Il valore delle esportazioni dalle Maldive verso la Russia è letteralmente decollato, passando dai modesti 7 milioni di dollari registrati nel 2021 a ben oltre 630 milioni di dollari nel corso del 2022
Non solo spiagge incontaminate e turismo di lusso. Dietro la facciata paradisiaca delle Maldive si nasconderebbe uno snodo logistico cruciale che permetterebbe alla Russia di aggirare le sanzioni economiche imposte dall’Occidente. A svelarlo è un’inchiesta del Wall Street Journal, che descrive come gli aeroporti dell’arcipelago siano diventati un vero e proprio hub di transito per merci strategiche destinate a Mosca.
Le accuse al Cremlino
Ogni anno, attraverso gli scali maldiviani, passano beni per centinaia di milioni di dollari, scrive il Wsj. Tra questi non ci sono solo merci comuni, ma soprattutto componenti a duplice uso, civile e militare. Si tratta di tecnologie sensibilissime, come microchip impiegati nei sistemi di guida dei missili russi, dispositivi ottici per satelliti e componenti per il settore aerospaziale.
Un boom commerciale sospetto
I numeri analizzati dalla piattaforma ImportGenius certificano un’esplosione dei flussi commerciali subito dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. Il valore delle esportazioni dalle Maldive verso la Russia è letteralmente decollato, passando dai modesti 7 milioni di dollari registrati nel 2021 a ben oltre 630 milioni di dollari nel corso del 2022.
Un incremento verticale favorito da controlli doganali ridotti ai minimi termini sulle merci in transito. Le società locali, inoltre, possono modificare agevolmente i documenti di spedizione, rendendo quasi impossibile tracciare i venditori originari e i reali passaggi di mano dei componenti elettronici.
Il ricatto del turismo e i rivali del transito
Per Malé il traffico di merci rappresenta una boccata d’ossigeno finanziaria e una fonte di entrate diretta per i propri aeroporti. Ma a blindare l’asse con Mosca è soprattutto la forte dipendenza economica dal turismo: la Russia è infatti il secondo paese di provenienza dei visitatori dopo la Cina. Un legame troppo stretto perché il governo maldiviano possa decidere di allinearsi ai blocchi e alle sanzioni occidentali senza rischiare il tracollo economico.
Nonostante la rilevanza dell’inchiesta, il Wall Street Journal precisa che i volumi del transito maldiviano restano comunque inferiori rispetto a quelli dei giganti dell’elusione sanzionatoria, guidati da Cina, Turchia ed Emirati Arabi Uniti.