cos’è la destra, che cos’è la sinistra e perché Giorgia Meloni è riuscita a dare all’Italia la “stabilità più stabile” di sempre e il governo più longevo della sua storia repubblicana.