Il duello
Elezioni in Svezia, testa a testa tra sinistra e centrodestra. L’onda nera e minacciosa è solo fantasia…
Gli exit poll assegnavano ad Andersson un margine larghissimo, poi lo spoglio ha riaperto tutto. Dopo il successo di AfD in Germania, qualcuno aveva già decretato la fine dell’“onda nera”. Ma a Stoccolma il verdetto deve ancora arrivare
Esteri - di Alice Carrazza - 14 Settembre 2026 alle 08:49
Diciassette seggi di vantaggio all’uscita dalle urne, poi tre, a un certo punto appena uno. Più che una vittoria annunciata, le elezioni svedesi si sono trasformate durante la notte in uno scontro all’ultimo voto. Il centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson resta davanti, ma il centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson è abbastanza vicino da impedire, almeno per ora, qualsiasi celebrazione definitiva.
Il primo Valu della televisione pubblica SVT aveva consegnato una fotografia molto diversa: 51,3% all’opposizione formata da Socialdemocratici, Sinistra, Verdi e Centro contro il 46,8% dei partiti che sostengono l’attuale maggioranza. In seggi significava 183 a 166. Anche TV4 indicava il 51,3% contro il 47%.
Dagli exit poll al testa a testa
Poi sono arrivati i voti veri. Con il procedere dello scrutinio la distanza si è assottigliata fino a trasformare il voto in quello che gli stessi media svedesi definiscono un rysarval, un’elezione da brivido. Nella notte la distribuzione dei 349 seggi ha oscillato più volte: 176 a 173 per l’opposizione, poi 175 a 174, quindi nuovamente tre seggi di margine. Uno scarto abbastanza piccolo da imporre prudenza, anche perché mercoledì dovranno ancora essere conteggiati i voti anticipati arrivati in ritardo e quelli dall’estero.
Qualcuno, però, aveva già stappato lo champagne. Il dato più debole per la destra riguarda i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, scesi sotto il risultato del 20,5% ottenuto nel 2022. I Moderati di Kristersson hanno invece tenuto meglio delle previsioni. Quanto è bastato perché fuori dalla Svezia cominciasse immediatamente il racconto della grande frenata della destra europea.
Dalla Sassonia-Anhalt alla Svezia: due elettorati mobilitati
Curioso tempismo. Appena una settimana fa AfD aveva travolto gli avversari in Sassonia-Anhalt, conquistando il 43,8% e più che raddoppiando il risultato precedente. E non lo aveva fatto nel disinteresse degli elettori: alle urne è andato il 77,8% degli aventi diritto, contro il 60,3% della consultazione precedente, un balzo di 17,5 punti. In Svezia, secondo le prime stime diffuse nella notte, l’affluenza ha superato a sua volta il 78%. Due elezioni di natura diversa — regionale la prima, nazionale la seconda — ma accomunate da una mobilitazione elettorale tutt’altro che trascurabile.
In Germania erano tornati puntuali l’“allarme”, lo “spettro” e le analisi sull’avanzata dell’estremismo in Europa. A Stoccolma è bastato invece un exit poll, prima ancora che fossero contate le schede, per trasformare un possibile successo del centrosinistra nella dimostrazione che “aprire alla destra non funziona”. Peccato che gli exit poll non eleggano i governi. Gli elettori sì.
Il precedente del 2022
Lo sa bene proprio la Svezia. Nel 2022 il Valu di SVT assegnò il 49,8% al blocco di Andersson e il 49,2% alla destra. Quando furono contati i voti, il risultato si rovesciò: 49,6% al blocco di Kristersson e 48,9% al centrosinistra. Nacque così il governo che ha guidato il Paese negli ultimi quattro anni.
Kristersson, per questo, non concede nulla: «Il risultato elettorale non è ancora chiaro». Andersson replica che «per il momento siamo in testa» e che, se il dato verrà confermato, la Svezia avrà un nuovo governo. Due dichiarazioni prudenti, decisamente più prudenti di certi commenti arrivati dall’estero.
La Svezia potrebbe davvero cambiare maggioranza. Oppure no. È precisamente questo il punto. Prima si contano i voti, poi si scrivono i necrologi politici. E se alla fine quel singolo seggio dovesse spostarsi dall’altra parte, sarà interessante scoprire se il verdetto delle urne continuerà a essere considerato democratico anche quando smetterà di essere gradito.